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Come l'affetto umano e la fiducia nelle macchine aumentano durante la pandemia

Lo sviluppo della tecnologia sta portando alla creazione di macchine autonome ed intelligenti sempre più pervasive ed è importante far sì che la collaborazione uomo-macchina sia quanto più proficua possibile, capace di promuovere lo sviluppo e l’uso delle Tecnologie dell’Interazione per il benessere delle persone e della società.

La pandemia ha costretto a fare sempre più affidamento sulle macchine anche se la fiducia e l'accettazione possono essere difficili soprattutto per le persone che non hanno conoscenza ed esperienza su come funzionano.

I ricercatori dell'USC, University of Southern California con sede a Los Angeles, riferiscono che le persone affette da COVID-19 mostrano più benevolenza verso gli esseri umani e le macchine autonome simili a quelle umane.

La pandemia sta anche cambiando il nostro atteggiamento nei confronti della tecnologia, il che può portare a effetti a lungo termine sul modo in cui le persone potranno interagire con le macchine. L'allontanamento sociale ha costretto le persone e le imprese ad adattarsi e sperimentare la vita da remoto e una conseguenza sembra essere un maggiore apprezzamento per il ruolo della tecnologia per il futuro.

I risultati della ricerca sono stati di recente pubblicati sulla rivista iScience con il contributo dei ricercatori della USC, della George Mason University e del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Oltre a Jonathan Gratch, coordinatore senior e direttore della ricerca sugli esseri umani virtuali presso l’USC Institute for Creative Technologies, gli altri autori dello studio sono Celso M. de Melo dell'US Army Research Laboratory e Frank Krueger della George Mason University in Virginia.

"La nuova scoperta qui è che quando le persone sono distratte da qualcosa di angosciante, trattano le macchine socialmente come tratterebbero le altre persone. Abbiamo trovato una maggiore fiducia nella tecnologia a causa della pandemia e una chiusura del divario tra esseri umani e macchine", ha detto Jonathan Gratch.

Pensiero euristico e altruismo verso le macchine

Gli scienziati hanno rilevato che generalmente le persone per lo più rinunciano alle norme sociali dell'interazione umana e trattano le macchine in modo diverso e questo avviene anche se le stesse sono più simili agli umani come per Alexa, un assistente vocale che, interpretando il linguaggio naturale, è in grado di interagire con l'uomo o altri assistenti virtuali.

L’euristica in psicologia sociale e cognitiva rappresenta una strategia cognitiva, un escamotage mentale che porta a conclusioni veloci per poter prendere decisioni con il minimo sforzo cognitivo.

La pandemia ha certamente aumentato nelle persone lo stress e, conseguentemente, un pensiero più euristico che ha accentuato la tendenza delle persone a trattare le macchine come esseri umani. 

Il pensiero euristico, quindi, può svolgere un ruolo adattativo nell'aiutare gli esseri umani a dare un senso alle macchine.

Nello studio delle interazioni uomo-macchina i ricercatori hanno notato che le persone colpite da COVID-19 mostravano anche più altruismo sia verso le altre persone che verso le macchine.

L'altruismo verso le macchine è stato spiegato da un aumento del pensiero euristico rafforzando la teoria secondo la quale il pensiero euristico incoraggia l'essere umano a trattare le macchine come persone che mostrano altresì una maggiore fiducia nella tecnologia.

I ricercatori si sono concentrati sull’ altruismo come semplice misura della considerazione sociale per gli altri.

Lo hanno dimostrato usando il semplice " gioco del dittatore”, che è stato utilizzato in altri studi come metodo consolidato per misurare l'altruismo. Gli scienziati hanno selezionato le persone che erano state influenzate negativamente dal COVID-19, sulla base delle misurazioni dello stress, e poi le hanno iscritte al gioco di ruolo, con una svolta. Oltre a coinvolgere altre persone nell'esercizio, i soggetti hanno utilizzato anche i computer.

In modo del tutto inaspettato le persone colpite da COVID-19 hanno mostrato lo stesso altruismo nei confronti dei computer e dei partner umani. Poiché i partecipanti erano sempre più distratti dalle preoccupazioni sul coronavirus, sono diventati più compassionevoli nei confronti delle macchine.

"I nostri risultati mostrano che quando le persone hanno interagito maggiormente tramite le macchine durante lo scorso anno, la percezione del valore della tecnologia è aumentata, il che ha portato a risposte più favorevoli alle macchine", ha detto Gratch.

Occorre altresì tener conto che le scoperte scientifiche che hanno prodotto vaccini contro il coronavirus in tempi rapidi, quasi impensabili, potrebbero aver rinnovato la fiducia nella tecnologia. I vaccini COVID-19 sono stati sviluppati in meno di un anno dalle principali università e aziende farmaceutiche di tutto il mondo. Tali scoperte possono influenzare il modo in cui le persone rispondono alla tecnologia in generale, ha spiegato Gratch.

I risultati suggeriscono che la crisi del coronavirus ha contribuito a colmare il divario tra persone e tecnologia.

 

Fonte: University of Southern California/, foto /SvetaZi / iStock

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