Nella cornice del cinema San Fedele, torna Filosofie del Cinema, il corso aperto in cui registi, attori, critici e filosofi offrono al pubblico la possibilità di fare filosofia con i film.
Il corso, che si struttura in un ciclo di incontri a tema, è organizzato dalla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele ed il suo corpo docente, tra cui il Preside, Roberto Mordacci – docente di Filosofia morale e Filosofia della storia e curatore della striscia settimanale Al cinema con il filosofo in onda ogni sabato su TGcom24 – Claudia Bianchi, docente di Filosofia del linguaggio, Luca Malvasi, docente di Storia e teoria del cinema, Umberto Curi, docente di Storia della filosofia, Giuseppe Girgenti, docente di Storia della filosofia antica e medievale, Luca Pes, docente di storia contemporanea e Giovanni Covini, docente di Sceneggiatura, regia e recitazione cinematografiche.
Un appuntamento unico nel suo genere, organizzato secondo un punto di vista unitario e didatticamente strutturato intorno a un metodo innovativo per la cultura italiana: quello di impiegare le armi della filosofia per godere fino in fondo della visione dei film.. Si filosoferà dal vivo con pellicole come Pulp Fiction, Dancer in the Dark, Gran Torino, American Beauty, Il Dottor Mabuse, Match Point, La grande bellezza, La signora della porta accanto e altre ancora.
Domani, 30 gennaio, nell’ambito del Corso di Filosofie del cinema dell’Università Vita-Salute San Raffaele la filosofa Claudia Bianchi spiegherà l’importanza di Beautiful nel panorama culturale mondiale.
Raffaele Ariano, Coordinatore del Corso di Filosofie del cinema dell’Università Vita-Salute San Raffaele, anticipa in esclusiva per Affaritaliani.it i contenuti dell’incontro.
Che cosa c’entra beautiful con la filosofia?
Beautiful con la filosofia c’entra essenzialmente per ragioni di linguaggio. È del linguaggio cinematografico di Beautiful che la nostra docente, Claudia Bianchi, parlerà nell’incontro di domani. Cercherà di spiegare in che modo questa e altre opere di finzione costruiscano e raccontino una storia attraverso le immagini.
Perché parlarne in una università?
Per lo stesso motivo per cui in università, e in una Facoltà di Filosofia in particolare, è necessario parlare di linguaggio: perché il linguaggio è tutto ciò in cui siamo avvolti, ciò attraverso cui si costruisce, si nasconde e si disfa la verità. Il linguaggio – non importa se verbale, visivo, musicale, cinematografico – è un veicolo del sapere e del potere, della menzogna e della sincerità, del sentimento e del dominio. Ma anche della libertà e della consapevolezza. Studiarne i meccanismi è la precondizione per non esserne sopraffatti – o meglio, per esserne sopraffatti di meno…
Di che tipo di narrazione si tratta?
Gli aspetti in gioco sono tanti. Sicuramente una prima questione riguarda il tempo: narrazioni come quella di Beautiful (ma un caso analogo è costituito, se ci si pensa, dai Simpson) stanno in bilico tra una temporalità che finge l’eternità, l’assenza “aionica” del tempo (personaggi che non invecchiano, attori che cambiano surrettiziamente, morti che “resuscitano”), e una temporalità che mima invece il concreto ed il quotidiano, che deve insinuarsi nella vita e nelle abitudini dello spettatore e riempirne gli spazi vuoti, dare senso a ciò che non ne ha.
E pulp fiction?
Pulp Fiction è stato un’opera letteralmente dirompente. Il modo in cui ha destrutturato il tempo narrativo, in cui ha usato la casualità e il colpo di scena, in cui ha cambiato i rapporti tra fabula e intreccio, ha fatto entrare definitivamente anche il cinema nella fase che definiamo “post-moderna”.
Perché è importante conoscerlo?
Anche in questo caso, per molti motivi. Ma senza dubbio, se posso permettermi di richiamare qui alcuni dei temi di fondo della mia ricerca filosofica, perché il post-moderno è, nei fatti, il tempo che tutti noi stiamo vivendo, lo spazio storico del nostro vivere associato, nonché lo spazio etico a cui ciascuno di noi si rapporta quando intraprende il faticoso percorso di costruzione del proprio carattere morale.
Qual è l’insegnamento fondamentale?
Non credo si possa parlare di “un” insegnamento fondamentale di Pulp Fiction. Solo raramente (e di solito nelle opere che meno ci soddisfano da un punto di vista estetico), solo raramente i film, i romanzi, insomma le opere di finzione sono portatrici di un insegnamento determinato, di una massima, di un precetto conclusivo. Ciò che fanno abitualmente è problematizzare le nostre forme di vita e favorire quella che il filosofo tedesco Hans Blumenberg ha chiamato “pensosità”.
Fenomenologia del mash up e del supercut. Che cosa significa?
Lo studio dei mash up e dei supercut si inserisce in quello dei cambiamenti intervenuti nel mezzo cinematografico col passaggio al digitale (quella che nel primo modulo del nostro corso chiamiamo “la grande trasformazione”). Tra le possibilità che si sono aperte, quella dello spacchettamento, del montaggio ricorsivo, della trasformazione in “meme” del testo cinematografico, o meglio di singoli “spezzoni” di film. Questo ha grandi conseguenze sulle modalità di diffusione, fruizione e memorizzazione del prodotto cinematografiche e modifica quindi la natura stessa del medium.
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Dal 19 gennaio al 24 aprile 2015, nella splendida cornice del cinema San Fedele, torna Filosofie del Cinema, il corso aperto in cui registi, attori, critici e filosofi offrono al pubblico la possibilità di fare filosofia con i film.
Il corso, che si struttura in un ciclo di incontri a tema, è organizzato dalla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele ed il suo corpo docente, tra cui il Preside, Roberto Mordacci – docente di Filosofia morale e Filosofia della storia e curatore della striscia settimanale Al cinema con il filosofo in onda ogni sabato su TGcom24 – Claudia Bianchi, docente di Filosofia del linguaggio, Luca Malvasi, docente di Storia e teoria del cinema, Umberto Curi, docente di Storia della filosofia, Giuseppe Girgenti, docente di Storia della filosofia antica e medievale, Luca Pes, docente di storia contemporanea e Giovanni Covini, docente di Sceneggiatura, regia e recitazione cinematografiche.
Un appuntamento unico nel suo genere, organizzato secondo un punto di vista unitario e didatticamente strutturato intorno a un metodo innovativo per la cultura italiana: quello di impiegare le armi della filosofia per godere fino in fondo della visione dei film.. Si filosoferà dal vivo con pellicole come Pulp Fiction, Dancer in the Dark, Gran Torino, American Beauty, Il Dottor Mabuse, Match Point, La grande bellezza, La signora della porta accanto e altre ancora.
Il primo appuntamento è previsto per il giorno 19/1, dalle ore 14.00 alle ore 17.00, con Vittorio Moroni, regista di Se chiudo gli occhi non sono più qui: con il regista presente in sala, si metterà alla prova un insieme di metodi filosofici di analisi del film spiegati in una lezione introduttiva.
Film e filosofia, che cosa hanno in comune?
Roberto Mordacci: In un certo senso hanno tutto in comune. Tanto la filosofia quanto la grande arte narrativa (il teatro, la letteratura, il cinema) riflettono sull’esistenza umana. Come la filosofia, il cinema mette in scena la ricerca della verità esistenziale da parte dell’uomo, i suoi conflitti morali, la grandezza e il fallimento dei suoi ideali. I grandi film fanno ciò che faceva Socrate: ci chiedono se siamo soddisfatti delle nostre vite, del nostro lavoro, delle nostre amicizie, dei nostri amori.
Come è nata l’idea di questi incontri?
Raffaele Ariano: Innanzitutto dalla grande passione per il cinema che molti di noi condividono. Ma c’è qualcosa di più: siamo convinti che la filosofia non possa permettersi di essere una materia soltanto specialistica, soltanto accademica. Che se non torna a parlare della vita quotidiana, del mondo “là fuori”, è destinata all’irrilevanza. Il cinema è lo strumento più immediato per far tornare la filosofia per le strade.
Quali film si prestano più di altri a una interpretazione filosofica?
Roberto Mordacci: Senza dubbio i cosiddetti “film d’autore” sono il riferimento più immediato. Ma non soltanto quelli. La sfida è far vedere che se certi film d’intrattenimento hanno successo è proprio perché, pur facendolo in maniera ingenua, affrontano in realtà temi importanti e universali.
Come sono stati scelti temi e relatori?
Raffaele Ariano: Ogni anno questo è il momento più appassionante. Un piccolo gruppo di studenti, dottorandi, docenti di filosofia si riunisce e inizia a proporre temi a 360 gradi. Una vera e propria brainstorming. Una volta individuati i tre macro-temi, quelli che danno il titolo ai tre moduli, li sottoponiamo a registi, sceneggiatori, docenti di cinema, filosofi, critici e chiediamo a ciascuno di interpretarli a modo suo. È impossibile prevedere cosa ne verrà fuori. È un processo molto eccitante.
È importante che oggi si parli di filosofia e cultura attraverso prodotti più pop come i film?
Roberto Mordacci: È molto importante, nonostante possa far storcere il naso ad alcuni. C’è un enorme gap da colmare: da una parte la cultura “alta”, che purtroppo in Italia è oggi appannaggio di pochi e che non avendo un pubblico è lontana, più che in ogni altro grande paese europeo, dal potersi sostenere economicamente con le sue sole forze. Dall’altro, abbiamo una cultura pop di un livello bassissimo, non solo disimpegnata ma spesso triviale e diseducativa, che vende in maniera spaventosa. C’è bisogno di una sincera e coraggiosa via di mezzo.
Progetti analoghi che avete in serbo?
Roberto Mordacci: Sarebbe bello proporre corsi analoghi col teatro e la letteratura, forme espressive delle quali alcuni di noi già si occupano. Per il momento abbiamo già avviato un progetto un po’ diverso, al quale teniamo molto: un master. Non in comunicazione, ma in filosofia e retorica.
Seguiranno poi tre moduli a tema:
La grande trasformazione
– 30/1 Claudia Bianchi: Piccola pragmatica della narrazione: da Beautiful a Pulp Fiction.; Antonio Moretti: Che cosa si può fare con i film? Fenomenologia del mash up e del supercut
– 13/2: Luca Malavasi: Ontologia dell’immagine: dall’analogico al digitale (analisi di sequenze da Dancer in the Dark e Le valigie di Tulse Luper); Stefano Spelar: “We is digitalized”. La digitalizzazione del mondo della visione
Eroi immaginari ed eroi reali
– 27/2 Umberto Curi: La figura dell’eroe tra Omero e Nolan (analisi di sequenze da Gran Torino e Il cavaliere oscuro. Il ritorno); Giovanni Covini: Sapere tutto e non aver capito niente – L’eroe definito dalle sue relazioni. Analisi di una scena di American Beauty
– 13/3: Roberto Mordacci: L’insostenibile epopea dell’eroe negativo. Dal Dottor Mabuse a Match Point; Maria Russo: “È ancora illegale fare un’autopsia su un essere vivente?”: lo strano caso di Gregory House
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Basso impero
– 27/3:Giuseppe Girgenti: L’epopea della decadenza (analisi di sequenze da Heliogabale, Quo Vadis, Caligola, Il gladiatore); Raffaele Ariano: La grande bellezza perduta. Sincerità e autenticità nel cinema di Paolo Sorrentino
– 10/4 Luca Pes: Invasioni barbariche. Gli immigrati nel cinema italiano (sequenze da Ozpetek, Tornatore e altri); Giovanni Covini: Coraggio, il meglio è passato – Il personaggio alla periferia della vita. Analisi di tre minuti de La signora della porta accanto
Filosofie del Cinema terminerà quindi il 24/4 con l’incontro con Italo Moscati, autore di Il portiere di notte e sceneggiatore di molti film di Liliana Cavani, Luigi Comencini e Giuliano Montaldo: con lui i partecipanti al corso svolgeranno un’analisi, con gli strumenti filosofici acquisiti, di alcuni dei suoi film.
Le iscrizioni sono aperte fino al 30/1. I moduli di iscrizione si trovano sul sito www.unisr.it/filosofiedelcinema. Per ulteriori informazioni scrivere a filosofiedelcinema@unisr.it. Il corso – che è gratuito per gli iscritti al San Raffaele, costa 100 euro per i giovani sotto i 26 anni e 180 euro per gli altri – conferisce un attestato di frequenza dell’Università Vita-Salute San Raffaele e 3 cfu ai partecipanti che abbiano frequentato almeno il 70% degli incontri. E’ possibile iscriversi anche ai singoli moduli del corso. L’attestato di frequenza verrà rilasciato a chi ha frequentato l’intero corso.
