La quarta stagione della serie tv Homeland si è conclusa tra le critiche in Pakistan, dove è stata vietata con l’accusa di essere filoamericana. Sono passati solo pochi giorni dall’ultima puntata italiana, ma la tragedia di Parigi riporta i riflettori sul telefilm campione di audience. Da sempre è al centro dell’attenzione per la precisione con cui parla di Isis, terrorismo e scontro di civiltà attraverso personaggi inventati, ma molto vicini alla realtà. Ha coinvolto e fatto successo proprio per il suo carattere fortemente anticipatorio. Il filosofo Alessandro Alfieri interviene nel dibattito sui fatti di Parigi con un’intervista esclusiva per Affaritaliani.it che parte proprio da Homeland.
Homeland, serie contestata, quale credi sia il messaggio della serie tv sul conflitto di civiltà?
“Era prevedibile che una serie come Homeland venisse contestata, dato che mette in luce la natura autentica di quello che si presume sia un conflitto tra due parti in opposizione, ovvero Oriente e Occidente; come ha ben messo in evidenza Baudrillard all’indomani dell’11 settembre, non si tratta dello scontro tra due modelli o blocchi, quanto di un conflitto generato all’interno del cuore del capitalismo globale stesso. L’uniformità totale dell’Occidente ha generato al suo interno le condizioni stesse della sua disintegrazione”.
Che descrizione del terrorismo emerge?
“Il terrorismo è una ferita interna, ovvero la degenerazione entropica dell’assolutismo americano. La serie riflette questo. Da un lato vie è infatti la schizofrenia del protagonista (il Marine statunitense Nicholas Brody interpretato da Damian Lewis), così come schizofrenica in senso patologico è la protagonista (l’agente della CIA Carrie Mathison interpretata da Claire Danes). Si spiega così, puntata dopo puntata, come il nemico, il pericolo e il male siano entità determinate dialetticamente dal sistema che le produce per autolegittimarsi. Zizek parla di “McJihad”, perché le tecniche, le ideologie, le modalità del nuovo terrorismo sono tutte manifestazioni della cultura occidentale. Più che di conflitto parlerei di cancro, o meglio ancora di autolesionismo della cultura globalizzata”.
Come dobbiamo guardare la serie alla luce dei terribili eventi parigini?
“Come conferma di quanto detto prima. Per quanto le indagini siano in corso, è indubbio che l’Isis possieda caratterizzazioni specifiche che la distinguono anche da Al Qaeda. Gran parte dei membri dell’Isis sono giovani nati e cresciuti in Occidente che sviluppano una forma di rancore e rabbia nei confronti della loro stessa identità. Questo è tipico della complessità psichica e del rapporto che ognuno ha col proprio thanatos. Gli attentati di ieri sono una forma di masochismo, una ferita che l’Occidente e gli attentatori si sono autoinflitti. Si tratta della dialettica e dei paradossi irrisolvibili della libertà e della laicità, che, la storia insegna, possono sempre capovolgersi in barbarie e anarchia. La cosa più ardua è ammettere che la barbarie non viene da fuori ma è interna, ci vive accanto, e combatterla significa dover compiere una sorta di amputazione”.
CHE COS’E’ HOMELAND – Homeland – Caccia alla spia (Homeland) è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2011. Lo show è basato sulla serie israeliana Hatufim creata da Gideon Raff. La serie ha per protagonisti Carrie Mathison (Claire Danes), un’agente della CIA, e il Marine statunitense Nicholas Brody (Damian Lewis). Carrie è convinta che Brody, a lungo detenuto da al-Qaida come prigioniero di guerra, faccia parte di una cellula dormiente e che sia un rischio significativo per la sicurezza nazionale.
Nicholas Brody, un sergente dei Marine ritenuto scomparso in azione nella guerra d’Iraq, viene liberato dopo otto anni di prigionia. Una volta ritornato a casa, l’intera nazione lo elegge immediatamente ad eroe di guerra. Carrie Mathison, un’analista della CIA, è l’unica a credere che in realtà egli rappresenti una seria minaccia per il Paese: identifica infatti in Brody uno sconosciuto prigioniero di guerra americano che ha saputo essersi convertito all’Islam ed essere passato al servizio di al-Qaida. Rendendosi conto delle difficoltà di provare la sua tesi e di convincere i suoi superiori a mettere sotto sorveglianza il sergente, Carrie inizia ad indagare segretamente sulla figura di Nicholas Brody, per prevenire un altro attacco terroristico sul suolo americano.
Alessandro Alfieri è un saggista, filosofo, critico di cinema e di musica pop. E’ Dottore di ricerca in Filosofia e Scienze Sociali presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e Cultore della materia in Estetica presso l’Università La Sapienza, dipartimento di Filosofia. Conduttore radiofonico e giornalista pubblicista, collabora con diverse testate cartacee e online; autore di numerosi saggi pubblicati su riviste specializzate anche in lingua straniera, tra i suoi libri “Vasco, il Male. Il trionfo della logica dell’identico”- con Paolo Talanca (Mimesis 2012); “Frammenti della catastrofe. Ricognizione filosofia di fenomeni e disgrazie dell’oggi” (Noubs 2013) e “Cinema, Mass Media e la scomparsa della realtà. Immagini e simulacri dell’11 settembre” (Alboversorio 2013).
Philofiction: la filosofia indaga le serie tv. In collaborazione con Popsophia, il primo festival italiano dedicato al genere della pop filosofia
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In queste ore lo staff di Popsophia si unisce al cordoglio per l’attentato che ha colpito la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi. Popsophia organizza da ormai due anni al Castello della Rancia di Tolentino il festival #oppureridi, il primo festival nazionale dedicato alla filosofia dell’umorismo in collaborazione con la Biennale dell’Umorismo nell’Arte.
“Il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità” scrive Umberto Eco ne Il nome della Rosa. Per questo ridere è una pratica da sempre invisa a chi si fa portatore di verità assolute, come ha tragicamente confermato l’atroce attentato di ieri al giornale satirico Charlie Hebdo.
“Combatti, Scappa, Oppure ridi” è il tema con cui Popsophia porta ogni anno i temi della satira, del riso e dell’umorismo all’attenzione del pubblico e del mondo filosofico. Ridere è un’alternativa alle reazioni animalesche dell’attacco e della resa: la capacità e la libertà di ridere è ciò che più di ogni altra cosa ci rende umani. Per questo motivo anche quest’anno continueremo il nostro lavoro di indagine sulla filosofia dell’umorismo e dedicheremo la terza edizione del festival #oppureridi alla libertà di satira e alla memoria dei vignettisti di Charlie Hebdo.
Lucrezia Ercoli – direttrice artistica di Popsophia Festival del Contemporaneo
