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Il conflitto tra uomo e natura? La filosofia lo affida a Godzilla

Il conflitto tra uomo e natura? La filosofia lo affida a Godzilla
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Il conflitto tra uomo e natura? La filosofia lo affida a Godzilla
Il conflitto tra uomo e natura? La filosofia lo affida a Godzilla

Ricorre quest’anno il sessantesimo anniversario della nascita di Godzilla e Hollywood celebra l’iconica creatura con un film in uscita nelle sale giovedì 15 maggio. Dal 1954 ad oggi il re dei mostri ha percorso molta strada, invecchiando poco: nato in Giappone nel decennio successivo alle bombe atomiche, è in grado ancora oggi di rappresentare tematiche attuali, legate soprattutto al rapporto conflittuale tra uomo e natura. Un uomo superbo e che prende decisioni sbagliate, per poi trovarsi impotente di fronte alle forze che ha evocato; un uomo che può solo restare a guardare mentre la sua sopravvivenza viene messo in gioco e l’equilibrio ristabilito. Come afferma il dottor Serizawa (interpretato da Ken Watanabe), vera anima del film, “l’arroganza dell’uomo è pensare di avere la natura sotto il proprio controllo e non l’esatto contrario”. E’ la natura violenta, ingestibile  e imparziale impersonata da Godzilla a risolvere lo scontro tra l’umanità e i danni da essa causati, conseguenza di un’evoluzione sfrenata. Godzilla non è né un eroe né un avversario, semplicemente si scatena, in modo primordiale, come un uragano o come un dio. Gli spettatori di questa lotta fra titani non hanno che da farsi da parte e sperare che si possa risorgere dalle ceneri.

Il gigantesco kaiju divide la scena con i protagonisti umani. La storia segue il disperato tentativo del soldato esperto in ordigni esplosivi Ford Brody (Aaron Taylor-Johnson) di ricongiungersi con la moglie Elle (Elizabeth Olsen), di professione infermiera (ovviamente) e il figlio, nella città campo di guerra di un epico scontro, San Francisco. Di contorno la figura del padre (Bryan Cranston) e quelle dei due studiosi di mostri, Serizawa e la dottoressa Wates (Sally Hawkins). Serizawa, forse il personaggio più interessante del gruppo, incarna un uomo che tributa alla natura il rispetto che merita, che è conscio degli sconvolgimenti causati dalla sua specie e che supporta la necessità di riottenere un equilibrio anche se ciò comporta ritirarsi dalla partita.

Sebbene il film non abbia un intento didattico ma di intrattenimento, il messaggio interessante, o forse è meglio definirlo ammonimento, che ne costituisce le fondamenta e che sta alla base della filosofia di Godzilla da sessant’anni, avrebbe potuto ricevere maggiore attenzione e dare vita ad un prodotto più ispirato. Invece il film si distingue soprattutto per gli effetti visivi, dai mostri alle città devastate, creati da un team di altissimo livello, composto per lo più da artisti provenienti dalla trilogia de “Il Signore degli Anelli”. Bombardato da immagini di creature giganti, edifici distrutti e l’inconfondibile figura di Godzilla, lo spettatore potrebbe ad un certo punto domandarsi se tutto ciò sia davvero necessario. Tuttavia, il tributo del regista Gareth Edwards (“Monsters”) a questo pilastro del cinema (e non solo) giapponese, riesce. Nella prima parte prevale la componente umana, nella seconda i mostri, e il suo Godzilla ha ancora qualcosa da dirci.