Avreste mai detto che tra le righe delle canzoni degli U2 fosse scritto un trattato filosofico sull’amore? Sembra proprio che sia così. E non si tratta di una teoria generica, ma del tentativo (su cui si arrovellano i pensatori dal’inizio dei tempi) di risolvere il conflitto tra le due parti inconciliabili del sentimento: eros e agape. Da un lato il desiderio ardente di ottenere l’oggetto amato, dall’altro il bene disinteressato e non possessivo. Secondo il filosofo Donato Ferdori, autore de La filosofia degli U2 (Mimesis), album dopo album, gli U2 camminano in questo senso, alla ricerca di una definizione nuova dell’amore. Lo studio si inserisce nel contesto di un nuovo filone, in Italia ancora totalmente assente, che accosta il metodo filosofico ai fenomeni della musica pop-rock: “Nel mondo anglosassone c’è già un serio e consolidato filone di studi sull’argomento – spiega Ferdori. Ad esempio, il saggio U2 and Philosophy, edito da Open Court, muove dal presupposto, da me condiviso, che le canzoni della band irlandese contengano numerosi spunti filosoficamente interessanti. Oltre al tema delle due facce dell’amore, su cui ho incentrato il mio saggio, si può citare il problema della teodicea, ossia la questione della possibilità di dare un senso al male che pervade le nostre vite e la società. La band affronta inoltre temi politici dalla forte rilevanza filosofica – pace, nonviolenza, diritti umani – nella prospettiva di una sottile dialettica tra resistenza e resa, umiltà e orgoglio”.
INTERVISTA A DONATO FERDORI
Che cosa ha a che fare la filosofia con la musica degli U2?
Il libro di cui parliamo deriva dal più ampio lavoro “Filosofia e Popular Music”, che ho curato insieme al collega Stefano Marino. L’accostamento del pensiero filosofico alla musica pop e rock rappresenta una novità per il nostro Paese, mentre nel mondo anglosassone vi è un serio e consolidato filone di studi sull’argomento. Ad esempio, il saggio U2 and Philosophy, edito da Open Court, muove dal presupposto, da me condiviso, che le canzoni della band irlandese contengano numerosi spunti filosoficamente interessanti. Oltre al tema delle due facce dell’amore, su cui ho incentrato il mio saggio, si può citare il problema della teodicea, ossia la questione della possibilità di dare un senso al male che pervade le nostre vite e la società. La band affronta inoltre temi politici dalla forte rilevanza filosofica – pace, nonviolenza, diritti umani – nella prospettiva di una sottile dialettica tra resistenza e resa, umiltà e orgoglio.
Mi parla del conflitto tra eros e agape?
Con questi due termini greci si fa riferimento ai due principali aspetti di ciò che chiamiamo amore. L’eros è essenzialmente desiderio di ottenere l’oggetto amato; l’agape tende ad essere amore disinteressato, volto al bene di ciò che si ama, e si può anche indicare con i termini carità, compassione o benevolenza. Se l’eros nasce dall’aridità del bisogno e del desiderio, l’agape sgorga invece dalla pienezza della soddisfazione spirituale. Il tema è stato spesso inquadrato come conflitto tra due principi di natura essenzialmente religiosa, il primo avente origini platoniche, il secondo cristiane. Ma su questo piano i due principi non entrano necessariamente in conflitto, come è evidente dalle sintesi offerte da grandi teologi come Agostino. Una più radicale tensione tra eros e agape si innesca invece quando eros non è rivolto direttamente al divino, bensì al mondo sensibile e, tipicamente, a un singolo essere umano. L’eros così inteso è essenzialmente ciò che oggi chiamiamo amore romantico. Da quest’ultimo punto di vista, il conflitto consiste nell’alternativa tra la dimensione emotivo-sentimentale dell’amore e quella più strettamente spirituale; tra l’amore come desiderio di un’altra persona e l’amore per Dio (o, in termini areligiosi, per la giustizia, per il bene) che si traduce in attiva benevolenza verso altri umani.
In quali canzoni principalmente si vede il tentativo di tenere unite queste due parti distinte?
Un brano molto noto in cui si può notare questo tentativo è Where the Streets Have No Name. Il luogo con le strade senza nome può essere inteso come la terra di agape, il luogo elevato e stabile della compassione, alla quale viene contrapposto il continuo “building, then burning down love” di due amanti. Bono conclude però che “when I go there (nel luogo con le strade senza nome) I go there with you (cioè con la donna amata), it’s all I can do”. La vera meta è che eros vada a vivere nella terra di agape.
Quale grande tema della filosofia morale (se ce n’è uno) viene qui chiamato in causa?
Il tema è quello già menzionato: il possibile conflitto tra i due aspetti dell’amore.
Quale filosofo o quali filosofi entrano nelle riflessioni sugli U2 fatte nel libro?
Cito, tra gli altri, Kierkegaard e Clive S. Lewis. Ma faccio riferimento anche a considerazioni filosofiche di persone estranee al mondo accademico, come il regista Wim Wenders e la leader birmana Aung San Suu Kyi.
Di che cosa diventano simbolo gli U2 all’interno di un’analisi della società di oggi?
Non parlerei di “simbolo”. La popular music da ormai molti decenni ha pervaso l’universo culturale dell’Occidente globalizzato, influenzando in maniera determinante le consuetudini, gli atteggiamenti, le idee morali, politiche e religiose, oltre che le concezioni estetiche di svariate generazioni. In questo senso, analizzare i brani di artisti pop come gli U2 ci può fornire punti di vista inediti e preziosi per comprendere meglio le nostre società e noi stessi.
C’è un messaggio per i lettori?
Tengo a sottolineare che il saggio assume una prospettiva interculturale e che la tensione tra eros e agape riguarda tutti noi, a prescindere dal nostro essere religiosi o areligiosi. Un altro messaggio può essere questo: la filosofia non è solo una dottrina astrusa per specialisti. Essa sta invece alla radice di tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana, e si manifesta in essi, musica pop inclusa!
Donato Ferdori è dottore di ricerca in Filosofia (Università di Bologna). Si è principalmente dedicato al pensiero di Kant, con una particolare attenzione rivolta all’etica, pubblicando il volume L’autonomia come principio spirituale (Napoli 2012). Ha inoltre pubblicato contributi sulla filosofia della storia di W. Benjamin, sul rapporto tra etica e religione in Kierkegaard, occupandosi infine di comunitarismo e, in particolare, del neoaristotelismo di A. MacIntyre.
