Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Café Philo » ANTEPRIMA/ Arriva la prima rivista dedicata alla filosofia pop

ANTEPRIMA/ Arriva la prima rivista dedicata alla filosofia pop

Una svolta epocale travolge il mondo della cultura. Se fino a qualche tempo fa la filosofia cosiddetta “pop” era ancora nel mirino degli intellettuali più scettici, oggi cambia tutto. Esce in Italia la prima rivista integralmente dedicata al pensiero contemporaneo legato alla popular culture. Da Rihanna agli Xmen, passando per le serie tv e i film… LEGGI LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT

Una svolta epocale travolge il mondo della filosofia. Esce in Italia la prima monografia dedicata al genere della Pop filosofia. E’ disponibile gratuitamente per il download nel portale della rivista Lo Sguardo (www.losguardo.net). Curata da Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di Popsophia (www.popsophia.it manifestazione che da ormai cinque anni si occupa della divulgazione dell’omonimo genere in Italia) raccoglie gli interventi di filosofi, giornalisti e giovani ricercatori che hanno raccontato con le parole della filosofia il mondo variegato della cultura di massa contemporanea.

SPECIALE POP-FILOSOFIA

I nuovi eroi seguono il godimento e se ne fregano della legge. Esce il nuovo libro di Simone Regazzoni

Non tutti i prodotti del web e della tv sono culturali, ma molti sì. Dobbiamo cominciare a cercare arte e cultura nei nuovi media di formazione. L’intervista a Simone Regazzoni

Francesco Bucci si scaglia contro la pop filosofia

Anima e iPad, intervista al filosofo Maurizio Ferraris

Luoghi comuni, l’intervista alla filosofa Nicla Vassallo: “La pop filosofia è una bufala”

LOST come la Divina Commedia/ Ecco come cambia la cultura

ESCLUSIVO/ Nasce un nuovo genere narrativo: Simone Regazzoni lancia la phil-com

Addio accademie e circoli, la filosofia è pop e arriva ai videogiochi e alle serie tv

“Tutte le potenze del vecchio mondo si sono alleate per una caccia spietata allo spettro della popsophia: le università, le accademie, gli istituti di cultura, le case editrici, i giornalisti impegnati, gli intellettuali da salotto”. Con queste parole Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di Popsophia, apre l’editoriale del volume. “Un vero e proprio manifesto della pop filosofia: giocoso certo, ma molto chiaro nelle intenzioni” ha dichiarato la Ercoli “Questa monografia è certamente un punto di arrivo dopo questi cinque anni, ma è soprattutto lo sdoganamento definitivo di un genere filosofico che rischiava di diventare la Cenerentola del panorama culturale nazionale.”

La Popsophia, insomma, è una cosa seria. Per accorgersene basta scorgere l’indice: firme nazionali e internazionali hanno accettato la sfida culturale della Pop filosofia, con risultati eccellenti. Musica, Sport, Fiction, Fumetti, Capitalismo: le parole chiave del contemporaneo diventano oggetto di un’analisi filosofica che rivela ancora una volta la sua capacità di confrontarsi con i temi che appassionano il grande pubblico. Da Rihanna agli Xmen, dai cori Ultras a fiction di successo come True Detective e Breaking Bad, ogni contributo aggiunge un tassello al complesso mosaico dei fenomeni pop che ci accompagnano quotidianamente.

 

Lo spettro della Popsophia
di Lucrezia Ercoli

Tutte le potenze del vecchio mondo si sono alleate per una caccia spietata allo spettro della popsophia: le università, le accademie, gli istituti di cultura, le case editrici, i giornalisti impegnati, gli intellettuali da salotto.
La popsophia, però, dilaga come una malattia endemica del mondo contemporaneo. Disgrega la nobiltà della cultura irridendo le grandi narrazioni e sbeffeggiando l’assistenzialismo delle cattedre. La pop filosofia assiste le vittime dell’erudizione accademica – che ha trasformato la filosofia, come temeva Hegel, in una “scienza superfluissima e noiosissima” – e le ricovera nella popular culture.
Ma la popsophia – come l’Essere di Aristotele – “si dice in molti modi” e si espone alle contraddizioni, alle critiche e ai fraintendimenti.
Le contaminazioni prodotte dalla popsophia hanno generano un terremoto che ha costretto anche gli studiosi più cauti e diffidenti a sporcarsi con i mille piani sdrucciolevoli della realtà contemporanea.
La prima ripartizione degli articoli che seguono – dal titolo che cos’è la popsophia? – contiene democraticamente interpretazioni diverse e contrastanti: un vaso pieno di aghi di ferro su cui la popsophia agisce come un magnete capace di attrarre rappresentazioni inedite e inaspettate ma tra loro dialetticamente inconciliabili.
La popsophia significa ritorno all’origine autentica della filosofia prima della sua codificazione accademica oppure rappresenta una vera novità che scaturisce dai cambiamenti veicolati dalla società di massa?  
Stiamo parlando della necessaria riconfigurazione di una disciplina che deve semplicemente ripensare i suoi presupposti o, rischio ben più grave, di un declino spettacolare sul crinale populistico di argomenti prêt-à-porter?
La popsophia, in ultima analisi, produce nuovi paradigmi che articolano la complessità del mondo contemporaneo o si limita a semplificare le domande sempiterne della filosofia rendendole comprensibili a un pubblico di massa?
Con queste domande si sono confrontate realtà e tradizioni diverse: filosofi apicali nell’accademia, ma anche una nuova generazione di pensatori cresciuta ibridando i classici della filosofia con le opere d’arte di massa, oltre a giornalisti, editori, animatori e organizzatori culturali che hanno trasformato la popsophia in un evento culturale ed editoriale di successo.
Ma se la prima sezione della rivista si limita a interpretare lo statuto teorico ed epistemologico di un nuovo genere filosofico, la seconda sezione – gli esercizi di stile pop filosofico – tenta il passo ulteriore. Non basta teorizzare l’esistenza di nuove bussole per orientare la navigazione, bisogna uscire e utilizzarle nel mare in tempesta della contemporaneità.
La popsophia – parafrasando impunemente il Socrate del Teeteto -assomiglia all’arte delle levatrici, pur operando sulle pop-star, sulle fiction, sui programmi tv, sui fumetti, sui best-sellers, sul reality show e non sulle partorienti.
Gli esercizi di stile sono un mash-up in cui intellettuali diversi – per età anagrafica, provenienza culturale e posizione accademica – si cimentano  con fenomeni pop apparentemente irrilevanti.
Dall’omicidio di Twin Peaks a quello di True detective, dalla cuoca di Downton Abbey al cuoco di Breaking bad, dai canti da stadio dei tifosi del Napoli alla voce elettronicamente migliorata di Rihanna, dall’eroismo individualista degli X-men all’ossessione collettiva di un’apocalisse zombie: un groviglio informe di spunti che, senza alcun timore reverenziale, si presentano come sismografo filosofico del presente.
Come scrive Enrico Ghezzi nell’articolo conclusivo: “Se il presente lo lasciamo come atto in mano a qualcuno, non ha nulla a che vedere con noi, o meglio, noi non abbiamo nulla a che vedere con lui”.

Unicuique suum; la realizzazione di questa rivista non sarebbe stata possibile senza il quinquennale appuntamento di Popsophia, festival del contemporaneo (www.popsophia.it). Gli articoli e le interviste di questa collettanea – che ho raccolto con la preziosa collaborazione della dott.ssa Federica Nardi – sono il prodotto degli incontri e delle discussioni nati nella fucina del festival. A dimostrazione del fatto che un evento di e su la “società dello spettacolo” può essere un crocevia di generazioni, tradizioni e linguaggi diversi che si affrontano e si scontrano tra le meraviglie e i pericoli della contemporaneità.

Ringraziamo, non da ultimo, il comitato editoriale della rivista “Lo Sguardo” che ha fortemente voluto la creazione di questo numero speciale dedicato alla pop filosofia e che ci ha seguito e stimolato nella sua realizzazione. La parola Popsophia diventa, in queste pagine, una presuntuosa sfida culturale al mondo accademico che genera appassionati consensi ed accorati dissensi nel fertile sconfinamento tra ciò che è pensabile e ciò che non lo è.