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‘Ways of Looking’, ecco come ‘comprendere’ l’Arte Contemporanea

‘Ways of Looking’, ecco come ‘comprendere’ l’Arte Contemporanea
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Secondo Ossian Ward, art editor presso art Review e direttore della Lisson Gallery di Londra, l’arte contemporanea ci costringe ad un ripensamento della nostra nozione di fruibilità. Per comprendere le opere è utile ricorrere al concetto di tabula rasa: 5 fasi di osservazione e il gioco è fatto…
‘Ways of Looking’, ecco come ‘comprendere’ l’Arte Contemporanea
‘Ways of Looking’, ecco come ‘comprendere’ l’Arte Contemporanea

di Giuliana Patrone da Londra

Come orientarsi nella giungla semiotica così eterogenea che costituisce l’arte contemporanea? Un quesito posto da moltissimi critici e storici dell’arte, che ancora non ha trovato risposta. Quante volte abbiamo sentito parlare di come una tela di Lucio Fontana sia meno fruibile rispetto ad un quadro di Ninfee di Monet, o come un teschio di diamanti di Damien Hirst ricostringa ad un ripensamento della nozione di arte e mercato. Ora, dalla Gran Bretagna, arriva una teoria tutta nuova, per aiutare esperti in materia e non a comprendere e apprezzare l’arte contemporanea.

Secondo Ossian Ward, art editor presso art Review e direttore della Lisson Gallery di Londra, l’arte contemporanea ci costringe ad un ripensamento della nostra nozione di fruibilità perché non copia la natura, come postulato nell’arte classica. Secondo l’autore il segreto sta nel regredire ad uno stato di neonato, ovvero ‘cancellare’ dalla nostra mente tutte le sovrastrutture apprese con l’esperienza. Si tratta di fare, per usare un’espressione latina, TABULA RASA e approcciarsi ad essa come fa un esploratore nella giungla, districandosi tra un ramo e l’altro per giungere a scoprire cosa si cela dietro le foglie.

La nozione latina, mutuata da John Locke, è quella del neonato del filosofo empirista che non avendo ancora fatto esperienza come essere nel mondo, è ancora privo di idee. Come afferma Il direttore della Lisson Gallery di Londra, “Il primo strumento che ci aiuta a districarci nella giungla dell’arte contemporanea è approcciare ogni opera come fosse la prima esperienza con questo formato, che sia un quadro, una scultura o qualsivoglia installazione multimediale. Solo allora potremo guardare all’arte contemporanea con occhi contemporanei, spazzando via le foglie in superficie per scoprire cosa si nasconde all’interno”.

Ossian Ward reinterpreta in chiave originalissima il mito del neonato di Locke, invita lo spettatore a pensare all’occhio della mente come a una tela bianca, un foglio da riempire o una galleria vuota e porta il fruitore a ‘riempire’ lentamente la mente con l’oggetto artistico. L’acronimo latino é cosi spiegato in un vademecum per tutti gli amanti dell’arte:

T come Time: ovvero darsi tempo, circa due minuti dice il critico, di fronte all’opera. Troppo spesso, sostiene Ward, siamo portati a giudicare velocemente. Prima di affrettare un giudizio, darsi alcuni minuti di serena contemplazione.

A come Association: ovvero associazione di idee. Qui la domanda che l’osservatore dovrà porsi è la seguente: come posso rapportarmi ad essa? Il minimo che un’opera di arte contemporanea dovrebbe provocare è una certa risonanza personale, un collegamento o reazione istintiva. In concreto, ci potrebbe essere nello spettatore solamente un’attrazione visiva, o ancora meglio un ricordo, una somiglianza. Questi i ‘perni’ metaforici per comprendere l’arte insieme con l’umorismo o  la capacità di dare uno shock allo spettatore.

B sta per Background: ovvero il contesto, lo sfondo di senso nel quale l’opera si inserisce. Sono diversi gli indizi: dal titolo che può essere una chiave per comprendere l’intenzione dell’artista, oppure una spiegazione ai margini dell’opera e un comunicato stampa di accompagnamento. A volte basta conoscere il paese di origine dell’artista per capirci di più, oppure osservare più opere dello stesso porterà a rivelare più chiaramente le sue intenzioni.

U sta per Understand: ovvero la comprensione. Ora che si è osservato perbene, afferma Ward, in teoria nell’osservatore dovrebbero essere nati dei segni di amore e comprensione verso l’opera. Forse l’artista sta giocando con la vostra percezione, sottoponendovi diversi oggetti tutti identici(pensiamo, per esempio, alla serialità di alcune opere di Andy Warhol come la zuppa Campbell’s). Non c’è comunque fretta e si può passare allo step successivo.

L sta per Look Again, ovvero soffermarsi di nuovo a  scrutare l’opera, a decifrare l’ironia dell’artista, il suo intento irrisorio, provocatorio o semplicemente ironico. Spesso un secondo sguardo può ribaltare completamente la nostra opinione sull’opera, oppure aprirci squarci di senso mai esplorati.  

A sta per Assessment, ovvero valutazione. A questo punto, osserva il critico britannico, si spera che l’osservatore non sia giunto a conclusioni affrettate e che il metodo tabula rasa lo abbia portato ad una forma di comprensione e apprezzamento dell’opera stessa. Ogni incontro con l’opera d’arte è soggettivo e non si può postulare a priori un ‘universalismo’ del gusto.

Che l’arte contemporanea nasca come divertissement, provocazione o marketing, il messaggio di Ossian Ward è sempre lo stesso: poiché ‘nessun uomo è un’isola’, saranno le nostre esperienze personali e mitologiche gli strumenti impliciti più preziosi della tabula rasa. Approcciandosi alla bellezza con gli occhi del ‘fanciullo’ la giungla dell’arte contemporanea può dunque divenire comprensibile a molti. Qualsiasi incontro con l’arte può essere sconvolgente, appagante o avvincente e non dobbiamo esserne intimoriti se non siamo particolarmente esperti in materia. Provare per credere.


Ways of Looking: How to Experience Contemporary Art by Ossian Ward.