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Etnofilmfest si entra nel cuore del programma

Etnofilmfest si entra nel cuore del programma
Proiezioni, documentari e l’incontro “In ricordo di Giancarlo Ligabue. Centro Studi e Ricerche Ligabue. Venezia”. Il Centro fondato da Giancarlo Ligabue. Ecco il programma al castello di Monselice
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Etnofilmfest si entra nel cuore del programma

Dopo l’intera giornata di venerdì 26 dedicata alle proiezioni di documentari etnografici – in concorso e fuori concorso – si entra nel cuore del festival. Sabato 27 al Castello di Monselice in aula Businaro ( location per tutti gli incontri in calendario) si comincia già alle 10.30 con la proiezione de “Il Pop di ieri” di Luca Cescotti, Mattia d’Andrea e Marco Menini. Il documentario, realizzato dal DAMS dell’Università di Padova e seguito dal prof. Mirco Melanco, narra di ventuno canti popolari del 1842, quando la cultura repubblicana e mazziniana propugnava la redenzione delle masse. Interviene il musicologo Sergio Durante, mentre il musicista ed etnomusicologo Roberto Tombesi accompagna lo spettatore alla scoperta dei suoni del Pop di ieri. 

Alle ore 16.30 avremo la presenza di Rodolfo Bisatti (autore, regista cinematografico) Maurizio Pasetti (scrittore e sceneggiatore) e di Francesco Scarel (filmaker). Si parlerà di VAM ( riconosciuto dall’Unesco) ovvero di video alfabetizzazione multisensoriale. Una disciplina linguistico comportamentale che si approccia con tecniche multi sensoriali ( vista- udito- tatto- olfatto) e si basa sul tipo di rapporto empatico, intrapreso attraverso lo strumento audiovisivo. 

Alle ore 18.00 seguirà l’incontro “In ricordo di Giancarlo Ligabue. Centro Studi e Ricerche Ligabue. Venezia”. Il Centro fondato da Giancarlo Ligabue , che ci ha purtroppo lasciati all’inizio di quest’anno, è attivo dal 1974. Ha condotto oltre 130 spedizioni scientifiche in tutti i continenti, documentate e divulgate in decine di volumi editi, 70 documentari, oltre 60.000 immagini in archivio fotografico e la pubblicazione semestrale della rivista “Ligabue Magazine”. Filmati e immagini che in molti casi rappresentano l’unica documentazione di siti e popolazioni oggi scomparsi. Avremo la proiezione di due filmati di G. Ligabue datati 1990, il primo tratto da “I Papua della Nuova Guinea” e “Il popolo delle asce di pietra”. Introduce Massimo Casarin, Vice Presidente CSRL Relatrice: Mila Tommaseo – Comitato Scientifico CSRL.

La giornata di sabato si conclude alle 21.30 in Piazza Mazzini a Monselice con il concerto di arpa celtica e arpa bardica di Vincenzo Zitello. Zitello, compositore, polistrumentista, concertista tra i più importanti arpisti al mondo, e primo pioniere dell’Arpa Celtica in Italia, inizia i suoi studi musicali come violinista, violista e flautista in giovanissima età; la sua formazione di tipo classico, è stata progressivamente ampliata attraverso l’approfondimento di diversi linguaggi e stili musicali, per poi ottenerne un risultato espressivo e personale e affermare un’inconfondibile identità musicale.
In concerto utilizza due arpe che vengono suonate in alternanza, l’arpa Celtica e l’arpa Clarsach , due strumenti della tradizione Gaelica. Il concerto dal titolo “Talismano”, si svolge in un crescendo di lirismi, evocazioni, allusioni, ritmi, e virtuosismi. In caso di pioggia il concerto si terrà presso l’Antica Pieve di S. Giustina, via del Santuario – Monselice

 

Domenica 28 giugno 2015

Anche domenica 28 giugno la location per tutti gli incontri sarà l’aula Businaro al Castello di Monselice. 
Si inizia alle ore 15.00 con la conferenza: “L’uso dei filmati etnologici nella didattica dell’antropologia culturale” con la presenza di Gualtiero Harrison, antropologo, Università degli Studi della Calabria; Paolo Palmeri, antropologo, Università La Sapienza, Roma; Antonio Marazzi, antropologo, IUAES (International Union of Anthropological and Ethnological Sciences). 
Pietre miliari in questo settore sono l’australiano Michael Leahy (1936) con il suo film su Papua New Guinea: “First contact” e il francese Jean Rouch con la sua produzione sui rituali dell’africa occidentale. In Italia è notevole la produzione di Ernesto de Martino sui rituali e la magia del Sud. Da queste ricerche audiovisive si è poi sviluppata una scuola di filmologia etnografica di altissimo livello rappresentata da Luigi di Gianni e la sua scuola.


Fiore all’occhiello di questa ottava edizione dell’Etnofilmfest 2015 è la presenza a Monselice di Cecilia Mangini, prima donna documentarista italiana, per anni collaboratrice di Pierpaolo Pasolini. L’incontro delle 16.30 prevede la presentazione di “ALL’ARMI SIAM REGISTI! CECILIA MANGINI RACCONTA LINO DEL FRA”. Il documentario, del 2015, è stato realizzato negli ambiti del Laboratorio di videoscrittura del DAMS dell’Università di Padova. Attraverso il racconto di Cecilia Mangini, compagna di vita di Del Fra, si delinea il ritratto di un regista capace di rilevare i cambiamenti sociali e politici della prima Repubblica Italiana, restando sempre fedele a una rappresentazione analitica dei fatti e dei personaggi basata su un’introspezione anticonformista. Del Fra non ha mai accettato censure e imposizioni politiche, anche per questo i suoi film sono pervasi da una fantasia libera da sovrastrutture e congiunta a un sentimento vivo e intenso per la spettacolarità. Seguiranno gli interventi di Luigi Di Gianni e Mirco Melanco.


Alle 17.45 avremo la proiezione de “IL PIANETA CHE CI OSPITA” di Ermanno Olmi. Il Pianeta che ci ospita è il titolo del film cortometraggio – Expo 2015 “Nutrire il Pianeta”. Dice il regista: “Lo scopo di questo evento universale è innanzitutto l’impegno dei popoli ricchi nel garantire cibo, acqua e dignità a ogni essere umano, secondo un principio di giustizia che regola la convivenza fra le genti della Terra. Allo stesso modo, e al pari del cibo, i popoli che hanno conquistato attraverso il sacrificio dei loro martiri il privilegio della libertà siano esempio di democrazia e convivenza civile”.

E dopo Ermanno Olmi, un altro grande intellettuale italiano. Chiude  la sezione incontri il celebre scrittore Ferdinando Camon che alle 18.00  incontra il pubblico per parlare de “Il Veneto com’era e com’è”. Il Veneto di una volta era considerato terra di oligofrenici, casalinghi, sottomessi, carne da cannone, bestie da soma. La mia esperienza mi dice che era tutto l’opposto. Aveva valori immensi, Dio, l’aldilà, il diavolo, i morti, il bene e il male, la salvezza eterna, la famiglia, l’obbedienza, la gerarchia, il sacro, il lavoro, il risparmio, il rispetto dei vecchi, la terra, la casa… valori oggi perduti.

Rulli di tamburo alle ore 19.00 quando sapremo chi avrà vinto il premio come miglior documentario dell’edizione 2015 dell’Etnofilmfest. Al vincitore verrà consegnata la scultura in pietra e foglia d’oro dello scultore Gualtiero Molesini della Stonebreakers raffigurante il logo del festival. In giuria quest’anno: Rodolfo Bisatti regista – Caterina Cisotto giornalista del Gazzettino – Antonio Marazzi antropologo visuale – Enrico Masi antropologo visuale – Alessandro Zangrando giornalista del Corriere del Veneto. 
Alle ore 19.00 la cerimonia di premiazione. 

L’ETNOFILMfest si conclude domenica 28 giugno alle ore 21.30 con la magia delle note di Officina Zoè ( gruppo di punta nella ricerca ed esecuzione della pizzica tradizionale con interferenze contemporanee) con “Notte della Taranta” un concerto in Piazza Mazzini per ballare il vorticoso ritmo della taranta. 
L’elemento di forza del gruppo è la ricerca costante della trance e della ciclicità insita nel ritmo arcano dei tamburelli e intrisa di minimalismo nella musica e nel canto: ciò ha reso possibile, col tempo, la realizzazione di nuove composizioni musicali che cantano e raccontano il mondo di oggi, ma profondamente ancorate e rispettose della filologia e del linguaggio della tradizione. Solo in questo modo è stato possibile ridare alla musica popolare del Salento, alla Pizzica, il suo ruolo nel panorama della world music. In caso di pioggia il concerto si terrà presso il FIGHT CLUB – via Muraglie, 1 – Monselice


TUTTI GLI INCONTRI E GLI SPETTACOLI SONO A INGRESSO LIBERO