di Franco Di Grazia
E’ stata attivata la Casa dell’acqua al Colosseo. Si tratta del settimo erogatore, cosiddetto hi-tech, installato a Roma, per distribuire “acqua microfiltrata” naturale o gassata (tramite bombola di anidride carbonica) che è stata inaugurata alla presenza del Sindaco Ignazio Marino, della presidente Acea Catia Tomasetti e dell’Ad Alberto Irace, etc. Peccato che l’operazione tutta mediatica è avvenuta nella giornata in cui, ancora una volta, è arrivata la notizia che a Roma c’è stato un pesantissimo rincaro dei prezzi per la fornitura dell’acqua potabile (+32,9%), per la captazione e depurazione delle acque di scarico (+20%) e per la raccolta dei rifiuti (+1,8%).
Inflazione, fontanelli, e rincari tariffari
Da un lato i vertici della multi-utility capitolina continuano con le dispendiose iniziative per installare “i fontanelli” (costo +3milioni di euro) che erogano gratis l’acqua potabile dell’Acea stessa, mentre continua la via crucis degli utenti costretti a sopportare gli aumenti delle bollette dell’acqua che, dal 2004 al 2014, mediamente sono rincarate del 95,8% (dati statistici annuali forniti dalla Confartigianato).
Il piano delle casette ed il ruolo del Campidoglio (azionista di maggioranza di Acea spa)
Il piano delle “casette dell’acqua” partito a ottobre 2014 (alla presenza anche dell’assessore Masini, poi fatto fuori da Ignazio Marino per far posto a Maurizio Pucci nella posizione di assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e decoro urbano) prevederebbe la messa in opera di 120 erogatori. Attualmente ce ne sono 7 installati a Roma (alla sede di piazzale Ostiense, al mercato Laurentino e Magliana, ad Ostia, a via Benedetto Croce, a piazza Ormea e all’Auditorium in viale De Coubertin, e 3 a Pisoniano, a Genzano e a Guidonia.
Acqua gratis ed azienda bancomat
ACEA SPA con le “casette” distribuisce gratuitamente l’acqua a chiunque (con aggiunte “tecnologiche” fortemente opinabili e non richieste dai consumatori) a differenza di quanto accade agli utenti romani e non solo, che in caso di morosità (anche per errori di fatturazione aziendale o effettivo mancato saldo della bolletta idrica) subiscono il distacco della fornitura ed il relativo extra costo in bolletta per le operazioni di “distacco forzoso e riallaccio” della fornitura del prezioso liquido. Secondo quanto dichiarato dall’AD del gruppo Acea, la spesa per l’installazione (che supera ogni immaginazione) degli anti-estetici “fontanelli – hi-tech” nella città delle Fontane artistiche, dei caratteristici antichi fontanili e dei famosi “nasoni romani”, rientra negli investimenti per migliorare la rete, sicché se ne deduce che questa spesa toglie “fondi” dagli imperativi piani approvati dall’ATO2-Lazio Centrale. E’ bene sottolineare -ad esempio- che a Roma almeno 500 famiglie continuano a rifornirsi dalle autobotti. Che ampi spezzoni di territorio comunale sono ancora in attesa di condotte e fogne. Per cui appare evidente che sottrarre 3milioni di euro dagli investimenti per le “case cosiddette hi-tech” è una scelta improvvida e sbagliata.
Informazioni sul “beauty contest”
Non è stato riferito in base a quale gara ad evidenza pubblica o semplice richiesta di più quotazioni è stato scelto il fornitore industriale delle “casette”. Non risulta che aziende concorrenti del fornitore identificato e prescelto abbiano ricevuto richiesta di “quotazione” ovvero sia stato pubblicato un Bando di gara Acea. Eppure la multi-utility dei Servizi Pubblici essenziali, quotata in borsa, come tale è tenuta ad informare il mercato ed a comportarsi seguendo criteri di trasparenza, economicità e correttezza, in particolare sulle iniziative che incidono sull’esercizio e su una concessione pubblica (servizi idrici integrati) in forma rilevante.
Comunicazione e trasparenza
Cosa vuole comunicare il Campidoglio e l’Acea? Forse è un’iniziativa volta a valorizzare con il logo congiunto Giubileo, Roma Capitale e Acea, una notorietà che non ha certo bisogno delle “casette” (buone nelle zone impervie e di ristretta popolazione residente) non certo per il Vaticano, per Roma e per la principale società di servizi pubblici (acqua, energia, illuminazione pubblica e trattamento rifiuti) del Paese.
La tutela della salute dei cittadini
La “casetta” proposta è basata su un filtro che prendendo l’acqua della rete Acea la restituisce priva di impurità dovute ai processi di igienizzazione e alle microparticelle cedute dalle tubazioni pubbliche e private. Ma di che filtro si tratta? E’ un filtro certificato? E se si perché non è stata data evidenza di queste certificazioni? Quali sperimentazioni ha eseguito ACEA prima di immettere in servizio questi dispositivi? Quali sono ad avviso di ACEA i miglioramenti previsti sulle reti di distribuzione dell’acqua?
Visto che viene aggiunta l’acqua di rete che è controllata 1000 volte al giorno e che, dai “dispositivi hi-tech” potrebbero uscirne processi dannosi per la salute dei consumatori, quali periodici controlli prevede ACEA per l’acqua di queste “casette”? Si è tenuto conto che gli eventuali consumatori potrebbero usare recipienti non igienici e dunque potenzialmente dar vita a contenziosi infiniti sulla qualità dell’acqua?
In proposito non è stata data alcuna informazione ovvero non è stata fatta opera di trasparenza (salvo indicare i valori di legge previsti per le acque potabili) né sugli eventuali contratti di manutenzione e gestione ordinaria di queste casette e neppure l’azienda ha indicato ogni quanto tempo, saranno sostituiti i filtri? Infine, sorge spontanea la domanda: esiste un piano di interventi straordinari in caso di rottura o malfunzionamenti?
L’acqua in bottiglia
ACEA negli anni scorsi produsse la “Carta di Identità dell’acqua”, tale carta dovette essere ritirata per l’opposizione della lobby delle acque imbottigliate (acque erroneamente definite anche minerali, poiché tutte le acque sono più o meno minerali, tranne l’acqua distillata). Tuttavia, quella di Roma (dopo ricerche Universitarie) venne definita Oligominerale, giudizio vero in quanto contenente ridotte quantità di minerali, una notizia che fece però infuriare gli imbottigliatori di acque. Al tempo il vertice ACEA non volle alimentare un conflitto con le aziende dell’imbottigliamento, ma oggi cosa è cambiato? Se l’ACEA si è ravveduta e volesse partecipare attivamente ad un processo che veda il nostro paese – terzo consumatore mondiale pro capite di acqua in bottiglia- marciare verso comportamenti sostenibili nell’uso razionale dell’acqua pubblica, perché non dirlo? Perché non si rilancia la carta di identità dell’acqua ACEA?
Sicurezza
Installare le “casette” lungo strada o luoghi non sorvegliati, offre il fianco ad assalti teppistici o peggio a possibili manomissioni, fino a facilitare (visione estrema) atti di terrorismo. Esistono le opportune ed adeguate misure di sicurezza a carico di ACEA per garantire sia gli utenti sia il prestigio della società?
Risparmi?
Nelle comunicazioni stampa si parla di un risparmio di 130 € anno (a famiglia?). Su quali dati e studi scientifici si basa questa affermazione? Riferendosi ai dati ISTAT e allo studio condotto dall’Università di Cassino risulta che la spesa media al mese di una famiglia (composta da 3 persone) è di circa 40 €, il costo al litro dell’acqua in bottiglia varia dai 20 centesimi di euro al litro fino ai 40 €cent al litro, se invece si considerano le bottigliette da 0,50 L, il costo al litro va da 0,50 €*L fino a 2€*L. Insomma quando si parla di risparmi se si vogliono evitare affermazioni poco sostenibili, si dovrebbero prima eseguire gli opportuni studi, con l’ausilio di autorevoli supporti scientifici,. Alle Autorità spetta il compito di fare chiarezza e di raccomandare maggiore pacatezza nell’uso mediatico delle risorse naturali pubbliche e non private.
Come sempre, qualora Acea, soggetto pubblico, decidesse di rispondere ai quesiti esposti, saremo ben lieti di pubblicare ricerche e documenti aziendali.





