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Amianto su navi Tirrenia. Processo per gli ex manager

Dopo il rinvio a giudizio un anno e mezzo fa, venerdì 10 aprile inizia la fase del dibattimento del processo a Franco Pecorini e Sergio Liberi, ex amministratori delegati della Tirrenia, accusati di omicidio colposo per la morte di un direttore di macchina di Gaeta imbarcato per 32 anni nelle sale macchine delle navi coibentate con un impasto di amianto e cemento. Negli ultimi anni, altre tre marittimi sono deceduti a causa di malattie legate all’esposizione alle fibre killer

di Valentina Renzopaoli

Ha resistito per ventitré anni al timone della più grande compagnia pubblica di navigazione d’Europa, sopravvivendo a diciannove governi e ai venti burrascosi di Tangentopoli. Gentiluomo di Sua Santità e cavaliere del lavoro, Franco Pecorini, amministratore delegato della Tirrenia di Navigazione dal 1984 al 2010, rischia ora di macchiare la sua lunga carriera per “colpa” dell’amianto.

Rinviato a giudizio per omicidio colposo il 28 ottobre dell’anno scorso, venerdì 10 aprile salirà sul banco degli imputati della IX Sezione Penale del Tribunale di Napoli per la morte di P.S., un ex marittimo della Tirrenia morto nel 2007 a sessantacinque anni per mesotelioma pleurico.
Inizierà davanti al giudice monocratico Nicola Miraglia la fase del dibattimento del processo che vede imputato, oltre a Pecorini, anche Sergio Liberi, amministratore delegato dal 1978 al 1981 della società all’epoca controllata al cento per cento da Fintecna, a sua volta gestita dal ministero dell’Economia, dal 2012 privatizzata e diventata di proprietà della Compagnia Italiana di Navigazione.
Secondo il gup del Tribunale di Napoli che aveva disposto il rinvio a giudizio, accogliendo le istanze dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore di parte civile, i vertici aziendali avrebbero omesso di informare i lavoratori sui rischi a cui erano sottoposti e di adottare le misure di prevenzione e protezione che avrebbero evitato l’insorgere della malattia.

Il dipendente della Compagnia, che era nato a Gaeta, aveva lavorato per trentadue anni, dal 1970 al 2002, nelle sale macchine delle navi coibentate con un impasto di amianto e cemento. Negli ultimi anni, altre tre marittimi sono deceduti dopo essersi ammalati di mesotelioma, gravissima patologia causata dall’esposizione al materiale killer. E decine di loro hanno contratto tumori all’apparato polmonare. Il rinvio a giudizio dei due ex amministratori della “vecchia” Tirrenia potrebbe essere solo il primo atto di una vicenda complessiva che potrebbe portare ad ulteriori sviluppi anche in altri tribunali.
L’avvocato Ezio Bonanni, legale della persona deceduta ha già annunciato che presenterà la richiesta di citazione come responsabile civile degli allora legali rappresentanti della Tirrenia di Navigazione Spa, della Fintecna e del Ministero delle Finanze.