Passerà alla storia come la notte del grande inciucio. Centrodestra, centrosinistra e 5 Stelle: tutti uniti per saltare a piè pari la spending review e rifornire i gruppi consiliari della Regione Lazio delle risorse umane tagliate dalla delibera Fiorito. E’ accaduto venerdì 28 giugno.
Dopo i rimborsi, lo scandalo Batman e la cinghia stretta, il Consiglio regionale ha trovato la formula magica per fare il giro intorno ai tagli. E così dai fondamentalisti stellati, agli stoici del Pd, e agli ex spendaccioni eredi di Polverini&Co hanno organizzato la grande imbarcata: sul ponte del Consiglio regionale del Lazio arrivano 40 dipendenti nuovi di zecca, destinati a supportare il lavoro durissimo dei gruppi consiliari e addirittura retribuiti con tanto di “oneri di segreteria”, che comportano un sostanzioso aumento sullo stipendio base.
Come sempre accade in “caso in inciucio”, la notizia non esce dalla sede di via della Pisana. A raccontarla ad Affaritaliani.it è una “gola profonda” che ha deciso di denunciare la norma con la quale tutti i gruppi politici, hanno trovato l’accordo per un ritorno al passato, quando cioè basta chiedere soldi alla presidenza per ottenerli. Ora i 40 e più dipendenti che andranno ad ingrossare le fila dei “regionali” saranno dedicati solo ed esclusivamente al supporto dei gruppi consiliari i quali hanno denunciato da subito l’impossibilità di poter gestire il lavoro di raccordo e collegamento col territorio, con una sola risorsa. E così tutti d’accordo per aggirare la norma anti-Fiorito e fare un salto nel passato. Costo dell’inciucio per la collettività, circa 1,5 milioni di euro. Ammesso che poi non si entri nel meraviglioso mondo degli straordinari. Della cura dimagrante alla quale era stato sottoposto il Consiglio regionale del Lazio, rimane poco e niente. Si torna a spendere, come d’altronde ha già iniziato a fare la giunta assumendo uno stuolo di collaboratori.

