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Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip

Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip
little tony funerali divino amore 09
Era il 27 marzo del 1965 quando l’attuale rettore onorario del santuario Mariano veniva nominato. Mezzo secolo in cui la vecchia chiesa del miracolo è cresciuta sino a diventare cittadella mariana con 5 chiese, un albergo per i pellegrini e una serie di servizi. “Siamo collegati a Roma da una strada che porta verso la luce e la speranza”. Come è cambiata la città, il ricordo di San Giovanni Paolo II e l’incubo Isis. LA GALLERY
Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip
Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip
Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip
Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip
Don Pasquale Silla, cinquat’anni di Divino Amore. La festa al Santuario tra poveri, malati e vip

di Fabio Carosi

Da Aldo Moro a Oscar Luigi Scalfaro (che si appartava da solo col rosario) con una preghiera consegnata anche da Duilio Poggiolini. Per non parlare poi di vip dello spettacolo come Little Tony e Pino Daniele, i cui familiari hanno voluto che, nel “regno” di don Pasquale Silla, si svolgessero i funerali. Poi tutti i sindaci di Roma, alcuni in cerca di benedizioni, altri sperando in qualche voto per la rielezione, Proprio don Pasquale, ora rettore emerito del santuario più caro ai romani, quella “città del Divino Amore” che si erge nella periferia sud, festeggia i suoi 50 anni di sacerdozio.
“Eh sì  – racconta il prelato ad affaritaliani.it – era il 27 marzo del 1965 e da allora sono qui. E ci rimarrò anche se tra pochi giorni il Vescovo mi ha chiesto di occuparmi della chiesa di Santa Caterina ai Funari dove sarà nominato parroco. Una nuova esperienza che però non mi terrà lontano dal Santuario”.

Don Silla, parliamo di Roma, come è cambiata in questo mezzo secolo?
“Sì è cambiata ma è una città che rivive sempre le sue storie e le sue contraddizioni”.

Una specie di Gattopardo?
“Lo dice lei. Io dico che Roma è l’unica città collegata con un santuario di periferia con un percorso che sintetizza la strada verso la luce. Si parte da piazzale Numa Pompilio, si passa davanti all’orrore delle Fosse Ardeatine e poi di fronte al dolore della sofferenza della clinica Sant’Anna. In fondo c’è la speranza che non va mai smarrita. A proposito: si ricordi che il primo sabato dopo Pasqua si riparte con i pellegrinaggi notturni”.

Va bene, segno in agenda. Senta, come mai tanti personaggi illustri sono di casa al Santuario?
“E nel suo elenco ci sono quelli che si sono presentati. Chissà quanta gente è venuta qui con discrezione. Senta, voi li chiamate vip, io dico che chi esce da qui deve cambiare. Pensi che anche i santi se venissero al Divino Amore potrebbero cambiare, magari facendo diventare gli altri più santi. Le ricordo una frase di San Giovanni Paolo II che disse quando venne in visita: “Auguro che nessun uomo che passi qui non esca con l’effetto del Divino Amore. Vede, questa è la cittadella mariana che in 50 anni ha costruito 4 chiese, l’auditorium e 200 posti letto per i pellegrini e persino un laghetto. L’abbiamo realizzato con l’aiuto della Provvidenza che è arrivata goccia a goccia. D’altronde è un principio evangelico”.

Ma si parla di investimenti importanti, nell’ordine di ….?
“Miliardi delle vecchie lire. Ma noi non ci siamo mai impegnati a far soldi ma a realizzare”.

Però sempre qualche parrocchiano dice che ci sono debiti…
“Il Vescovo ha deciso di separare la chiesa dalle strutture di accoglienza e assistenza e preso verrà nominato un commissario tra gli oblati che si occuperà solo dell’amministrazione”.

Don Silla, che ne pensa della minaccia dell’integralismo e dell’Isis?
“Amo pensare che questi nostri fratelli possano essere illuminati interiormente per una conversione al bene vero. Io prego e ogni preghiera sale sù e Dio la fa tornare sotto forma di grazie e benedizione”.

In questi cinquanta anni di sacerdozio, qual è stato il momento più bello che ricorda?
“Mah., sono stati talmente tanti. Senta il momento più bello è il continuo incontro con i poveri e gli ammalati insieme ai loro familiari”.

E quello più difficile?
“Forse le pratiche edilizie per la nuova chiesa. Forse, ma no.. anche lì qualcuno ci ha aiutati”.

Quali progetti ha per i prossimi anni?
“C’è tempo, non ci ho ancora pensato”.