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Ecco la piovra Capitale. “I vivi sopra i morti sotto”

Ecco la piovra Capitale. “I vivi sopra i morti sotto”
OPERAZIONE MONDO DI MEZZO. Il Procuratore Capo di Roma spiega i particolari dell’operazione che ha decapitato la cupola che faceva capo a Massimo Carminati. Tramite Riccardo Mancini pezzi della Giunta Alemanno legati a pieno titolo all’organizzazione. Pignatone: “C’è la mafia a Roma, ci sono ingenti investimenti mafiosi. Ma non c’è unica organizzazione mafiosa capace di ricoprire tutta la città”. LE INTERCETTAZIONI: Il boss Carminati: “Mi puoi dire che mi dai un milione di euro, non mi interessa. Devono essere nostri esecutori. Devono lavorare per noi…”. GLI APPALTI “svuotati” come la raccolta delle foglie
Ecco la piovra Capitale. “I vivi sopra i morti sotto”
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Ecco la piovra Capitale. “I vivi sopra i morti sotto”

di Alberto Berlini

Un terremoto destinato a ridisegnare la mappa del potere delle Capitale. L’operazione di Ros e Carabinieri che ha portato all’arresto di Massimo Carminati e altri 37 “sodali” minaccia di spargere un’ombra sull’attività dell’intera giunta Alemanno. Indagini partite dall’arresto di Riccardo Mancini e poi approfondite dagli uomini del Ros.
L’operazione “Mondo di Mezzo” ruota attorno alla figura di Massimo Carminati, ex terrorista nero e il “freddo” della Banda della Magliana, che sfruttava le proprie conoscenze malavitose per i propri interessi ricorrendo alla violenza e metodi mafiosi. Dalle intercettazioni così minaccia un imprenditore: “Devi adeguarti perchè tanto sulla strada avrai sempre bisogno di noi”. Un altro imprenditore intercettato dai Carabinieri: “Sto con il cecato, sono intoccabile”.
Le indagini, iniziate nel 2012, hanno accertato l’esistenza di una struttura mafiosa che si avvaleva dello storico legame tra gli esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici.
Il legame con il mondo della politica è evidente sotto la Giunta Alemanno. Lo spiega il procuratore aggiunto Prestipino citando le intercettazioni che legano Carminati a Riccardo Mancini, storicamente legato all’estrema destra romana e in particolare a quella dell’Eur. alla guida dell’Ente Eur è già sotto inchiesta per la tangente pagata da una società legata al Gruppo Finmeccanica per i filobus della Laurentina: “Mi passa delle stecche, ma l’altro giorno gli ho menato”.

L’ORDINANZA.
Le carte sono finite sul tavolo del Giudice per le indagini preliminari del  Tribunale di Roma che su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per 37 persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, riciclaggio e altri reati. Sequestrati beni per un valore complessivo di 204 milioni di euro, tra cui alcuni quadri di altissimo valore che Carminati custodiva nella sua abitazione di Sacrofano, dove è stato arrestato.
Ulteriori 40 indagati sono stati raggiunti da avviso di garanzia e sono stati sottoposti a perquisizione. Tra i nomi eccellenti il nome dell’ex sindaco Gianni Alemanno, il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, l’assessore Daniele Ozzimo, i consiglieri regionale Eugenio Patanè, Luca Gramazio, e Giovanni Quarzo.
Come risulta dalle 1200 pagine dell’ordinanza e dall’elenco degli arrestati alcuni degli uomini più vicini ad Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione. I rapporti difficili con la giunta Marino si possono evincere da una intercettazione tra Carminati e Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, iscritta alla Legacoop, una delle realtà associative più grandi e attive in Italia: “Dobbiamo vendere il prodotto, bisogna vendersi come le puttane adesso”. “Mettiti la minigonna, vai a battere amico mio”.

Proprio Salvatore Buzzi, su disposizione di Carminati, avrebbe avuto il ruolo di intessere rapporti con gli amministratori pubblici funzionali agli interessi delle imprese del sodalizio, occupandosi personalmente della gestione della contabilità occulta, creando dei flussi finanziari illegali utilizzati per alimentare un sistema di tangenti in favore di politici ed amministratori di Roma Capitale.

MAFIA CAPITALE. Il procuratore Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno tracciato il quadro di una realtà mafiosa che permea l’intera capitale. “C’è la mafia a Roma, ci sono ingenti investimenti mafiosi. Ma non c’è unica organizza mafiosa capace di ricoprire tutta la città come hanno dimostrato le ultime indagini sviluppate sul litorale lidense dove diversi soggetti sono risultati legati a “cosa nostra”. Sono inoltre emersi rapporti con elementi di spicco del clan camorrista facente capo a Massimo Senese, operante nel settore del traffico di stupefacenti, con il clan mafioso catanese di Santapaola e con il clan Casamonica, attivo nel quadrante sud-est della città. Il gruppo capeggiato da Carminati inoltre si avvaleva della manovalanza di un gruppo di rapinatori albanesi, dell’opera dell’ex tesoriere della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi e di Giovanni De Carlo.
“Mafia Capitale” non ha, secondo il procuratore Pignatone, un territorio da controllare o organizzazione rigida. “Un quadro preoccupante – secondo l’aggiunto Perstipino – dove imprenditori si rivolgono per ottenere protezione da malviventi. Carminati non chiede soldi, ma di entrare a far parte del business dell’impresa”. Obbiettivo è entrare in affari: “Mi puoi dire che mi dai un milione di euro, non mi interessa. Devono essere nostri esecutori. Devono lavorare per noi”. E’ la teoria del mondo di mezzo – come si evince da una intercettazione: “vivi sopra e morti sotto, noi stiamo in mezzo. Dove tutto si incontra”.

LA POLITICA. Attraverso la corruzione di esponenti politici ed amministrativi le società controllate dall’organizzazione avrebbero ottenuto diversi appalti condizionando le rispettive gare attraverso la conoscenza anticipata del contenuto dei bandi.
I fondi neri destinati alle tangenti destinati a politici, amministrativi e ai membri dell’organizzazione, venivano ricavati tramite l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Contanti, fondi extracontabili, prestanome, tutto organizzato da quelli che sono i 3 deus ex machina della “piovra”.
Secondo le indagini esistono documentati rapporti tra il Carminati e Gianni Alemanno tramite il capo della segreteria Antonio Lucarelli, nonchè con l’allora consigliere comunale e ora consigliere regionale Luca Gramazio e con il direttore del V dipartimento, Angelo Scozzafava. Mirko Coratti e Franco Figurelli, capo segreteria dell’assemblea capitolina, sarebbero invece stati funzionali all’aggiudicazione di una gara bandita dall’Ama e per sbloccare i pagamenti sui servizi sociali e per pilotare la nomina del direttore del V dipartimento. Un altro uomo Pd, Eugenio Patanè, avrebbe richiesto più volte somme di denaro a Buzzi a rigurado di una gara Ama del 2013.
A Salvatore Buzzi si affincavano Fabrizio Franco Testa, che curava gli interessi del sodalizio all’interno della cosa pubblica, e Carlo Pucci, deputato a seguire gli appalti e i pagamenti destinati alla cooperative del sodalizio dall’ente Eur Spa di cui è dirigente.

AMA SPA. Un capitolo a parte per la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti. Le indagini mettono in luce un’attività illecita di lobbying da parte di Carminati per collocare in posizioni apicali manager e dirigenti asserviti agli interessi dell’organizzazione. Franco Panzironi, amministratore delegato dell’Ama, vantando uno strettissimo rapporto con l’allora sindaco Alemanno, a fronte del periodico pagamento di tangenti e versameti in favore delle fondazioni della sua area politicia, si era reso disponibile per l’aggiudicazione di appalti, stanziamenti di fondi e sblocco dei pagamenti alle società del sodalizio. 4 marzo 2013: in consiglio di amministrazione con decreto dello stesso Alemanno viene nominato un legale indicato e scelto da Carminati. Lo stesso sarebbe avvenuto per la nomina del direttore generale di Ama Panzironi e di una delle strutture operative. Elementi di prova di un patto collusivo esistono inoltre per l’assegnazione della raccolta differenziata nel comune di Roma, per l’attività di raccolta delle foglie e di altri lavori commissionati ad imprese amiche che giravano sotto forma di tangenti oltre 15 mila euro mensili.

I FLUSSI DI DENARO. Il sodalizio criminale era interessato alle commesse e ai finanziamenti che il Comune elargiva non solo alle municipalizzate e alla manutenzione del verde pubblico, ma anche per le strutture dedicate a nomadi, stranieri e rifugiati. Ad esempio Bruzzi aveva documentati rapporti con Luca Odevaine, già capo di gabinetto di Walter Veltroni, e Mario Schiena con ruolo di intermediario, per ottenere il trasferimento di immigrate presso le strutture controllate dal consorzio Eriches 29 dello stesso Bruzzi, a fronte di un pagamento mensile di 5mila e 1500 euro.

 

In merito il raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri rettifica quanto erroneamente riportato sul conto di Mattia Stella, il quale non risulta indagato ed è considerato soggetto terzo rispetto al procedimento penale e, in quanto tale, è stato sottoposto a perquisizione presso l’ufficio ove svolge l’attività professionale, in esecuzione di un decreto di “perquisizione locale presso terzi” emesso dalla procura della Repubblica di Roma.