Nel centrosinistra milanese il nodo non è più soltanto chi sarà il candidato sindaco, ma anche come sceglierlo. E mentre Pd e Azione tornano a scontrarsi su primarie, Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino, il Movimento 5 Stelle prova a spostare il baricentro del confronto: prima il programma, poi un nome unitario, evitando quello che Stefano Buffagni definisce di fatto un ulteriore passaggio divisivo.
La posizione del coordinatore milanese pentastellato arriva a pochi giorni da Nova – Parola all’Italia, l’appuntamento conclusivo del percorso nazionale del M5S in programma il 19 e 20 settembre al World Join Center di Milano. Non è una scelta neutra. Il Movimento porta proprio nel capoluogo lombardo la fase finale di un percorso che ha coinvolto oltre 17 mila persone e più di cento momenti di confronto sul territorio, con l’obiettivo di trasformare le proposte emerse in una piattaforma da portare anche al tavolo della futura coalizione progressista.
Buffagni: “Prima il programma, poi un candidato unitario”
“Leggiamo di discussioni su primarie, di posizionamenti politici, ma noi riteniamo che sia fondamentale condividere il nuovo programma per una Milano viva, sostenibile e davvero sicura“, afferma Buffagni. La proposta dei Cinque Stelle è quindi quella di individuare “sulla base di questo progetto un candidato unitario, che possa rappresentare davvero il rilancio di Milano a misura d’uomo in discontinuità con gli ultimi anni”.
Il coordinatore milanese del M5S non pronuncia esplicitamente un “no” alle primarie, ma il messaggio agli alleati è difficilmente equivocabile: “Serve individuare il candidato migliore a portare avanti la svolta necessaria per Milano che rappresenti e realizzi il programma senza ulteriori passaggi divisivi”. Il riferimento è proprio al confronto interno alla coalizione, che nelle ultime ore si è riacceso con forza.
Per i Cinque Stelle la sequenza dovrebbe dunque essere rovesciata rispetto alla corsa ai nomi che sta già animando gli altri partiti: definire prima una piattaforma comune e soltanto dopo trovare una figura capace di rappresentarla. Una posizione che avvicina il dibattito milanese alla linea nazionale di Giuseppe Conte, dove la costruzione del programma viene indicata come passaggio preliminare per dare sostanza a una possibile alleanza progressista.
Nova arriva a Milano: il M5S cerca spazio nella città più difficile
È in questo quadro che assume un significato particolare la scelta di Milano per il gran finale di Nova. Sabato 19 e domenica 20 settembre il World Join Center ospiterà la conclusione del percorso partecipativo lanciato dal Movimento. Le proposte raccolte durante mesi di incontri saranno discusse e votate, con Conte chiamato a chiudere entrambe le giornate.
La domanda attorno alla quale è stato costruito il percorso è esplicitamente politica: cosa dovrebbe fare nei prossimi cinque anni un governo della coalizione progressista per migliorare concretamente la vita degli italiani? Le proposte che usciranno da Nova saranno quindi destinate anche al confronto con Pd e Avs e alla costruzione di un eventuale programma comune.
Ma Milano rappresenta anche una sfida specifica per il Movimento. Nel capoluogo lombardo il M5S ha storicamente faticato più che in altre grandi città a costruire un rapporto stabile con l’elettorato. Portare qui il principale appuntamento politico-programmatico dell’autunno significa quindi provare a riaprire un dialogo con una città dove i Cinque Stelle vogliono tornare a pesare, proprio mentre si definiscono gli equilibri della coalizione che proverà a succedere a Giuseppe Sala.
Pd e Azione ai ferri corti su Majorino e Calabresi
Intanto, però, nel resto del centrosinistra il confronto resta molto più centrato sui nomi. Azione continua a spingere su Mario Calabresi e a considerare le primarie un passaggio non necessario. Daniele Nahum ha definito il giornalista “il candidato perfetto per rappresentare la pluralità del centrosinistra” e ha giudicato Pierfrancesco Majorino politicamente incompatibile con Azione.
La risposta di Majorino, riferisce il quotidiano Il Giorno, è stata durissima. L’esponente dem ha accusato Azione di non volere le primarie e di pretendere un candidato che non esprima posizioni troppo scomode, citando in particolare Gaza. “Se ci saranno o meno le primarie a Milano non lo deciderà Azione. Il centrosinistra non si farà imporre veti”, è il senso della replica.
Il confronto investe inevitabilmente anche Calabresi. Carlo Calenda ha già espresso un sostegno molto netto alla sua possibile candidatura, mentre nel Pd il suo nome continua a incontrare maggiore freddezza, soprattutto nell’area vicina alla segretaria Elly Schlein. Parallelamente Majorino resta uno dei profili più forti nel partito e nei giorni scorsi ha avuto un nuovo contatto con la leader dem.
Scavuzzo conferma la disponibilità alle primarie
Sul fronte opposto rispetto alla posizione espressa da Buffagni c’è Anna Scavuzzo. La vicesindaca ribadisce di considerare le primarie il metodo più corretto per scegliere il candidato del centrosinistra, in assenza di un diverso percorso condiviso. Scavuzzo ha già confermato la propria disponibilità a partecipare alla competizione, rivendicando esperienza amministrativa e conoscenza della macchina comunale. E invita allo stesso tempo a non accelerare troppo i tempi, sostenendo che la fretta favorisca soprattutto il centrodestra.


