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Elena Arvigo, una donna va alla guerra. E’ Politkovskaja, poi regina di Sparta

Dopo aver lavorato con Valerio Binasco, Paolo Virzì, Peter Greenaway e Ryan Marphy, la romana d’adozione Elena Arvigo debuttao con una “personale”: un ciclo di monografie su donne legate alla guerra. Il debutto al Brancaccino sino al 15 febbraio. E al cinema italiano dice: “Ci vuole più coraggio”. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

Sarà Anna Politkovskaja, e poi la bellissima Elena di Sparta, e dopo si calerà nelle vesti della scrittrice francese Marguerite Duras. Nata a Genova trentacinque anni fa, romana d’adozione, intensa e solare, Elena Arvigo è un’outsider, una di quelle attrici che si dividono tra cinema e teatro, guardando un po’ “dall’esterno” lo strano mondo dello spettacolo. “Un mondo misterioso anche per me che ne faccio parte ormai da tempo, perché in Italia, diciamocelo, un vero sistema cinematografico non esiste, né esiste uno star system come quello americano” dice l’artista professionalmente nata sotto la direzione di Giorgio Strehler. “Nessuno in Italia va al cinema per vedere il suo attore preferito, non esistono divi e la produzione è molto scarsa”.
E così Elena, che alle spalle ha numerose esperienze con importanti registi italiani e stranieri, come Valerio Binasco, Paolo Virzì, Peter Greenaway e Ryan Marphy, sceglie la strada della qualità e si inventa un progetto tutto suo: un ciclo di monografie su donne legate alla guerra. Il lavoro teatrale si apre con la complessa figura della giornalista russa famosa per i suoi reportage dalla Cecenia e per sue aperte critiche al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, assassinata il 7 ottobre 2006 mentre stava tornando a casa. Il monologo “Donna non rieducabile” nato dalla penna di Stefano Massini, sarà in scena dal 13 al 15 febbraio al Teatro Brancaccino. “Ho letto moltissimo per entrare nel personaggio: ciò che mi ha colpito dei suoi scritti è il suo bisogno impellente di testimoniare la realtà, il suo eroismo calato nel quotidiano di una realtà di guerra e soprusi” racconta. Lo spettacolo declina gli articoli e i brani autobiografici della giornalista in una forma teatrale: “”Ho tentato di costruire un album di immagini, una carrellata di esperienze in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d’animi. Ne è nato un collage di venti quadri. Un viaggio in soggettiva degli abissi russo-ceceni” spiega l’autore Stefano Massimi.
“Il momento più emozionante è la scena in cui Anna descrive con la sua feroce immediatezza l’orrore dell’attentato di Grozny del 27 dicembre 2002. L’esplosione, il silenzio, il sangue e la neve. E’ il momento in cui prende consapevolezza di quanto sia importante scrivere quando si è testimoni di ciò che gli altri non vedono”.
Il progetto sulle “donne della guerra” proseguirà a marzo al Teatro Argot Studio con uno spettacolo sulla scrittrice olandese Etty Hillesum, vittima della Shoah. Nel frattempo Elena, in attesa dell’esperienza sul grande schermo che possa folgorare a sua vita, lancia un appello: “Il cinema italiano sia più coraggioso, a partire dai produttori”.