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Io, Kenny Shepherd, erede di Hendrix. “A Roma ho chiesto a mia moglie di sposarmi”

ESCLUSIVA. Ad affaritaliani.it si racconta Kenny Wayne Shepherd, la nuova star internazionale del rock&blues. A sette anni il primo concerto poi un crescendo di successi sino ad diventare l’artista che apre le esibizioni di stelle assolute come Rolling Stones, Bob Dylan, Eagles, Van Halen, Aerosmith, Lynyrd Skynyrd. LA GALLERY e IL VIDEO

di Guido Bellachioma

Io credo che, il tuo ultimo lavoro, sia un album davvero eccellente. Come hai scelto i brani scritti da grandi artisti (Willie Dixon, Stevie Ray Vaughan, BB King, Donald “Duck” Dunn, Don Nix, Leon Russell) vicini alla tua sensibilità e come sei riuscito a renderli così personali, davvero in pure stile Kenny Wayne Shepherd? Il sound è forte, tosto ma arriva direttamente dal cuore e colpisce l’anima della gente. Qual è la chiave di lettura di questo disco?
“Ho cercato di trovare i brani più particolari di alcuni degli eroi che hanno avuto una grande influenza sul mio suono odierno. Volevo che le canzoni non fossero state troppe volte coverizzate… volevo che, unite insieme, diventassero un grande album, prendendo in considerazione testi, musica e groove. Il fatto che si presenta come un album personale è perché queste sono le canzoni con cui sono cresciuto, scritte e incise dagli artisti che ho ammirato per tutta la mia vita”.
Chi è Kenny Wayne Shepherd?
“KWS è una persona che ama creare musica, suonare la chitarra con passione, e spostare le anime della gente con il suono”.
L’artista più importante con cui hai collaborato?
“Ogni artista con cui ho suonato o collaborato è stato importante nella mia vita. Non posso fare torto a nessuno scegliendo il mio favorito”.
La tua musica è…
“Contemporary Blues con una spruzzata di Rock n Roll”.
Comporre, registrare e suonare dal vivo?
“Ogni momento è ugualmente importante e significativo, ciascuno influenza l’altro. Il processo di scrittura imposta il processo di registrazione, la realizzazione del disco consente di andare in tour per promuoverlo ed entrare in contatto più profondamente con le persone. Il filo conduttore è evidente e quando si realizza l’armonia di queste fasi allora l’artista può avere successo e crescere artisticamente. Se la sua musica non raggiunge tale armonia qualcosa non funziona”.
La tecnica nella tua musica?
“La tecnica è molto importante perché è necessario padroneggiarla per raggiungere i migliori risultati… ma è la creatività delle tue idee musicali che permette di distinguersi tra i molti musicisti che sono tecnicamente fantastici…”.
Ingredienti per il cocktail della buona musica?
“Buoni musicisti, groove, atmosfera, testi e melodia”.
Sei fiero di…
“Sono orgoglioso del fatto che la mia carriera vada sempre più forte dopo più 20 anni, senza aver snaturato il valore delle mie proposte”.
C’è qualcosa che non rifaresti nella tua carriera?
“Non ho mai tenuto alcun compromesso in qualsiasi momento abbia vissuto nell’universo musicale, quindi non ho rimpianti”.
Kenny Wayne Shepherd ascolta la musica di nuovi artisti?
“Ci sono un paio di nuovi gruppi di Los Angeles che mi piacciono molto e mi emozionano. Non sono proprio blues ma decisamente più rock: i Rival Sons (la copertina del loro primo album, Pressure and Time, edito a giugno 2011, è opera di Storm Thorgerson, disegnatore di Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd; nda) e i Vintage Trouble (l’ala più soul oriented dei Black Crowes. La band è sotto l’ala protettiva del potente Doc McGhee, manager di Bon Jovi, Motley Crue, Kiss, Guns N’ Roses; nda).
Gli artisti della tua vita?
“La lista sarebbe troppo lunga, anche per il tipo di musica che suono e mi piace… dovrebbe includere persone come Jimi Hendrix, Stevie Ray Ray Vaughan, Muddy Waters, BB King, Albert King, etc”.
Come ascolti musica?
“Io sono un appassionato di vinile, proprio per questo  motivo la maggior parte dei miei album sono stati disponibili come 33 giri. Purtroppo quando sono in viaggio uso il mio iPhone per ascoltare musica perché è portatile e conveniente. Però appena arrivo a casa…”.
Il primo album acquistato?
“Hard Again” di Muddy Waters (realizzato nel 1977 con musicisti, tra gli altri, come Bob Margolin alla chitarra, Pinetop Perkins al piano, James Cotton all’armonica, Willie “Big Eyes” Smith alla batteria, Charles Calmese al basso e Johnny Winter alla chitarra, che è anche il produttore; nda)”.
Puoi dirci qualcosa del nuovo album dei Rides, il gruppo che hai formato con due leggende della musica degli anni 60/70: Stephen Stills (Buffalo Springfield, Crosby Stills Nash & Young, Al Kooper, Jimi Hendrix) e Barry Goldberg (Electric Flag, Bob Dylan, Leonard Cohen, Steve Miller Band, Rod Stewart, Gladys Knight, Joe Cocker, Mitch Ryder, Gram Parsons)?
“Il secondo album di The Rides è finito, dovrebbe uscire per la fine di quest’anno. Credo davvero che sia un grande disco, onestamente migliore del primo disco, formato quasi tutto da canzoni originali scritte insieme perché avevamo molto da esprimere. In questo modo si definisce meglio il suono della band. Penso che i fan rimarranno contenti del risultato”.                        
Il concerto finale del tour europeo sarà a Roma, dove suonerai per la prima volta. Come intendi catturare il pubblico della Città Eterna? Sei mai stato a Roma da turista?

“Sono stato a Roma come turista. Ho fatto la proposta di matrimonio a mia moglie proprio a Roma, anche per questo motivo occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedo l’ora di venire lì a suonare per la prima volta per gli appassionati romani. Spero di catturare il pubblico con la passione e l’emozione che caratteristici della mia musica e del mio stile chitarristico”.
I 10 album indimenticabili e che vorresti portare su un’isola deserta per sfuggire qualche volta al mondo?
“Are You Experienced – Jimi Hendrix,  Hard Again – Muddy Waters, In Step – Stevie Ray Vaughan, Live at the Regal – BB King, Live Wire/ Blues Power – Albert King, Fandango! – ZZ Top, Burglar – Freddie King, Revolution of the Mind – James Brown, Disraeli Gears – Cream, The Genius of Ray Charles – Ray Charles”.