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L’Acea in sciopero, sindacati in rivolta. L’accusa: “Condizionano il personale”

Attivate le segreterie delle Unità organizzative per “conoscere preventivamente” chi parteciperà alla giornata di protesta. Le organizzazioni scrivono alla Commissione di Garanzia

di Franco Di Grazia

Venerdì 22 maggio sciopero generale per l’intera giornata, del personale di Acea SpA. Contemporaneamente però il management aziendale ha messo in campo un’azione ostruzionistica senza precedenti. Sono state attivate le segreterie delle Unità organizzative per “conoscere preventivamente” chi parteciperà alla giornata di sciopero e chi no e condizionare la libera scelta dei dipendenti che, peraltro, a conclusione delle assemblee svolte sui posti di lavoro vogliono partecipare alla giornata di lotta.
Infine il sindacato denuncia che il direttore del Personale Paolo Zangrillo con una sua nota ha contestato il volantino diffuso a Filtem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, che informava i lavoratori sull’esito dell’incontro organizzato con l’Azienda per stabilire i “minimi garantiti di servizio” (come da contratto collettivo di lavoro) per lo sciopero. Incontro che si è concluso con l’ennesima rottura, in quanto l’azienda ha proposto “minimi assolutamente sovradimensionati” e ch,e unitariamente,  sono stati contestati con una lettera indirizzata alla Commissione di Garanzia, arbitro super partes, che potrà sciogliere i nodi messi in campo dai responsabili societari con la consueta arroganza. E non è uno scherzo per il personale della società dei servizi essenziali (acqua, fognature, depurazione, energia e illuminazione pubblica) più importante della Capitale “sacrificare” un’intera giornata.
I sindacati, avranno pure le loro pecche, ma una cosa è certa: “sono organizzazioni salvaguardate e legittimate dalla Costituzione”, mentre i “nominati dalla politica” non lo sono affatto e debbono – loro sì – sottostare ai principi di trasparenza, di diligenza e correttezza, quando assumono decisioni “costose” e amministrano con arroganza e autosufficienza, mettendo a repentaglio i posti di lavoro e l’armonico sviluppo dei servizi agli utenti/clienti.