di Emma Evangelista
Lo chiamano GreenF76 è l’ecodiesel brevettato da ENI e UOP che sfrutta gli olii vegetali e animali di seconda generazione per tagliare il carburante e dimezzare così il combustibile derivato da greggio, riducendo consumi e inquinamento di acqua e aria. Ebbene sì la nostra flotta navale sarà alimentata con l’olio della friggitrice senza costi aggiuntivi per le modifiche strutturali o ingegneristiche e con un notevole vantaggio per l’ambiente. Ma si prospetta anche una seconda strada più longeva e meno economica, quella del gas naturale liquefatto. Per ora, però, si pensa a inaugurare lo stabilimento veneziano, uno dei pochi in Italia che non ha avuto necessità di licenziare proprio grazie alla riconversione della linea di produzione. La Comunità Europea ha emanato molte direttive per l’uso delle energie alternative e la Difesa ha deciso di istituire un centro per l’innovazione e l’elaborazione della strategia energetica della Difesa Italiana al quale dal 2007 contribuisce attivamente il capitano di fregata Tripodi.
Quali le tappe per la Flotta Verde?
Innanzitutto diciamo che è già in parte realtà perché il 29 gennaio il biocombérente è stato sperimentato a Taranto su Nave Foscari con ottimi risultati.Le prestazioni della nave non sono assolutamente variate, inoltre per utilizzare questo tipo di combustibile non è necessario modificare né i motori né la struttura delle navi con un risparmio di costi notevole e con una sensibile riduzione del materiale inquinante. Questo è la soluzione ottimale in attesa di poter sperimentare nuove tecnologie ancora meno inquinanti come il gas liquido o i derivati dall’idrogeno che però richiedono investimenti ingenti e un supporto comunitario per lo sviluppo della rete di rifornimento, che stiamo pensando di costruire offshore in corrispondenza dei maggiori porti italiani per poter diventare il punto di riferimento di tutta l’area del Mediterraneo, così da contrastare da un lato la dipendenza dal greggio e dall’altro utilizzare fonti non inquinanti e con maggiori prestazioni.
Per tornare all’attualità, però, possiamo dire che al Foscari è stato conferito il primo bollino verde, e che entro il 2015 ci siamo prefissati di sperimentare il GreenF76 sulle navi di classe Orizzonte e sul Cavour, per arrivare al 2016 con una dimostrazione della flotta al completo, sbaragliando così le migliori aspettative comunitarie ed adeguandoci per primi alle direttive UE con quattro anni di anticipo. Avremo così una flotta davvero eco-efficiente che si prefigge di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020.
Quali sono i pro e i contro del biocomburente? E quelli del gas naturale liquefatto?
Per quanto riguarda il biocomburente nonostante la sua ottima resa allo stato dell’arte esiste per l’approvvigionamento solo lo stabilimento di Porto Marghera e per ora la filiera corta del Consorzio degli Olii Esausti (CONOE) non può soddisfare tutta la domanda necessaria per la produzione, per cui l’impianto veneto verrà inaugurato con la produzione di combustibile fatta con olio di palma non sfruttato. Ma a rigor del vero devo dire che la prova su nave Foscari è stata effettuata con la miscela originale derivante dagli olii per così dire di frittura. Per quanto riguarda, invece, le tecnologie che vogliono sfruttare il GNL siamo ancora ‘in alto mare’ perchè manca totalmente la rete di rifornimento e, dalle ultime vicende in Ucraina non si può sottovalutare il rischio di utilizzare gasdotti per l’intero rifornimento. E’ necessario sviluppare un sistema di trasporto e, ancor prima, di trasformazione del gas in liquido che una volta a destinazione dovrebbe essere riconvertito con gassificatori per poter essere poi utilizzato. I costi infrastrutturali sono altissimi, per ora, ma si inseriscono in un quadro di autonomia energetica comunitaria. A nostro favore gioca la realizzazione di studi di settore e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la propulsione e la generazione elettrica che garantiranno che ci stanno portando a progettare delle navi-trasporto che consentano questo tipo di commercializzazione così che l’Italia possa diventare il fulcro di questa nuova via per l’energia pulita. Inoltre, grazie alla industria cantieristica nazionale, stiamo progettando delle navi che con le stesse dimensioni possano adempiere a questa funzione in modo da non dover modificare le grandezze dei mezzi. Un progetto futuristico che ci permetterebbe di diminuire sensibilmente la dipendenza dai derivati fossili con minori costi e impatto ambientale.
In questo scenario futuribile, oggi, la prima necessità per la Green Navy?
Magari che sia finanziato il progetto della USSP, ossia l’unità di supporto subacqueo polivalente, una nuova nave idrografica con il duplice compito di raccogliere dati per le ricerche scientifiche e di essere utile al soccorso e alla sicurezza in mare. I progetti della USSP sono già in fase avanzata, aspettiamo che il Parlamento decida di finanziare questo gioiellino verde, naturalmente alimentato con propulsori a gas naturale liquefatto. Così finalmente potremmo mandare a riposo la gloriosa Magnaghi, l’unica nave attualmente dedicata a questi usi, che comincia a sentire il peso dei 40 anni di onorato servizio.

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ESCLUSIVO. La Marina Militare si fa green e sperimenta con Eni gli olii usati di seconda generazione. Direttamente dalla friggitrice della patatine l’energia anti-greggio. Ad Affaritaliani.it il capitano di fregata, Pasquale Tripodi, svela i segreti






