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Lo stupro dopo lo scempio. Piani di zona, arriva la colata

A Cecchignola ovest e sud, Tenuta Vallerano, Colle delle Gensole e Prato Smeraldo, insieme a Grotte Celoni ad est, pariti gli scavi archelogici per realizzare oltre due milioni di metri cubi di nuovi appartamenti. Si aggiungeranno ai 40 mila vani di invenduto che costituiscono la “città fantasma”. A sud le ruspe stanno per cancellare un pezzo di Agro romano, già deturpato dalla vergogna di Tor Pagnotta. Vittorio Emiliani ad Affaritaliani.it: “Oltre il danno al territorio c’è da chiedersi per chi si costruisce?”. E aggiunge: “Aveva ragione Marchini in campagna elettorale: zero consumo del suolo per dedicarsi alle ristrutturazioni”. LA GALLERY

di Fabio Carosi

Dopo lo scempio, lo stupro. Due milioni di metri cubi di cemento si stanno per abbattere sulla zona sud della città, in quel territorio compreso tra le vie Ardeatina e Laurentina, eredità della variante di salvaguarda che ha risparmiato Tor Marancia dal delirio dei palazzinari.
Ciò che è stato salvato verso il centro, ora rischia di cancellare un patrimonio dell’Agro Romano, già messo a dura prova dall’abusivismo. Così dopo lo scempio di Tor Pagnotta, dove il decreto Bondi ha fatto una “curva pericolosa”, per salvare i palazzoni, stanno per partire di piani di zona di Cecchignola ovest e sud Tenuta Vallerano, Colle delle Gensole e Prato Smeraldo, insieme a piano di est di Grotte Celoni.
Allo stravolgimento firmato Rutelli-Veltroni, il colpo di grazia l’ha dato Gianni Alemanno, in una delle riunioni di giunta pre-elettorali (era il 23 maggio scorso), durante la quale ha predisposto il carteggio per dare il via alle conferenze dei servizi. E così i ruspisti si sono messi all’opera con i primi scavi archeologici, a pochi metri dai casali agricoli e dai terreni coltivati, primo passo per poter ritirare le licenze edilizie e ammantare di cemento la campagna, così come previsto dal piano regolatore del 2003.


Con oltre 40 mila vani sfitti e in iena crisi edilizia, ma anche nel pieno dibattito sul consumo zero del suolo, c’è ancora chi scommette sull’edilizia, nel vano tentativo di costruire ancora città fantasma. L’esempio per tutti è Tor Pagnotta, nel versante di Trigoria. Accanto a torri medioevali e i “soliti campi coltivati”, si sta finendo un gruppo di palazzoni (tra l’altro di pessimo gusto, ndr) che stravolgono lo skyline naturale della zona dove proliferano le agenzie immobiliari in cerca di clienti che non ci sono.
Sull’ennesima operazione di cancellazione del’Agro Romano, il giornalista e storico Vittorio Emiliani, sceglie Affaritaliani.it per denunciare l’opera di devastazione: “Le compensazioni sono la morte della pianificazione urbanistica  spiega – ma oltre il danno al territorio c’è da chiedersi per chi si costruisce? A Roma gli immobili invenduti sono pari a una città di provincia di medie dimensioni e non c’è più spazio. Aveva ragione Marchini in campagna elettorale quando spiegava ai suoi ex colleghi costruttori quando spiegava che la soluzione per l’edilizia non era il consumo del suolo ma l’ammodernamento dell’esistente: dalle evidenti costruzioni abusive del Dopoguerra, sino ai palazzi storici: altro che ruspe, bisogna lavorare sull’esistente. E se i fondi esteri continueranno a considerare appetibili le nuove costruzioni, a fermare i costruttori romani ci penseranno le banche che prima o poi dovranno tagliare le linee di credito”.

E cosi Roma prova a crescere con il consueto disordine e la sciatteria. Per ora siamo siamo agli scavi archeologici e se non ci salveranno gli antenati con qualche costruzioni, arriverà nuove cemento. E nuove case che resteranno senza clienti. L’alibi per i piani di zona, stavolta si chiama “edilizia in convenzione” e i destinatari delle case dovrebbero essere le giovani coppie. Quelli che prima di una casa sono alla ricerca affannosa di un lavoro.