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Vogue World accende Milano: J Lo, Alicia Keys e le star della moda trasformano la Galleria in un palcoscenico globale

Lo show firmato da Anna Wintour inaugura una Fashion Week da oltre 200 appuntamenti. In Galleria sfilano moda, musica, sport e spettacolo. Dagli organizzatori tre milioni per una biblioteca a Quarto Oggiaro

Vogue World accende Milano: J Lo, Alicia Keys e le star della moda trasformano la Galleria in un palcoscenico globale
(dalla pagina Instagram di Giuseppe Sala)

Milano si prende la scena internazionale della moda e lo fa trasformando il suo salotto più celebre in un gigantesco palcoscenico. La Galleria Vittorio Emanuele II ha ospitato Vogue World: Milano, il grande evento organizzato da Condé Nast che ha aperto simbolicamente la Milano Fashion Week davanti a centinaia di invitati e a una folla di curiosi assiepati nelle vie del centro per assistere all’arrivo di stilisti, modelle e star internazionali. Al centro dell’Ottagono, Alicia Keys al pianoforte. Poco più in là Jennifer Lopez, in abito bustier nero di alta sartoria firmato Dolce & Gabbana, a conversare con Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Tra gli ospiti anche Miuccia Prada e Raf Simons, Donatella Versace, Pierpaolo Piccioli, Demna, Alessandro Michele, Renzo Rosso, Gildo Zegna, Diego Della Valle e Remo Ruffini. A fare gli onori di casa il sindaco Giuseppe Sala, con gli assessori Tommaso Sacchi e Alessia Cappello. “Una bellissima serata”, il commento del primo cittadino al termine dello spettacolo.

Dalla miniatura del Duomo ad Alicia Keys: la moda raccontata in cinque atti

Lo show, trasmesso anche in streaming, si è sviluppato attraverso cinque atti dedicati alla storia della moda e del made in Italy, con un racconto che ha intrecciato sartoria, musica, danza, sport e spettacolo. Ad aprire la serata, alle 20, una processione guidata da una miniatura del Duomo, omaggio alla sapienza artigianale italiana. Poi in passerella non soltanto modelle del calibro di Gigi Hadid, Vittoria Ceretti e Mariacarla Boscono, ma anche volti provenienti da mondi differenti.

Hanno partecipato Ghali ed Elodie, le campionesse Paola Egonu e Arianna Fontana, gli attori Anna Ferzetti e Claudio Santamaria e persino lo chef Carlo Cracco. Spazio anche ai giovani dell’Accademia del Teatro alla Scala e a Roberto Bolle. Il finale è stato affidato ad Alicia Keys, al pianoforte nel cuore della Galleria, mentre le top model di ieri e di oggi accompagnavano le ultime uscite dello show.

Milano capitale della moda per una settimana

Vogue World rappresenta però soltanto l’evento più spettacolare di una settimana che fino al 28 settembre porterà a Milano 203 appuntamenti complessivi, tra 61 sfilate, 88 presentazioni e 54 eventi. Delle 61 sfilate in calendario, 54 saranno fisiche e sette digitali. La Fashion Week, sostenuta dal ministero degli Affari Esteri, da Agenzia Ice e dal Comune di Milano, punta ancora una volta a rafforzare il ruolo internazionale della città e a mettere insieme grandi maison e nuovi talenti. “Il rapporto tra Milano e il mondo della moda si è molto rafforzato”, ha sottolineato Sala, secondo cui durante le settimane della moda la città mette a disposizione “il suo stile, la cura del dettaglio e la capacità di innovare”. Per il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa, debutti e nuovi ingressi rappresentano invece “un segnale concreto della vitalità e della capacità attrattiva di Milano”.

Confcommercio: 219,5 milioni di indotto turistico

Accanto all’immagine internazionale resta centrale anche il peso economico della Fashion Week. Secondo le stime del Centro Studi di Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, l’indotto della spesa turistica supererà i 219 milioni di euro, attestandosi a 219,5 milioni. Il dato segna un calo dell’8% rispetto all’edizione di settembre 2025, ma una crescita dell’1,4% rispetto alla Fashion Week dello scorso febbraio. Sono attesi quasi 141 mila visitatori, con una forte crescita degli stranieri, stimati in aumento del 22%, mentre gli italiani dovrebbero diminuire del 29%. Dei 219,5 milioni complessivi, 100,8 milioni saranno destinati allo shopping, 85,4 milioni a ricettività e ristorazione e 32,9 milioni ai trasporti. La spesa media pro capite è stimata in 1.555 euro.

Cappello: “Con Vogue World un boom importante”

Per Palazzo Marino, tuttavia, l’effetto Vogue World potrebbe spingere i numeri ancora più in alto. “Storicamente le settimane della moda uomo stanno intorno ai 200 milioni di indotto, quelle donna in media sui 400 milioni, ma essendoci Vogue World e prevedendo tantissimi arrivi, sicuramente anche di celebrities, è difficile fare una previsione. Di sicuro sarà un boom importante”, ha spiegato l’assessora alle Attività produttive Alessia Cappello. Secondo Cappello, l’evento crea “un momento di show off internazionale fortissimo” e consente a Milano di mostrarsi ancora una volta al resto del mondo.

La chiusura al pubblico della Galleria e le limitazioni alla mobilità hanno comportato inevitabili disagi, ma l’amministrazione rivendica anche il ritorno concreto dell’iniziativa: Condé Nast destinerà infatti tre milioni di euro alla città per la realizzazione di una biblioteca a Quarto Oggiaro.

Conte: “Galleria ambasciatrice di Milano nel mondo”

Commentando i tre milioni di euro donati dagli organizzatori e che finanzieranno una biblioteca a Quarto Oggiaro, l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte dichiara: “La Galleria, diventata ambasciatrice di Milano nel mondo, raccoglie in una sola giornata una cifra importante per i servizi della nostra città, rendendo evidente che non si deve scegliere fra essere vetrina o comunità. Milano può essere entrambe le cose, una città piena di luce e insieme di solidarietà, e può continuare a crescere tenendole unite. L’evento di ieri sera e i tre milioni di dollari donati racconta l’unicità di Milano attraverso la sua Galleria: uno spazio del lusso di proprietà pubblica, un monumento aperto a tutti che non sostiene se’ stesso con biglietti di ingresso ma sostiene il bilancio di una città attraverso i canoni d’affitto e il lavoro delle griffe. L’evento di ieri sera segna una nuova stagione della Galleria e racconta il percorso che l’ha reso possibile, in questo mandato: 40 contratti con le griffe firmati, 15 nuove vetrine accese, tutti i negozi assegnati fino almeno al 2030, l’apertura al pubblico dei tetti del monumento e dei suoi sotterranei, i bandi per i piani superiori, gli introiti aumentati del 70% in 4 anni, che ormai superano la cedola di una importante società partecipata e sostengono buona parte del welfare”.

Dal Fashion Hub a Dalí, una settimana tra grandi maison e nuovi talenti

Accanto ai grandi show, la Fashion Week guarda anche alle nuove generazioni. A Palazzo Morando ha aperto il Fashion Hub di Camera Nazionale della Moda Italiana, visitabile durante la settimana e dedicato ai talenti emergenti italiani e internazionali. Tra le iniziative, la mostra “Future Threads: Italy’s New Wave”, curata da Sara Sozzani Maino, con i lavori dei nuovi creativi italiani. Il calendario prosegue con il Gala Dinner di Camera Nazionale della Moda Italiana a Palazzo Reale e l’inaugurazione della mostra “Dalí e la Moda”, quindi “Voices of Denim” il 24 settembre, l’apertura della mostra “Viktor&Rolf. Spectrum” a 10 Corso Como il 25, i Sozzani Awards il 26 e Milano Moda Graduate il 27 settembre. Ma l’immagine destinata a restare come apertura simbolica della settimana è quella della Galleria trasformata per una sera in passerella mondiale: Milano, ancora una volta, non soltanto sede delle sfilate ma parte integrante dello spettacolo.

Pacini (Pd) polemico: “Galleria e piazza Duomo ridotti a privè degli ospiti di Vogue”

Contro l’evento ha polemizzato Lorenzo Pacini, l’assessore del Municipio 1, esponente Pd e candidato alle primarie: “Per diverse ore Galleria Vittorio Emanuele e Piazza Duomo sono state la location di un privè degli ospiti di Vogue. Due luoghi pubblici che diventano privati. Esclusivi”. Vogue ha pagato al Comune 2 milioni di euro con i quali verrà riqualificata una biblioteca di periferia. “Ci manca pure che fosse gratis. Ma al di là di questo, possiamo davvero immaginare una città che deve affittare piazza Duomo per poter riqualificare le biblioteche di periferia? – prosegue -. Per fare le opere pubbliche esistono le tasse. E forse se ci sono aziende che possono permettersi di affittare piazza Duomo è perché di tasse ne devono pagare di più”. Secondo Pacini questo evento “di natura privata non andava fatto in quel luogo”, conclude segnalando che la cosa ha creato anche diversi disagi ai cittadini.

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