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Mafia Capitale, inchiesta “show”. Gli avvocati: “Intimiditi”

Mafia Capitale, inchiesta “show”. Gli avvocati: “Intimiditi”
massimo carminati 01
A due settimane dall’indagine i difensori al contrattacco: “Per ora è stato di agitazione contro indagini invasive e spettacolarizzate”, alla ricerca “dell’appoggio dei cittadini attraverso un uso disinvolto dei media”. L’avvocato di Carminati, Giosué Naso: “Diritti e le prerogative della difesa vengono così ignobilmente violati”. Sotto accusa le intercettazioni e i pedinamenti che hanno coinvolto i colleghi avvocati
Mafia Capitale, inchiesta “show”. Gli avvocati: “Intimiditi”

Per ora è “stato di agitazione” ma non si escludono altre iniziative di protesta più plateali: avvocati sul piede di guerra contro la procura della Repubblica, accusata di orchestrare “indagini invasive e spettacolarizzate” alla ricerca “dell’appoggio dei cittadini e della politica attraverso un uso disinvolto dei media”. A due settimane dallo scandalo che ha travolto Roma con una gigantesca inchiesta da 70mila pagine che sta alimentando giornali, trasmissioni televisive, dibattiti di ogni genere, e riuscendo a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica in modo massiccio, i legali passano all’attacco.
In prima linea Giosuè Bruno Naso, difensore di Massimo Carminati considerato a capo del sodalizio mafioso romano. “E’ il minimo che potessimo fare proclamare lo stato di agitazione, quando ci si rende conto che i diritti e le prerogative della difesa vengono così ignobilmente violati”.
La decisione è arrivata martedì sera al termine di un’assemblea della Camera penale di Roma, che in una nota ha denunciato “l’illegittima spettacolarizzazione e diffusione di atti di indagine con la deliberata ricerca da parte degli inquirenti di una sponda mediatica, tesa a creare consenso popolare e politico, che certamente condiziona la serenità dei giudici chiamati a valutare la fondatezza delle ipotesi accusatorie».
“Non è la prima volta che succede: ogni volta che un processo ha un forte impatto sull’opinione pubblica si allestisce un circo mediatico giudiziario. Fa parte delle regole del gioco e non ci si può fare nulla” spiega Alessandro Diddi, il legale di Salvatore Buzzi, l’indagato numero due della gigantesca inchiesta Mafia Capitale.
Ma a mandare su tutte le furie gli avvocati sono soprattutto le intercettazioni, telefoniche e ambientali, addirittura i pedinamenti che coinvolgono gli avvocati. “Questo è davvero un problema perché incide sulla libertà della difesa, fa sempre dispiacere vedere nomi di avvocati che finiscono nelle carte dei processi” aggiunge Diddi.
Un fatto di “gravità inaudita” secondo l’avvocato Naso: “Le intercettazioni delle conversazioni telefoniche e ambientali negli studi legali attraverso l’uso delle cimici, e addirittura i pedinamenti degli avvocati al solo fine di conoscere preventivamente e illegittimamente le conversazioni che avvenivano con i clienti, mortificano il diritto alla difesa con finalità chiaramente intimidatorie. E’ questo intendimento intimidatorio finale quello che allarma più di qualsiasi altra cosa: un messaggio per il presente e per il futuro su come esercitare la professione”. Una prima mossa, insomma, in attesa di avere ulteriori elementi di valutazione. “Non escludiamo altre iniziative, anche perché finora abbiamo una conoscenza ancora parziale del processo: non è un’operazione di qualche giorno analizzare 70mila pagine. E sono certo che da questo gigantesco materiale verranno fuori altri aspetti di discutibile, dubbia o nulla legittimità”.