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Mafia capitale, Odevaine ai pm: “Buzzi mi pagava, avevo il ruolo di facilitatore”

Mafia capitale, Odevaine ai pm: “Buzzi mi pagava, avevo il ruolo di facilitatore”
Luca Odevaine
LA CONFESSIONE. “Prendevo 5mila euro al mese, avevo il ruolo di spicciaproblemi”. L’ex vice capo di gabinetto di Veltroni in Campidoglio e poi capo della Guardie Provinciali con Zingaretti, Luca Odevaine, ha ricostruito ai pm romani i suoi rapporti con il clan di Buzzi e Carminati. Le prime dichiarazioni spontanee davanti agli inquirenti dopo 3 mesi passati agli arresti. Decisivo il posto che occupava al tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione al Viminale. Il profilo e il passato oscuro di uno degli uomini chiave dietro l’affare di Mafia Capitale
Mafia capitale, Odevaine ai pm: “Buzzi mi pagava, avevo il ruolo di facilitatore”

Ha ammesso di aver preso soldi da Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative, spiegando che per lui svolgeva “un ruolo di facilitatore”. E’ quanto detto ai pubblici ministeri di Roma da Luca Odevaine, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Mafia capitale“, nel corso di dichiarazioni spontanee. In quattro ore Odevaine, ex capo della polizia provinciale di Roma ed ex vice capo di Gabinetto di Veltroni in Campidoglio, ha ricostruito ai pm romani i suoi rapporti con Buzzi spiegando che i 5.000 euro mensili che, secondo l’accusa, il clan Carminati gli garantiva erano soldi “dovuti al suo ruolo di facilitatore e spicciaproblemi”.

In merito al suo ruolo nel tavolo sull’immigrazione, l’indagato ha spiegato che si trattava di una “struttura meramente tecnica e operativa” che “non aveva funzioni di natura politica”. Nelle intercettazioni dei Ros sull’associazione mafiosa guidata dal boss ed ex Nar, Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, diceva: “Lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… ed io ne piglio quattromila”. “Luca” è, come da lui stesso ammesso oggi davanti ai pm, Luca Odevaine, una carriera da “risolutore di problemi” in Campidoglio, vice capo di Gabinetto della giunta Veltroni, poi del commissario Morcone, e all’alba della giunta Alemanno, quindi a capo della Polizia provinciale e infine il salto al tavolo di Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo.

Nell’ambito dell’inchiesta sulla “Mafia Capitale“, la Procura di Roma parla di un vero e proprio “sistema Odevaine”, un modo per pilotare, da quel tavolo sui profughi, i flussi degli immigrati ai centri organizzati da Buzzi&Co, e di “vendita della sua funzione e compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio”.  Già considerato dagli inquirenti il centro di quel sistema di gestione dell’accoglienza dei migranti che permetteva all’organizzazione di fare più soldi che con qualsiasi traffico di droga, lo scorso 24 dicembre il Tribunale del Riesame aveva confermato per Odevaine l’accusa di corruzione con l’aggravante di aver favorito una organizzazione mafiosa.

IL PROFILO. Luca Odevaine, o meglio Odevain come si chiamava prima di cambiare cognome per nascondere una condanna per droga risalente al 1989, poi cancellata dall’indulto, finì a  processo nel 2011 per abuso d’ufficio in una storia legata ad affitti per famiglie senza casa, ma l’ex vicecapo di Gabinetto di Veltroni e poi capo della Guardie Provinciali se l’è sempre cavata.