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Mondo di Mezzo, la procura chiede la confisca dei beni per 150 milioni di euro

Chiesta sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno a Roma per Carminati e Buzzi

Mondo di Mezzo, la procura chiede la confisca dei beni per 150 milioni di euro
processo mafia capitale 04
Mondo di Mezzo, la procura chiede la confisca dei beni per 150 milioni di euro
Mondo di Mezzo, la procura chiede la confisca dei beni per 150 milioni di euro
Mondo di Mezzo, la procura chiede la confisca dei beni per 150 milioni di euro

Confisca dei beni, sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno a Roma: sono queste le richieste che la Procura di Roma ha avanzato nei confronti di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, coinvolti nel caso Mondo di Mezzo, ex Mafia Capitale.

 

Il valore dei beni, attualmente sotto sequestro, è di 150 milioni di euro. La confisca, stando a quanto sollecitato dal Procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Luca Tescaroli, si riferisce a opere d’arte, conti correnti, libretti di deposito, immobili, quote societarie, auto e motoveicoli, fabbricati, terreni, magazzini e depositi, riconducibili a vario titolo agli indagati. Si tratta di provvedimenti sollecitati dai magistrati alla luce dell’attuale pericolosità sociale dei soggetti coinvolti che, a parere della Procura, non hanno saputo giustificare la legittima provenienza dei beni in sequestro o che hanno la disponibilità degli stessi beni in valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato allo Stato.

La procura ha poi richiesto sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel Comune di Roma, da applicare per 4 anni a Massimo Carminati, per 3 anni e 8 mesi al suo braccio destro Riccardo Brugia e a Salvatore Buzzi, per 3 anni agli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Ietto, e poi a Matteo Calvio, Roberto Lacopo, Fabio Gaudenzi e Giovanni De Carlo e per 2 anni all’ex ad dell’Ente Eur Riccardo Mancini.

Sebbene in primo grado non siano state riconosciute l’associazione per delinquere di stampo mafioso e l’aggravante del metodo mafioso, lo scorso luglio il tribunale ha inflitto pene pesantissime a molte delle persone coinvolte nell’indagine. Carminati è stato condannato a 20 anni, Buzzi a 19, Brugia a 11, Calvio a 9, Lacopo a 8, Gaglianone a 6 anni e mezzo e Ietto e Guarnera a 4 anni.

Pene così pesanti sottointendono “una pericolosità generica di rilevantissimo spessore, avuto riguardo alla temibilità del sodalizio criminale del quale gli stessi, sospettati di vivere abitualmente con i proventi di attività delittuose, sono stati ritenuti partecipi”. Nella lista della Procura figura anche il nome di Riccardo Mancini, inizialmente indagato in Mafia Capitale e poi uscito di scena. Secondo la Procura Mancini sarebbe da sanzionare in virtù della condanna in primo grado a 2 anni di reclusione (confermata in appello) per la tentata estorsione ai danni del manager Alessandro Filabozzi, presidente del Consorzio CCC, nell’ambito della vicenda della Breda Menarini Bus.