di Luigia Luciani
Quando arrivò alla Lazio, durante l’ultima finestra estiva di calciomercato, di lui scrissero ”Se ti chiami Djordjevic e sei nato a Belgrado, logico pensare al basket. Filip Djordjevic avrebbe anche i centimetri per cimentarsi con la palla a spicchi, ma sin da bambino alle mani ha preferito i piedi.” E ancora, “L’identikit è quello perfetto: centravanti d’area di rigore, già pronto all’uso e non da formare, economico e garantito. Con un plus: non un giocatore da rilanciare, bensì uno nel pieno della sua carriera, da sfruttare subito e, perché no, da valorizzare ulteriormente.” Detto, fatto. Perchè Djordjevic è balzato in cima alla classifica marcatori nel rapporto gol/minuti giocati: quattro in 426′, davanti a Cassano (481′), Honda (479′), Osvaldo (470′), Callejon (464′) e Di Natale (455′).
E’ partita pure la corsa a trovargli il paragone più calzante con i grandi ex in maglia biancoceleste: Giorgione, in onore di Chianaglia; più spesso, qualcuno ha sussurrato che Filip ricorda Bobo Vieri, magari con meno tracotanza. Poi lontano dall’appartenenza laziale, critici e appassionati del buon calcio, hanno rivisto in lui le doti del rapace bomber d’area alla Pippo Inzaghi. Magari non ti accorgi della sua presenza per una partita intera, ma al momento buono la palla finisce in rete e lo stadio esulta. E domenica, finalmente anche all’Olimpico contro il Sassuolo, Djordjevic ha segnato pure davanti al suo di pubblico. Si era sbloccato alla grande al Barbera, rifilando una tripletta al Palermo e accendendo finalmente gli entusiasmi di chi lo aspettava al famoso appuntamento col gol. Quello più importante per chi di professione fa l’attaccante.
Ventisetta anni compiuti lo scorso 28 settembre, nazionale serbo, cresciuto nella Stella Rossa, società con la quale ha disputato solo qualche partita prima di essere ceduto definitivamente al Nantes nel 2008. Mancino, 186 cm per 85 chili, finalizzatore puro, di quelli che in Inghilterra definiscono “volpe nell’area”.
La Lazio rappresenta per lui il grande balzo. Il club di Claudio Lotito è per questo calciatore, solido nei piedi quanto nella testa, la vetrina giusta per mostrare doti personali da mettere al servizio della squadra: finalizzare, ma anche confezionare assist, proprio come è accaduto domenica. E poi ancora correre, rincorrere e fare a sportellate all’occorrenza.
La piazza laziale chiedeva e voleva l’alternativa a Klose. Indiscutibile il campione del mondo, ma tanto discussa era stata la scorsa estate, invece, a richiesta di un altro bomber al servizio di Pioli. Di Filip Djordjevic hanno colpito insomma tante cose, i gol su tutto. Poi carattere e compostezza, come quella dimostrata alla fine della trasferta di Palermo. Dopo una tripletta, chiunque sarebbe esploso di entusiasmo, eppure l’attaccante serbo, proprio ai cronisti, suoi connazionali parlò con estrema saggezza: ”E’ stata la miglior gara della mia carriera. Quello che è successo, non potevo immaginarlo neanche nei sogni. Cerco di portare la mia esperienza, questo è un grande club. Ci sono grandi aspettative da parte dei tifosi, loro vorrebbero che noi fossimo allo stesso livello della Roma, ma è difficile. Loro sono più forti finanziariamente, noi vogliamo tornare in Europa”.







