I soldi ora ci sono, i progetti ancora no. Caso più unico che raro è la burocratica macchina del Comune ad aver fatto prima dei privati. Il nuovo Stadio della Roma rischia di impantanarsi tra carte e disegni e la posa della prima pietra potrebbe slittare con buona pace dei tempi rapidi promessi ai tifosi giallorossi pronti a traslocare a Tor di Valle.
La nuova Trigoria lungo il Tevere diventa un caso. Solo giovedì è arrivata infatti l’ufficialità del rifinanziamento del debito dell’As Roma: la società ha infatti comunicato che è stata perfezionata l’operazione di rifinanziamento mediante la sottoscrizione di un contratto di finanziamento da 175 milioni di euro con Goldman Sachs.
Per la squadra di James Pallotta è una vera e propria boccata d’aria dopo mesi di turbolenze sia in campo che in campo societario. Il finanziamento della banca americana permetterà alla Roma di liquidare i debiti, accorpati in una unica bad company su cui convoglierà la linea di credito emessa dalla Goldman tramite Unicredit. Il finanziamento dovrà essere restituito entro il febbraio 2020 e a garanzia del finanziamento la società ha creato una “Newco” SR Media and Sponsorship S.r.l. in cui sono state convogliate diverse fonti di ricavo, tra cui quelle dei diritti televisivi e attività di sponsorizzazioni.
Benchè la società abbia smentito l’impiego dei soldi per lo Stadio, il rifinanziamento permette alla Roma di poter pensare ora al nuovo impianto di Tor di Valle: i progettisti sono al lavoro per le opere pubbliche annesse e per consegnare lo studio di fattibilità insieme al progetto esecutivo al Comune che poi passerà la palla per il nulla osta definitivo alla Regione. Ma a quasi due mesi dalla delibera di interesse pubblico, gli uffici del Campidoglio aspettano ancora le carte dagli uomini di Pallotta e la previsione della posa della prima pietra è slittata da giugno a novembre. Ulteriori slittamenti al 2016 potrebbero far scattare delle penali con i finanziatori.
Lo stesso sindaco Marino ha promesso di prendere il telefono e chiamare Pallotta per sollecitare i progetti. Il sindaco a Radio Radio, ha ricordato di aver già “sollecitato l’assessore all’Urbanistica. Adesso loro devono davvero presentare il progetto esecutivo, come si erano impegnati a fare, perché voglio fortemente che venga sottoposto all’esame accurato della Regione e arrivare entro quest’anno alla posa della prima pietra”. E ha precisato: “Voglio anch’io vedere Francesco Totti tirare il primo calcio d’inizio tra non molto tempo nel nuovo stadio, ma lo stadio è importante anche perché porta un investimento di 1,5 miliardi di capitali stranieri nella città di Roma e solo nella fase di costruzione oltre 3.000 posti di lavoro”.
L’ITER. Il Gruppo Parnasi come “partner tecnico”, deve presentare i progetti definitivi delle opere al Comune che ne dovrà verifichere la congruità con i criteri di utilità pubblica approvati dall’assemblea capitolina e poi tutto l’incartamento passerà alla conferenza dei servizi allargata a livello regionale che, entro sei mesi, dovrà dare il via libera definitivo al progetto entro. Un piccolo giallo riguarda i progetti da depositare che dovrebbero riguardare solo le opere pubbliche oltre allo Stadio vero e proprio e non il business park da considerare “opere private”. Ma lo stesso assessore all’Urbanistica, Caudo, è stato chiaro: i progetti che il Comune si aspetta dovranno essere i definitivi di ognuna delle opere che compongono l’intervento, quindi, sia i ponti o la metropolitana, che anche tutto il resto. Da mettere a punto anche il problema “idrogeologico”. Se il Tevere non desta particolari problemi è il fosso di Vallerano che richiede i maggiori lavori per rinforzare gli argini e opere connesse.
IL PROGETTO. Ma la vicinanza del fiume potrebbe essere un punto di forza. Lo spiega l’architetto Dan Meis che ha raccontato i dettagli del progetto all’Università Americana di Roma: “Il Tevere può essere sfruttato per i collegamenti. Ho preso spunto dai giocattoli giapponesi per fare stadi convertibili: a Seattle piove molto, perciò il tetto scorre e si apre. L’idea era combinare qualcosa del genere con la Saitama Arena. La Curva Sud sarà il piatto forte. Vogliamo fare un impianto di livello mondiale”. Poi ha assicurato: “Non avevo mai lavorato per un progetto di questa portata, ma sono fiducioso che si farà”.


