Illegalità e crisi, un abbraccio che ha avuto effetti “devastanti” sull’economia. A sottolineare lo stretto legame tra la devastata economia capitolina e i casi di corruzione è il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. E la cattiva gestione della cosa pubblica costa cara: la procura regionale del Lazio infatti ha chiesto 15 milioni di euro ad Atac e altri 7 milioni ad Ama per i casi di parentopoli scoppiati nel 2010.
Lo ha sottolineato il procuratore generale Salvatore Nottola ricordando due atti di citazione: all’azienda dei trasporti per “mancanza di imparzialità e trasparenza nelle procedure di selezione e per l’inammissibilità della chiamata diretta”. Altri 7 milioni 948mila euro rischia di pagarli la municipalizzata dell’ambiente per “illegittime procedure di assunzione di circa 550 operatori ecologici”.
Correva l’anno 2010 quando a dicembre esplose il caso di “Parentopoli”: le assunzioni eccellenti in Atac e Ama mentre la destra governava Roma e il Lazio con Gianni Alemanno al Comune e Renata Polverini alla Regione. Fu l’allora procuratore Giovanni Ferrara e l’aggiunto Alberto Caperna a guidare il pool di magistrati che indagarano per abuso di ufficio scoperchiando il vaso di Pandora della municipalizzate.
La stessa Corte dei Conti aprì un fascicolo dopo che saltò fuori che la figlia del caposcorta di Alemanno era stata assunta da Ama quando i giornali avevano pubblicato che il fratello Giorgio era stato assunto, sempre senza concorso, all’Atac. Il caposcorta di dimise ma quel caso era solo la punta dell’iceberg. Nell’organico dell’Azienda municipalizzata Ambiente spuntarono assunzioni “eccellenti” per ricoprire il ruolo di operatore ecologico: una lunga lista di chiamate dirette per parenti e fidanzate, collaboratori di politici ed esponenti del ”partito del Cavallo” ovvero i fedelissimi di Franco Panzironi arrivato al galoppo dall’Unire (Unione nazionale incremento razze equine) e che dopo essere stato amministratore delegato dell’Ama è ora in carcere dopo che lo scandalo Mafia Capitale lo ha dipinto come “spregiudicato al soldo di Carminati e Buzzi”.
