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Processo rifiuti, c’è chi esce. Salvo Marotta: “Ingannato”

Archiviate le accuse di abuso d’ufficio e la partecipazione all’associazione a delinquere per l’ex dirigente dei Rifiuti della Regione, Mario Marotta, “indotto in errore”. Ma le motivazioni poco si conciliano con suo super curriculum: dal Governo Prodi alla corte di Alemanno e poi la Polverini. LE INTERCETTAZIONI E I DOCUMENTI

di Fabio Carosi

Tecnicamente sono “comparse” nel grande film sul processo a quaranta anni di rifiuti romani. E come tali hanno avuto un’accelerazione straordinaria della loro posizione. Dopo il clamore degli arresti di una moltitudine di “associati”, il sostituto procuratore di Roma, Alberto Galanti, l’uomo che ha messo in ordine migliaia di carte e di intercettazioni telefoniche, inizia a fare dietrofront. E per alcuni soggetti chiamati in causa nella maxi inchiesta, ha chiesto l’archiviazione e l’ha ottenuta dal Gip Massimo Battistini già dallo scorso 29 maggio.
Niente processo dunque per Bruno Guidobaldi, direttore tecnico della Pontina Ambiente e storico consulente di sinistra dei Comuni dei Castelli Romani, e Fabio Ermolli, già “quadro” di Eni, responsabile del settore Rifiuti di Arpalazio con conseguente “caduta” del’accusa di corruzione per Manlio Cerroni e neanche per Fabio Tancredi. Ma più di tutti Mario Marotta, gran commis della Regione Lazio e protagonista del Piano Rifiuti varato dalla Giunta di Renata Polverini, esce di scena anche se con alcune motivazioni che fanno riflettere.
Scrive infatti Galanti nella richiesta di archiviazione: “All’esito delle interrogazioni e delle allegazioni difensive emerge come lo stesso sia stato verosimilmente indotto in errore (!!!, ndr) da parte del Giovannetti (un segretario dell’assessorato regionale Rifiuti) e dal Landi in ordine alle capacità gestionali dell’Ascenzo, al punto di convincersi a inserire lo stesso nella rotazione dei dirigenti. Del resto – aggiunge il pm – che il Marotta non fosse nelle grazie di Cerroni si evince chiaramente dalla produzione da parte dello stesso di una sorta di consulenza grafica da cui risulterebbe una indole del Marotta proclive a delinquere, prodotta a scopo verosimilmente intimidatorio. Parimenti non ha trovato conferma l’ipotesi associativa”.
Dunque, uno dei funzionari più alto in grado della Regione Lazio, esce di scena perché non ha mai commesso un abuso d’ufficio nello spostare un dirigente “incapace”, tantomeno è stato mai solidale con i protagonisti di monnezza story per i quali l’accusa ha ipotizzato il reato di associazione a delinquere. Solo che a leggere bene le parole di Galanti, emerge il profilo di un super burocrate “indotto in errore” da un sottoposto e da un manager esterno, non in relazione ad una semplice opinione, ma ad un provvedimento amministrativo di particolare riservatezza.
Un profilo, questo, che poco si allinea con il suo “fantastico” curriculum. Già nel Governo Prodi, Marotta, classe 1974, è un prodigio scoperto da Gianni Alemanno ministro per le Politiche Agricole che lo colloca prima all’Ufficio Legislativo e poi all’Agea, una scatola preziosa che attinge a fondi europei e poi li trasforma in preziosi aiuti alle spa agricole in difficoltà. Lo stesso Marotta “tratto verosimilmente in errore” è colui che diventa direttore generale dell’Inea (l’ente di ricerca nel campo strutturale e socio economico del settore agro-industriale, forestale e della pesca) et voilà, vicecapo di Gabinetto del Ministero. Con Alemanno sindaco e in perfetta sintonia con Renata Polverini, sale superando i ricorsi amministrativi degli altri dirigenti, al gradino di massimo dirigente del settore Rifiuti della Regione Lazio, un posto di grande responsabilità perché è lì che si decidono le politiche del rifiuti della Capitale e  “tratta” col privato Cerroni che opera da sempre come monopolista.
Per meglio comprendere il “peso” di Mario Marotta, basta rileggere uno stralcio di un’intercettazione telefonica con l’assessore ai Rifiuti, Paolo di Pietrantonio successiva alla bocciatura di Corcolle come sito della discarica e alla scelta di Monti dell’Ortaccio. E qui Marotta si supera dimostrando di poter “dare del tu” al suo assessore: “
DI PAOLOANTONIO: Senti invece prima m’ha chiamato Alemanno
MAROTTA: Eh…
DI PAOLOANTONIO: Ah c’è un casino… dico: in che senso? Il commissario m’ha detto che allora andiamo all’Ortaccio
MAROTTA: Bravo !! Eh!!! (ridono)
DI PAOLOANTONIO: Buon giorno! buon giorno…dico ben venu….
MAROTTA:…Sei l’unico che non l’aveva capito Alemanno!!…
DI PAOLOANTONIO: … Ben venuto nel mondo dei vivi!…
MAROTTA: …Ma vaffanculo va…
DI PAOLOANTONIO: Dice e adesso? E adesso te sta bene dico, potevi tenerte Corcolle eh
MAROTTA: Te la pii n’der culo capito eh è questa la verità, se la prende nel culo, non me ne frega niente
DI PAOLOANTONIO: Ma manco a me!
MAROTTA: Ma che ce frega Pietro ma fagliela fare dove glie pare”.

Più che un soggetto “tratto in inganno”, Marotta dimostra coi fatti di saperla lunga e di poter “mandare a quel paese” sia l’assessore regionale che il sindaco di Roma. Prima che esploda la bufera si sfila da tutta la commedia. Spiega ai quattro venti di essere solo oggetto di un’indagine per abuso d’ufficio e su Monti dell’Ortaccio conclude gridando ai quattro venti di essere contrario e si dimette dalla Regione, per rifugiarsi nella Lazio ambiente, la società che, sostituendo il consorzio Gaia, nella testa dell’allora presidente Polverini avrebbe dovuto prendere in carico come soggetto pubblico l’intero ciclo della “monnezza”. Una fuga per tempo che gli consente di salutare tutti gli indagati e di mettersi in salvo. Altro che “tratto in inganno”, Marotta ha fiutato il caos è si è defilato per tempo. e le sue capacità manageriali emergono anche da altre intercettazioni, relative all’indagine della Commissione Rifiuti.

Al telefono Romano Giovannetti, segretario con l’assessore alle Attività produttive del Lazio, Di Paolantonio, e Bruno Landi: “Ti volevo solo dire una… che ti dovrebbe far piacere, oggi nella risoluzione al Senato, sulla commissione di indagine rifiuti (…) C’è un passaggio… perché gliel’ho corretta insieme a Marotta (Mario, direttore generale attività produttive, ndr) al nuovo senatore che ha sostituito Candido De Angelis che è del Fli… fa gli elogi che l’unica efficienza che ci sta nel Lazio sono gli impianti di Malagrotta”.

Persino la scelta del legale che lo ha assistito nell’uscita di scena è degna di un manager illuminato. Forte dell’esperienza accumulata all’Agricoltura, Marotta nomina legale l’avvocato Paolo dell’Anno,già collaboratore dell’avvocato Carlo Taormina e figlio del super piemme Paolino dell’Anno, sostituto procuratore di Roma col soprannome di “Paolino Ergastolino” per la durezza delle richieste di condanna contro la malavita e ferito in un attentato. Dell’Anno senior fu procuratore capo di Frosinone per dieci anni ed è lì che il piemme Alberto Galanti ha fatto per sette anni la sua seconda scuola, prima di tornare a Roma. Si tratta ovviamente di una pura coincidenza geografica e, ricordando il motto dell’ordine della Giarrettiera, sia maledetto chi pensa male.