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Pronto soccorso a tutto caos. In 233 aspettano un letto

Il sindacato Nursind rende pubblici i numeri sugli accessi nei principali ospedali romani: nella giornata di lunedì su 620 pazienti, 233 aspettavano un posto letto. Il commento: “Ma non era stato sbandierato come un successo, l’accordo tra Cgil,Cisl e Uil e Regione Lazio?. Non bastano i soli stewart peraltro formati con un corso di tre giorni e non si sa bene con quali soldi) per “umanizzare” l’accoglienza in una stanza dove a fronte di 20 persone se ne ospitano 56”

Altro che soluzione e protocolli d’intesa. Esiste la Sanità teorica, quella della Regione Lazio e quella pratica, di chi sta in prima linea nel fronteggiare le emergenze.
Ecco i “numeri” che testimoniano il caos che regna nei Pronto Soccorso romani, ufficializzati dal sindacato Intersind: lunedì 2 febbraio mattino: 100 pazienti di cui 44 in attesa di posto letto “ospitati” al PS del San Camillo; lunedì pomeriggio: 135 pazienti di cui 51 in attesa di posto letto ieri sera presso il Policlinico Umberto I; lunedì sera: 100 pazienti di cui 15 in attesa di posto letto alle h 22 al San Eugenio; lunedì notte: 93 presenze di cui 38 in attesa di posto letto al S. Pertini, 90 pazienti di cui 34 in attesa di posto letto a Tor Vergata, 92 pazienti di cui 41 in attesa di posto letto al S.Andrea. Per un totale di 620 pazienti di cui 223 in attesa di posto letto.
E allora il sindacato che riunisce oltre duemila paramedici romani si scatena: “Ma non era stato sbandierato come un successo, l’accordo tra CGIL,CISL E UIL  e Regione Lazio? Dove sono i risultati di quell’accordo? O era solo a uso e consumo per una mera campagna mediatica se non elettorale?”. E ancora: “E’ facile parlare di risoluzione dei problemi laddove ci sono operatori (infermieri e medici) che si trovano in una situazione di stallo tutti i giorni senza che nessuno riesca a trovare una soluzione efficace al problema. L’accordo siglato il 22/01/2015 riportava idee e progetti in gran parte già presenti in molte aziende (Bed Manager, possibilità di dimissioni 7 giorni su 7, OBI, Reparti a gestione infermieristica) e quindi immediatamente attuabili con un po’ di buona volontà. Malauguratamente a oggi le criticità rimangono tutte”.
L’amara conclusione: “Purtroppo di accordi scritti ne abbiamo visti tanti in questi ultimi anni, il più delle volte a uso e consumo dei media (soprattutto quando ci sono di mezzo i Pronto Soccorso), e restiamo in attesa che quegli accordi firmati con la Regione Lazio e tanto sbandierati portino a soluzioni concrete a vantaggio dei lavoratori.  L’O.S. Nursind ha indetto il 26 Gennaio c.a. uno stato di agitazione nei Pronto Soccorso di Roma e Provincia ben sapendo che non bastano i soli Stewart peraltro formati con un corso di tre giorni e non si sa bene con quali soldi) per “umanizzare” l’accoglienza in una stanza dove a fronte di 20 persone se ne ospitano 56”.
E sull’aiuto chiesto ai privati: “Nemmeno l’accreditamento di 400 posti letto alle strutture private può essere vissuto come un rimedio poiché nel pubblico si continuano a tagliare posti letto spostando il problema nelle cliniche private dove, senza generalizzare, da tempo denunciamo una vera carenza di personale infermieristico , sicuramente più del settore pubblico. Della serie come il problema assistenziale è rimosso nascondendo la polvere sotto il tappeto. Servono vere soluzioni per il personale infermieristico e per i degenti che afferiscono a un DEA di II° livello come il San Camillo-Forlanini e dove l’umanizzazione” non può che essere data da trasferimenti eseguiti il più velocemente possibile da Pronto Soccorso a Unità Operativa. Almeno che l’Unita Operativa di cura non diventi il Pronto Soccorso stesso”.