di Patrizio J. Macci
Da bambina legava ai palloncini biglietti di carta con sopra scritto un desiderio, quello di poter recitare, di esprimere con forza, rabbia e determinazione la propria personalità, e li liberava verso il cielo. Un giorno ha preso un treno ed è partita per Roma, come uno dei protagonisti del film di Fellini e il bambino di Nuovo Cinema Paradiso. Lei si chiama Erica Alberti, è arrivata nella Capitale da Pordenone e si è conquistata un posto nella nuova serie di “Un medico in famiglia” vicino a Nonno Libero, le cui riprese sono cominciate in questi giorni. L’abbiamo incontrata su un treno che sferragliava all’ingresso della Stazione Termini. Questa è la sua storia. Ascoltandola si ha la percezione per alcuni momenti – come ha scritto Dostoevskij – che la bellezza potrebbe ancora salvare il mondo.
Lei ha un curriculum anomalo per il mondo della recitazione. Laureata sfiora l’insegnamento universitario in un ateneo straniero addirittura in un altro continente, eppure ha continuato a mantenere la fiamma del teatro, fino a quando non succede qualcosa: abbandona tutto per venire a Roma ed entrare nel cast de “Un medico in famiglia” serie televisiva entrata nel cuore degli italiani. Ci racconta i suoi studi e la sua passione per la recitazione come si è sviluppata nel tempo?
“La mia passione per la recitazione, teatro e cinema ha sempre costituito parte fondamentale di me stessa. Ho cominciato da bambina, cercando di seguire corsi di teatro e recitazione non appena possibile. Mi sentivo incline a questo e non potevo stare senza, mi mancava l’aria. Dai corsi al liceo, a quelli parauniversitari ho sempre alimentato questa mia passione senza mai mollare. Prima dell’Università a Bologna facevo parte del gruppo Ortoteatro di Pordenone con Fabio Scaramucci. Durante l’Università ho seguito un corso biennale a Bologna.Contemporaneamente ho anche proseguito i miei studi universitari in Antropologia conseguendo la laurea specialistica nel 2010. Quando inizio una cosa ci credo e la porto a termine. E la laurea è essenziale per la mia preparazione, per la forma mentis e per la capacità d’analisi e investigazione societaria che questa bellissima disciplina mi ha lasciato. Ho proseguito con corsi e seminari orientati alla recitazione per il cinema a Roma con Michael Margotta ed ora eccomi qua”.
Lei scrive anche poesie, usa questo medium per scavare e prepararsi alle parti che deve interpretare?
“No, sono due cose diverse”.
Le poesie sono uno sfogo interiore. La mia anima che parla e letteralmente mi detta le parole. La preparazione per i ruoli da interpretare è diversa deve seguire una linea guida anche se poi la creatività e l’immaginazione sono fondamentali per raggiungere la preparazione e fare propri i personaggi interpretati. Senza immaginazione non prendono vita.
Nel panorama del cinema italiano, qual è l’interpretazione femminile che avrebbe voluto per sé?
“Credo Isabella Rossellini sia un’artista a trecentosessantagradi gradi. Adoro le sue interpretazioni e le collaborazioni anche nel cinema straniero. Ecclettica e sempre diversa. Ha saputo sempre reinventarsi ed attingere a stimoli nuovi. La sua interpetazione in “Velluto Blu” di David Lynch è quella che preferisco.
Lei è nata in una città del nord d’Italia. Qual è il suo rapporto con Roma?
“Roma è una città difficile da descrivere in parole, ciò che sento quando vi abito… Una città immensa, meravigliosa, ricca di stimoli culturali e di ogni tipo. Si sta bene perché è energeticamente carica, profonda di ricordi, memorie che sono impresse in ogni pietra, nella terra, nell’aria. E’ vivere in una Città Eterna. In continuo rinnovamento dei sensi, credo che la città senta questa mia affinità. Sono legata ai miei luoghi ma non si possono confrontare realtà così diverse e incomparabili. Roma è unica e ciò che lascia addosso dopo il primo stordimento dovuto alla grandezza è fantastico e in qualche modo mi sento a casa. Adoro il quartiere di Monteverde perché è una zona che sembra periferica ma si respira bene per la vicinanza del parco di Villa Doria Pamphilii, certo se potessi vorrei vivere qui. E’ il più grande parco pubblico di Roma, un posto perfetto per rilassarsi. Adoro il profumo dei pini marittimi specie la mattina presto o nell’ora del tramonto con i panorami sulla Città. Professionalmente Roma offre molte possibilità: tutte le strade portano a Roma, ma il treno passa una volta sola. Io spero di trovare una chance per me in questa città e, soprattutto, di rimanerci.
Se io fossi il genio della lampada e lei potesse esprime un solo desiderio, quale sarebbe?
“Se intende in ambito lavorativo, proseguire questa strada intrapresa a vele spiegate, avere opportunità d’interpretare sempre ruoli diversi e arricchirsi sempre di grandi e nuove esperienze. Magari riuscire a riportare qualcosa del fascino del cinema muto in chiave moderna e creativa. Trovo il cinema muto una forma di poesia altissima, delicata e sofisticata. Molte volte mi ritrovo a guardare film dei primi Anni Trenta. E’ bello attingere dal passato ma solo per costruire un divenire di fervente immaginazione in un contesto contemporaneo e profondo. Trovo fantastici anche il cinema che riporta personaggi in fumetto. Mi piacciono moltissimo perché i personaggi sono magari molto caratterizzati, ma affascinanti e onirici”.

