di Fabio Carosi
L’operazione mediatica è riuscita. Da oggi, il tempio romano della “monnezza” ha chiuso le porte. Nulla entra e nulla esce, eccezion fatta per gli impianti Colari che continuano a triturare i rifiuti per trasformarli in una poltiglia che si chiama Tmb. Poi, via verso la Romagna e il Piemonte. E’ un capitolo che si chiude, un pezzo di storia di Roma che però continua a vivere nonostante gli annunci e i bluff della politica. Ora il cerino resta in mano all’Ama che dovrà riuscire a smaltire le 4 mila tonnellate al giorno che dovrà per forza stoccare nei due impianti di trattamento e assicurare che niente resti in strada. Secondo i tecnici il “sistema” è estremamente delicato e anche un solo guasto potrebbe portare Roma nell’emergenza totale.
Se alla megadiscarica è stato chiuso il lucchetto, la protesta non si ferma alla Falcognana, dove lunedì notte è andata in scena la “prova di forza”, il muro umano di oltre duemila persone che ha spedito un messaggio al presidente della Regione, al sindaco e al commissario Sottile: “Al Divino Amore non si passa”.
Ma sul sito si addensano nuove ombre. Stavolta è la Ecofer, la società che gestisce l’impianto a finire nuovamente nel mirino. Da diversi i giorni i vigili urbani hanno eseguito una serie di controlli agli ultimi lavori che la società ha eseguito nel sito di Falcognana. E il fascicolo si è riempito di misure e valutazioni, in particolare sul rispetto delle distanze dalla serie di fossi che circondano l’impianto. Lunedì il colpo di scena: il fascicolo aperto dai vigili “Ecofer Falcognana” è misteriosamente sparito dagli uffici. La denuncia è di Massimo Falco, presidente del “Coordinamento no discariche no inceneritori” del IX Municipio che proprio il giorno della grande protesta si è messo in contatto con i vigili chiedendo spiegazioni sul nuovo ennesimo sopralluogo. Falco racconta ad Affaritaliani.it: “Sì ho telefonate al Gruppo di zona e ho chiesto notizie sul lavoro dei vigili ma mi è stato risposto che il fascicolo non è più negli uffici. Insospettito a quel punto ho chiesto di parlare con il comandante Mario De Sclavis che mi ha spiegato di avere il fascicolo sul suo tavolo”. Ovvio che l’intervento del comandante per una vicenda così delicata come quella dei lavoro alla Ecofer solleva una serie di interrogativi. Cosa hanno trovato gli agenti di zona da richiedere l’intervento del comandante del Gruppo? E perché il fascicolo è stato sottratto agli uffici? “Su questa storia vogliamo la massima trasparenza”, aggiunge Falco.


