di Fabio Carosi
Primo atto il blocco dell’Ardeatina nella serata di martedì. Al secondo giorno di protesta contro la decisione del commissario di collocare la nuova discarica di Roma a due passi dal santuario del Divino Amore, la rivolta cambia tattica: per aggirare il pericolo di una denuncia, il popolo di via Ardeatina metterà in atto solo attraversamenti pedonali per trasformare la strada che unisce il polo industriale di Santa Palomba alla città in un vero inferno di traffico. E nell’ora di punta della sera: dalle 18 alle 21.
Ma la vera battaglia, ultimo atto di una guerra infinita che dura da due anni e che ha visto teatri come Villa Adriana, Riano e Fiumicino indicati come possibili discariche, è sempre politica. Sul fronte regionale Nicola Zingaretti ha replicato il trasformismo già adottato in Provincia, lavandosi le mani sulla localizzazione mentre il Comune di Roma ha scelto la via del silenzio, almeno sino a giovedì quando è convocato il Consiglio comunale sul tema “monnezza”.
Ma secondo quanto risulta ad Affaritaliani,it per il sindaco Ignazio Marino si starebbe preparando una “trappola istituzionale”. A curarla sarebbe personalmente il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che non accetterebbe di far ricadere sul commissario Goffredo Sottile e quindi sul Governo la responsabilità della scelta del sito per la discarica. Così se il Comune non metterà la firma sulla dichiarazione di assenso per laa scelta del sito, per il sindaco potrebbe scattare d’ufficio una nomina a sub commissario straordinario e quindi sarà costretto a partecipare alla fase attuativa. Insomma, a metterci la faccia. Perché il Governo, dopo che ben due ministri si sino alternati nella ricerca di una soluzione per Roma, chiede alla politica locale di prendersi la responsabilità diretta e di non “scaricare” verso l’alto la responsabilità nei confronti dei cittadini.
E basta leggere la mozione approvata dal Consiglio regionale per capire che il blocco di centrosinistra con a capo il Pd ha adottato la tecnica di Ponzio Pilato. Questo il testo: “Al termine del dibattito sul sito per la nuova discarica di Roma il Consiglio regionale, presieduto da Daniele Leodori ha approvato una risoluzione, primo firmatario il capogruppo del Pd, Marco Vincenzi, nella quale, premessa la “ferma volontà di chiudere definitivamente la discarica di Malagrotta”, si impegna la Giunta regionale a “sollecitare il commissario a promuovere iniziative di ascolto e partecipazione dei cittadini e degli enti locali alle scelte proposte”. Nella mozione si elencano, poi, “i criteri da seguire nella scelta dei siti idonei”. In particolare, il Consiglio regionale indica come priorità “la salvaguardia del diritto alla salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente”, che le “dimensioni del sito siano contenute e tali da abbandonare il criterio delle megadiscariche, che siano conferiti in discarica solo rifiuti trattati, che si prevedano “i necessari presidi ambientali per ridurre l’impatto ambientale e sociale”, che si definiscano “con chiarezza tempi e quantità dello smaltimento”, che si prevedano, infine, “specifiche iniziative al fine di ridurre l’impatto complessivo sul territorio circostante”.
Basta leggere per capire che la posizione ufficiale della Regione Lazio è così generica e approssimativa che potrebbe essere applicata ovunque. Così la battaglia dell’Ardeatina si sposta in Campidoglio. E i cittadini della zona si preparano ad una marcia silenziosa. Sarà un pellegrinaggio al contrario: dal santuario del Divino Amore sino al cuore della città.

