di Patrizio J. Macci
Tiziana Ferrari è la Curatrice dei quadri ospitati all’interno del Senato. Nelle sontuose stanze di Palazzo Madama il 25 febbraio del 2010 grazie alla sua intuizione Nicola Spinosa, uno dei massimi storici del Seicento napoletano, accetta di visionare due gigantesche tele che avevano attirato la sua attenzione attribuite da una catalogazione avvenuta nel 1937 a Biagio Falcieri, un pittore del seicento di modesto valore. Provenivano invece dalla mano di Francesco Solimena; è la scoperta di due capolavori. Un’intuizione che ha fatto salire il valore delle tele a quasi un milione di euro. In questa intervista ci racconta lo scrigno di tesori inediti e ancora tutti da scoprire che si nasconde tra quelle mura.
Madame lei è la curatrice delle opere d’arte del Senato. Quando ha messo piede nel Palazzo per la prima volta che situazione ha trovato, a quale data risaliva l’ultima catalogazione?
“Sono arrivata in Senato a fine 2009 su incarico della precedente Presidenza Schifani e da allora ho il privilegio di potermi occupare della valorizzazione di una straordinaria collezione, uno scrigno di opere d’arte di grande interesse storico-scientifico. Da subito mi attivai nel cooperare con l’ufficio del Senato preposto alla conservazione del patrimonio artistico, i cui funzionari mi consegnarono una catalogazione risalente al 2009 che riguardava gli oggetti di decoro distribuiti presso gli ambienti, gli studi, e le sale di rappresentanza dei palazzi. Da quella catalogazione mi resi conto che mancava l’archivio aggiornato delle opere d’arte; così mi attivai per l’aggiornamento di alcuni dipinti, con il sostegno dei Poli Museali Italiani che mi consegnarono le schede scientifiche delle opere per la realizzazione del primo volume d’arte sui dipinti, a mia cura insieme ad Antonio Paolucci, Nicola Spinosa e Rossella Vodret: una pubblicazione di cui la Quadreria del Senato aveva necessità, un volume che desse fruibilità alle opere, per la maggior parte ubicate negli studi dei Senatori e Presidenti”.
A chi appartengono i quadri all’interno di Palazzo Madama?
“Palazzo Madama, nella sua splendida cornice, ospita una raccolta d’arte che è di tutti i cittadini, dipinti come Guido Reni, Perugino, Niccolò Rondinelli, Pinturicchio e altri autori importantissimi sono patrimonio pubblico”.
Possiamo dare una una collocazione storica più precisa alle opere?
“Dai principali musei d’Italia arrivarono a Palazzo Madama tele e tavole di autori e di soggetti diversi, per svolgere funzioni di arredo e di rappresentanza. Il concetto di rappresentanza è molto importante in quanto è una funzione che l’arte ha sempre svolto in tutte le culture: l’arte è identitaria. A Palazzo Madama abbiamo opere di straordinario interesse , importanti maestri del Rinascimento e del Manierismo, inoltre anche opere del XVII e XVIII secolo, e il Novecento fino ad arrivare alle ultime acquisizioni d’arte contemporanea nel 2005 sotto la presidenza Pera”.
Lei ha identificato due quadri che recavano la firma di un altro autore, una scoperta che ha il sapore del giallo storico. Può raccontarci come è andata?
“Il riconoscimento dei due dipinti di Francesco Solimena è attribuibile a uno dei più importanti esperti d’arte del Seicento napoletano, Nicola Spinosa, che avevo invitato a compiere una ricognizione su una parte della raccolta. Il riconoscimento dei due dipinti di Francesco Solimena è attribuibile a uno dei più importanti esperti d’arte del Seicento napoletano, Nicola Spinosa, che avevo invitato a compiere una ricognizione su una parte della raccolta. A fine visita suggerii al professore di passare nella piccola sala della Balaustra, attigua a una grande sala di rappresentanza, dove due imponenti dipinti avevano attirato la mia attenzione sin da quando ne avevo visto le immagini sfocate sul catalogo consegnatomi dai funzionari. Spinosa, appena posato lo sguardo sui dipinti, riconobbe nell’immediato il grande maestro Francesco Solimena. Posso solo assicurare che lo sbalordimento dei due funzionari che ci accompagnavano fu indimenticabile. Le due opere, “Zeusi dipinge il ritratto di Venere scegliendo a modello le fanciulle di Crotone” e “Apelle dipinge il ritratto di Pampapse alla presenza di Alessandro il Grande”, erano catalogate erroneamente con l’attribuzione a Biagio Falcieri, oscuro pittore veneto”.
Che valore hanno ora le due tele?
“I due dipinti scoperti potrebbero avvicinarsi al milione di euro”.
Perché un archivio deve essere sempre aggiornato e in ordine?
“Dovrebbe servire ai seguenti scopi: libertà, per cittadini e studiosi, di consultazione e conoscenza delle opere online, corredate da schede scientifiche, conservazione, ubicazione e la loro valorizzazione. Inoltre l’archivio dovrebbe prevenire atti criminosi e promuovere l’integrità delle opere, e anche il controllo e valutazione della gestione dell’attività degli uffici competenti. Concluderei che un archivio accurato e aggiornato avvicina sicuramente i cittadini alle istituzioni promuovendo la fruibilità delle opere d’arte, in modo di interagire anche con progetti di ampio respiro: vorrei promuovere l’importanza di un appuntamento annuale per una mostra che possa dare voce alle opere d’arte ubicate in luoghi non accessibili al pubblico. Questo mio suggerimento è per sostenere la trasparenza del Palazzo e l’ulteriore avvicinamento ai cittadini, in un momento, come l’attuale, di grande disorientamento”.
Perché secondo lei l’archivio dei quadri del Senato non è fruibile e visibile sul web come quello di altri paesi?
“Sicuramente la situazione politica precaria degli ultimi anni, con cambi di Governo, cinque ministri della cultura in cinque anni, non ha aiutato, compreso il cambio dei vertici dell’amministrazione del Senato: tutti questi aspetti hanno certamente influito nella scarsa attenzione dedicata a una raccolta di opere d’arte quasi sconosciuta, anzi trasparente! Purtroppo non posso dare che questa risposta, posso solo affermare che a suo tempo avevo proposto un progetto di un archivio on-line della Quadreria del Senato e con esso anche l’aggiornamento dei dipinti, che è un lavoro fondamentale in quanto molte opere furono catalogate erroneamente molti anni fa, e la scoperta dei due importanti dipinti del Solimena ne è la prova concreta: le due tele erano state acquistate dal Senato nel 1937 e catalogate con il nome di un ignoto pittore veneto. Ecco perché l’aggiornamento delle opere d’arte e un archivio online sono di fondamentale importanza, e spero siano una delle priorità, nell’interesse di tutti i cittadini; anche perché potrebbero esserci ulteriori sorprese”.
L’archivio è aperto al pubblico fisicamente?
“Non c’è ancora un archivio delle opere d’arte. Esiste una straordinaria e significativa collezione, testimone silente dei passaggi più importanti della nostra storia repubblicana. Una quadreria sempre rimasta invisibile. Non posso che unire il mio auspicio alla volontà espressa dall’attuale Presidente Grasso, che con grande determinazione ha parlato di fare del Senato una “casa di vetro”.
“Mi auguro che il progetto di un archivio dei dipinti on line possa dare la possibilità alle opere di essere viste e ammirate ovunque, come fanno altri Senati con le loro collezioni, oltre ad un appuntamento annuale con una mostra in Senato che tutti i cittadini apprezzerebbero”.

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L’INTERVISTA. Tiziana Ferrari, curatrice dei quadri di Palazzo Madama, sceglie affaritaliani.it per raccontare come un tesoro giaceva nascosto: “Non c’è ancora un archivio delle opere d’arte, esiste una straordinaria e significativa collezione”… Che non è on line





