Il grande freddo è in arrivo e a Sermoneta scelgono il rimedio culinario per esorcizzare il pericolo neve. Quattro quintali di polenta, 15 paioli di rame con fuoco a legna e 4000 salsicce accompagnate da 600 litri di vino e il gioco è fatto. La sagra del borgo medievale in provincia di Latina è un appuntamento divenuto imperdibile, a partire dal 1977. Una vera e propria tradizione che si perde nella notte dei tempi, più antica che nelle regioni del Nord Italia: il seme del mais arrivò nella ridente cittadina medievale nel lontano 1503 grazie a Guglielmo Caetani.
L’appuntamento è per il 20 gennaio. I maestri polentari inizieranno la preparazione in piazza del Popolo della sacra pietanza invernale a partire dalle 6 del mattino. In tutto saranno sistemati 15 pile di legna ardente su cui verranno piazzati i tradizionali paioli in rame. Dopodiché inizierà la cottura lenta, anzi lentissima, come da protocollo. Per il condimento si ricorrerà al sugo insaporito da salsiccia e olio d’oliva rigorosamente di Sermoneta.
A portare la polenta nel borgo in provincia di Latina fu Guglielmo Caetani nel 1503, dopo un lungo esilio a Mantova. Non potendo rinunciare all’inconfondibile sapore della farina di mais decise di avviarne le coltivazioni nei fertili territori dell’agro pontino. La farina del granturco fu usata inizialmente per procurare pietanze ai prigionieri del castello ed in seguito dai poveri e dai pastori come cibo quotidiano. A quei tempi a Sermoneta tra i poveri vi erano molti pastori scesi dai monti dell’alto Lazio e dall’Abruzzo alla ricerca di pascoli più verdi per i loro bestiami.
Ma l’enogastronomia e la tradizione si incrociano inevitabilmente con la religione. Infatti, negli stessi giorni ricorre la festa di Sant’Antonio, protettore degli animali. Per la ricorrenza, che ricorre il 17 gennaio, i pastori scendevano in paese a far benedire i loro animali ed in questa occasione veniva offerto loro e a tutta la popolazione un piatto di polenta condita con carne di maiale e cucinata sulla pubblica piazza.
Dal 1977, questa tradizione viene portata avanti dall’Associazione Festeggiamenti del centro storico in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Sermoneta. Così, oggi, degustare la polenta è diventato un appuntamento imperdibile, per il Lazio e non solo. E se la maggioranza degli italiani ancora pensa che si tratti di un piatto nordico, sappia che si tratta di un grave errore perché i maestri sermonetani rivendicano il primato. “Qui il clima mite ha permesso, prima che nel resto d’Italia, il proliferare di piantagioni di mais e la preparazione della pietanza, diventata successivamente tipica del nord”, alla faccia dei “polentun”.

