di Alberto Berlini
Quando Brian Sheehan parla di Roma gli si illuminano gli occhi. E’ venuto in Italia per presentare il suo nuovo libro, Loveworks, in cui illustra una serie di risultati vincenti nell’uso delle emotività nell’ambito del commercio, ma tra i tanti esempi che cita quello che lo ha colpito di più è il caso Roma, “un lovemarks eccezionale”.
Ora occorre spiegare che con lovemarks si intende una strategia di marketing orientata a creare un legame emotivo tra la marca e il cliente. Una filosofia adottata dalla pluripremiata agenzia Saatchi & Saatchi che, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede romana in via della Vite, ha ospitato l’incontro di Affaritaliani.it con il professore Sheenhan, docente di pubblicità alla S.I. Newhouse School of Public Communications, Syracuse University di New York.
E’ dunque così “amabile” Roma?
“Certamente, nonostante tutte le sue contraddizioni, nonostante il traffico, il caos, i buchi nelle strade e i sampietrini sconnessi. Qui siete circondati, anzi vivete nella storia, camminate sulle stesse vie da 2 millenni. La città più vecchia negli Stati Uniti conta a malapena 500 anni. Qua è tutto così semplicemente wao”.
Brian, si è parlato tanto di Roma come marchio commerciale, lo è davvero?
“In tutto il mondo parlare di Roma vuol dire parlare di qualcosa che è emotivamente coinvolgente, per questo sostengo che tutta la città sia essa stessa un lovemarks. È emozionante, chiunque nel mondo ha il desiderio di essere qua almeno una volta nella vita. In questo è un marchio senza pari. Certo, molto può essere fatto, ma non dimenticate di perdere le vostre peculiarità.”
Tanto da fare, lei cosa consiglia?
“Non ho ancora avuto il piacere di studiare nel dettaglio, però la base è promettente. Il consiglio è cercare un continuo confronto con i cittadini e con le migliaia di ospiti che arrivano ogni giorno. Tanti piccoli miglioramenti sicuramente possono essere fatti senza snaturare l’animo della città. E con una campagna internazionale il turismo ne guadagnerebbe”.
Tutto questo Brian lo dice con l’animo del professore in viaggio premio in Italia.
“Un vero piacere essere qua a presentare questo libro, in cui racconto venti storie di successo di aziende che hanno deciso di seguire l’intuizione di Kevin Roberts che dieci anni fa presentò per primo la teoria dei Lovemarks. Alcuni ne sono stati subito affascinati, altri hanno pensato che fosse una sciocchezza, altri infine hanno capito che aveva un senso ma erano ancora scettici. Questo libro vuole raccontare come i Lovemarks hanno aiutato le aziende a diventare vincenti analizzando i casi di alcune marche tra le quali Lenovo, Guinness, Pampers, Swiffer, Safeguard, Lexus e Camry del gruppo Toyota, Cheerios di General Mills, T-Mobile, Toyota, Visa, Miller, Skol e The Ritz-Carlton diventate famose e vincenti in tutto il mondo grazie anche al metodo dei Lovemark”.
A sostegno di Brian interviene Giuseppe Caiazza, ceo Saatchi & Saatchi Italia e Head of Automotive Business Saatchi & Saatchi Emea: “Loveworks è la prova che i Lovemarks funzionano. In Italia, ogni giorno, cerchiamo di dimostrarlo con il lavoro che facciamo insieme ai nostri clienti grazie al quale vinciamo ogni anno i premi più ambiti, sia a livello nazionale sia internazionale. Questo è il motivo per cui da tre anni cresciamo in un mercato che cala a doppia cifra”.
Agostino Toscana, direttore creativo esecutivo di Saatchi & Saatchi Italia non ha dubbi: “L’amore esiste, funziona e ci può salvare. E pensate un po’… fa pure bene al brand. Questo libro dimostra scientificamente agli uomini di marketing che avevano ragione i Beatles: All you need is Love!”.

