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“Sul debito si danno i numeri”. D’Ubaldo: “#bastafarcidelmale funziona”

L’INTERVENTO. L’ex senatore Pd e ora esponente della lista Marchini, scrive una lettera aperta all’imprenditore ormai sempre più impegnato in politica. “Le proposte presentate al Comune sono un contributo fondamentale”. I suggerimenti

di Lucio D’Ubaldo

“Caro Alfio,
l’iniziativa che va sotto la simpatica sigla bastafarcidelmale ha una eminente funzione di stimolo, tanto da poter essere considerata, ove non fosse attenuata la volontà di “riportare a vergine” un’idea alta della politica, assai utile allo sviluppo del confronto sui problemi della capitale. Per questo è meritevole di apprezzamento e sostegno.
Lo dovrebbero riconoscere anzitutto i principali responsabili – sindaco in testa e poi i suoi amici di maggioranza – dell’attuale amministrazione capitolina. Invece si continua a traccheggiare mescolando realtà e fantasia, con inevitabile perdita di tempo. Sul debito pregresso si danno numeri a vanvera e non si spiega, a distanza di anni, cosa abbia significato in concreto l’operazione di consolidamento voluta da Alemanno nel 2010. All’epoca fu troppo blanda l’opposizione a un provvedimento che lacerava in alcuni punti significativi la preesistente legislazione sul dissesto degli enti locali. Anche le cause del disavanzo strutturale di bilancio sfuggono ancora oggi, pur in presenza di un decreto (il “Salva Roma ter”) che ne prescrive l’obbligo di accertamento e giustificazione, alla possibilità di una valutazione appropriata. Si gira attorno a lacunose interpretazioni di fatti recenti e remoti, così da confondere o sviare l’attenzione della la pubblica opinione. Infine il Piano di rientro, come d’altronde evidenziato in sede di recente audizione parlamentare, è privo di un supporto informativo congruo. Per adesso siamo agli annunci, talvolta sorprendenti: si avanza, ad esempio, la richiesta di mobilità di comparto, ma non si prospetta dove potrebbero essere reimpiegati i lavoratori in eccesso se tutte le aziende partecipate hanno un problema di sovraccarico di personale.
In questa cornice, le proposte della “Lista Marchini” potrebbero rappresentare, nel dispiegarsi delle relazioni tra maggioranza e opposizione, uno strumento di dibattito costruttivo. È necessario sfruttare ogni spazio di confronto e verificare le novità rintracciabili, principalmente, nell’azione del Partito democratico. Urge insomma fare bene il lavoro di critica e sollecitazione, senza preordinate rigidità, affinché il passaggio stretto che mette alla prova tutta la classe dirigente capitolina non si riduca a formule produttive solo di facili polemiche.
Con spirito costruttivo, bisogna pertanto aggiornare il messaggio che sorregge l’impianto delle delibere d’iniziativa popolare, non avendo paura di apportare come “Lista Marchini” qualche correttivo alle proposte già avanzate. Se si chiede a Marino di presentare soluzioni fattibili – non generiche o tanto meno illusorie – analogamente l’opposizione più matura e responsabile deve farsi valere in virtù di scelte realistiche, ben fondate e convincenti. È perciò immaginabile, in concreto, che una revisione in senso progressivo delle addizionali Irpef (delibera n. 1) possa essere attribuita all’autonoma determinazione del Comune quando, con tutta evidenza, l’imposizione sui redditi rientra nella piena ed esclusiva potestà legislativa e normativa dello Stato? L’implicita bontà della proposta richiede almeno una formulazione diversa in rapporto alla necessità di stabilire gli interlocutori istituzionali, vale a dire Governo e Parlamento, cui indirizzare validamente il progetto di riforma.
Si tratta di adottare perciò il massimo di coerenza possibile per imporre, nella serena dialettica democratica, il medesimo comportamento e il medesimo stile alla maggioranza capitolina. C’è un obbligo di coerenza e serietà per tutti. Insieme, come maggioranza e come opposizione, dobbiamo contribuire a reimpostare il discorso sul futuro della nostra città. Occorre uscire dal labirinto di parole a vuoto. Il solo fatto di chiedere ulteriori trasferimenti erariali, pur in un sistema di finanza locale che ne esclude ordinariamente l’esistenza alla luce delle norme del Titolo V della Costituzione, alimenta confusione in questo dibattito sul risanamento finanziario di Roma. Dunque, per parte nostra, diamo prova di voler rompere l’incantesimo di una politica vanamente ciarliera e sforziamoci di inquadrare, in maniera corretta, la questione del contributo dello Stato al funzionamento della Capitale.
Se possibile, proviamo noi a introdurre nella discussione uno sforzo diretto a commisurare l’espressione verbale al contenuto della realtà. Non è un esercizio lezioso. Dietro una limpida impostazione lessicale di solito s’indovina l’esistenza di una limpida prospettiva politica. Altrimenti il labile glossario da talk show non sarebbe la malattia politica del tempo, ma al più una leggera manifestazione di democrazia creativa. In realtà si muore di creatività pasticciona e inconcludente.
È una deriva da contrastare con tutte le forze. All’impegno  pubblico serve l’illuminazione di una nuova etica in grado di ricollocare la politica nell’orizzonte del bene comune. D’altra parte, fin dalla campagna elettorale della primavera scorsa, “Roma ti amo” ha incarnato la speranza di un rinnovamento possibile oltre i confini e gli steccati delle logore pregiudiziali. Non dimentichiamo l’appello alle migliori energie civiche: era la risposta, tuttora valida, alla degenerazione della contropolitica. Per questo la nostra responsabilità, mossa dal desiderio di ricostruire un processo di collaborazione nel variegato universo dei riformisti, richiede soprattutto ora un supplemento di rigore e concretezza. Cordialmente”.