di Claudio Roma
E’ la “nuova terra dei fuochi”, dei furti nelle case, dei buchi di eroina, degli scippi e del sesso all’aperto. Passata la furia della “battaglia di via Morandi, si spengono le luci su Tor Sapienza, banlieu alla romana, dove le istituzioni hanno fatto un passo indietro. D’altronde non c’è più la vetrina mediatica e al posto dei riflettori il Comune ha messo una manciata di lampadine a led.
E comitato di quartiere torna a denunciare. Alle 7 del mattino del 13 gennaio sul profilo fb di Roberto Torre, vice presidente di una delle associazioni di cittadini che con i suoi mille iscritti rappresenta un pezzo sostanziale della protesta del quartiere, appaiono le prime foto dei roghi. A bruciare è quell’enorme discarica del campo nomadi di via Salviati: “Qui si contano una media di tre incendi al giorno. Bruciano tutto o per ridurre i cumuli o per estrarre ferro, rame ed altro. E non è il per riscaldarsi, perché sono incendi all’aperto”.
Ora Torre è uno di quelli che non si arrende, che rifiuta le etichette politiche e che ha documentato ogni “attività poco umana” che viene esercitata nel quartiere. Persino il sesso all’aperto, come mostra un’immagine eloquente che ritrae due giovani rom in un atto open air. E dal sesso alla droga io passo è a portata di mouse, così come i roghi.
“Andiamo sempre peggio – denuncia Torre – il vero problema di Tor Sapienza non era in via Morandi e nel centro di accoglienza. Lì abitano duemila persone e non tutte tranquille, mentre nel resto del quartiere siamo in sedicimila abbandonati dalle istituzioni. In trenta anni che vivo qui sono passati tutti i sindaci e non è cambiato nulla. Non ci sentiamo abbandonati – aggiunge – noi siamo abbandonati: prima da Alemanno che affermava di garantire la sicurezza e invece passavo due vigilantes e poi andavano via e ora da Marino che ha gridato ai quattro venti di aver incontrato i cittadini e il territorio. Noi gli abbiamo mandati 5 inviti e non si è degnato di rispondere. In compenso ha incontrato un comitato sorto al momento di fatti di via Morandi, roba costruita per l’occasione”.
E il Comitato Tor Sapienza, oltre ad aver inondato di lettere il sindaco per accendere una luce “vera e non a led” sul quartiere, ha anche organizzato cinque manifestazioni. “E non è cambiato nulla – conclude Torre – il Muncipio ci ha incontrati e ha alzato le braccia dichiarando di non avere nè soldi nè mezzi. Allora ci domandiamo: a cosa servono le istituzioni? Io non ne voglio fare un problema politico, perché buche e predoni non sono di sinistra e di destra, ma ho l’impressione che Marino non sia in grado di gestire Roma. Ci vuole un sindaco vero”.
