C’è una Roma che resiste all’omologazione dei souvenir usa-e-getta, alla finta artigianalità d’importazione e al vocio distratto dei tour organizzati. Un’Urbe autentica che continua a respirare tra le pareti stipate da terra al soffitto al civico 53b di via Margutta, la storica via degli artisti. È qui che prende vita la magia di Sandro Fiorentini, conosciuto da tutti semplicemente come il “Marmoraro”, custode di un mestiere antico ereditato dal padre Enrico e oggi trasformatosi in una vera e propria roccaforte di romanità.
Scalpello, mazzetta e vernice: la filosofia dell’Urbe scolpita a mano
Entrare nella bottega del Marmoraro significa fare un salto indietro nel tempo. Niente computer, nessun raggio laser: solo il rumore sordo della mazzetta che batte sullo scalpello e il profumo penetrante della vernice usata per riempire le incisioni. Su lastre di marmo spesso recuperate da vecchi cantieri o frammenti storici, Fiorentini incide a mano i pilastri della saggezza e dell’ironia capitolina.
Dai proverbi romani più celebri fino ai versi immortali di Trilussa, Belli e Pascarella, ogni targa racconta un pezzo di filosofia popolare. Un’arte paziente che attira collezionisti, intellettuali e turisti da ogni angolo del mondo, desiderosi di portarsi a casa non un semplice ricordo, ma un frammento d’anima della Capitale, spesso personalizzato su richiesta con motti di spirito e dediche su misura.
Un presidio di resistenza culturale nel centro di Roma
In un centro storico progressivamente svuotato dei suoi laboratori artigiani a favore di boutique di lusso e fast food, la bottega di Via Margutta 53b si conferma un baluardo di resistenza culturale e un caso simbolo per la tutela del patrimonio immateriale della città.
Il Marmoraro non si limita a vendere targhe: tramanda un linguaggio, una filosofia di vita scanzonata e disincantata che ha fatto la storia di Roma. Un mestiere antico che, colpo dopo colpo, continua a dimostrare come l’identità più profonda dell’Urbe sia ancora viva e scolpita, letteralmente, nella pietra.

