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Un paese dai campanelli stonati, commedia frizzante per la nuova CIO

Un paese dai campanelli stonati, commedia frizzante per la nuova CIO
teatro ape
La trasformata Compagnia Italiana di Operette si cimenta in una commedia frizzante ambientata in un borgo dove i campanelli suonano in caso di tradimento…

di Giuseppina Caraccio

UN PAESE DAI CAMPANELLI STONATI.

Teatro di Budrio – CIO Compagnia Italiana di Operette. “Paese dei Campanelli” scritta da Carlo Lombardo – musica di Lombardo e Virgilio Ranzato.

Sala con moderata affluenza. Spettatori in attesa di conoscere la trasformata Compagnia Italiana di Operette. Ambientato in un borgo olandese, su ogni casa è eretto un piccolo campanello. Leggenda narra che se una moglie tradisce il marito, il campanello della casa suonerà e tutti verranno a sapere della “scivolata”. Tutto resta tranquillo nel Paese dei campanelli fino all’approdo di una nave militare inglese e dei suoi marinai che in un susseguirsi di incredibili vicende, arricchiranno la trama di tradimenti, d’inganni, di burle, di gaffes e baci rubati. La Regia di Marco Prosperini si attiene fedelmente al testo di Carlo Lombardo. Scenografia e costumi idonei ad esprimere la policromia e la gaiezza del borgo olandese chiamato “ il paese dei Campanelli” e degli abitanti ingenui e scanzonati. Coreografie di Monica Emmi ridondanti generano un disequilibrio frastornante per lo spettatore, tra passaggi di danza corale, passi a due dei solisti, brani musicali e parti dialogate. La bravura del corpo di ballo è indubbia ( con particolare menzione di Giulia Mostacchi per eleganza e pulizia di linee) ma infelice la scelta registica di dare eccessivo spazio alla danza a discapito del cantato. Sacrilego confinare dietro le quinte il Soprano ( una ispirata Afra Morganti) ed il Tenore ( Massimiliano Costantino leggermente sotto tono) intenti in un accorato duetto, per dare visibilità ad un pas de deux dei primi ballerini ( Giulia Mostacchi e Francesco Giuffrida). Com’anche eccedere con la commistione di stili ed espressioni; inappropriato il passaggio dalla danza popolare “ danza della Giava” interpretata da ballerine in zoccoli olandesi a decontestualizzati passi di danza classica con profusione di Arabesque, Grand jeté, Pas de bourrée. Il Paese dei Campanelli è operetta dal testo frizzante e dovrebbe evidenziare al massimo il registro sopranile degli interpreti, anziché eclissarlo. La nuova Soubrette ( una giovanissima Silvia Santoro) malgrado il ragguardevole impegno, non cattura l’attenzione del pubblico. La Santoro carina e fresca Bonbon appare priva di presenza scenica, di suadente charme ed eleganza, seppur dotata di discreta voce da soprano leggero; il tutto, forse, imputabile alla scelta di costumi che non ne esaltano la femminilità o, parimenti, al registro interpretativo non a lei congeniale. Il Capo comico Matteo Micheli che interpreta il maldestro La Gaffe non brilla; elegante nell’incedere, voce impostata da attore di prosa, forzata comunicatività e assenza di naturale maschera comica. Interessanti le interpretazioni della caratterista ( Cristina Chiaffoni) nel ruolo di Pomerania la “ brutta del paese” e della dolce Nela ( il soprano Afra Morganti) che con “ Luna , tu, non sai dimmi il perché?” e il duetto del ricamo regala alla platea momenti di lirica poeticità. Nell’ensemble il risultato è modesto, a tratti deludente per il pubblico abituato alla grandeur della Compagnia Italiana di Operette delle precedenti edizioni.