
Basta un weekend per riassumere lo stato in cui versano i talk show nostrani: poche idee, format stantii e ascolti che nemmeno i grandi ospiti riescono a risollevare. Nonostante la nascita di nuove trasmissioni condotte da altrettanto promettenti anchorman, i talk di tutte le reti continuano a predere la sfida degli ascolti contro le fiction made in Italy. Sul fronte crime, il campione da battere rimane sempre Chi l’ha visto, che dalla fine degli anni ’80 a oggi resta ancora sulla cresta dell’onda ( 3.017.000 spettatori pari all’11,41% di share anche nella sfida contro il match di Champions Real Madrid-Juventus). Non si può dire lo stesso di Quarto Grado, orfano di Salvo Sottile e ora affidato a Gianluigi Nuzzi: il programma che dal 2010 occupa il palinsesto di Rete4 venerdì scorso ha tenuto incollati al televisore solo 1.618.000 (7,25%). Stesso discorso per Linea Gialla, la nuova creatura di Sottile targata La7: l’ultima puntata del programma di cronaca è stata seguita solo da 663.000 spettatori, con uno share del 3.01%. Tra i talk che affrontano i temi d’attualità politica l’unico che si salva è Ballarò: gli ultimi dati registrati dal programma condotto da Giovanni Floris parlano di un buon 13.17% di share e 3 milioni 385mila spettatori. Non male, anche se l’anno scorso la media era del 16,31%.
Diverso destino per chi, come Nicola Porro, fatica a stare a galla nel prime time: il programma di informazione Virus – Il contagio delle idee ha cambiato giorno ma non il risultato e su Rai2 venerdì scorso ha portato a casa un misero 3,15% con meno di 765mila telespettatori. Il flop di Porro, unito a quelli di Telese su Canale5 e Paragone su La7 delinea il quadro generale della situazione: di talk ne basta uno per genere, per gli altri anchorman servono nuove sfide e nuovi format.
