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Toni Servillo torna a fare il politico nel film capolavoro “Viva la libertà”


Viva la libertà, un Servillo sublime, filosofo della politica 
 
 
di Angelo Maria Perrino
 
 
Confesso di amare profondamente Toni Servillo, sicché il mio giudizio potrebbe essere di parte. Ma io penso che Viva la libertà, il film di Roberto Andò tratto dal suo romanzo “Il Trono vuoto” (Bompiani editore,vincitore del premio Campiello Opera Prima) sia davvero un capolavoro. Un film filosofico. O meglio di filosofia della politica e di filosofia del linguaggio. Racconta sullo sfondo dell’Italia di oggi, frastornata e senza bussola, di una classe politica surreale, autoreferenziale, cinica e opportunista. E lo fa con un geniale pretesto narrativo, il gioco dei gemelli, che crea nel telespettatore un continuo spiazzamento e la metafora di un potere vuoto e fine a se stesso. Testi pensosi, un continuo alternarsi di vero e falso, scoppi di risate che però si spengono nell’amarezza quando si avverte che c’è poco da ridere e che davvero siamo rappresentati da manichini senz’anima, dai gesti e dai riti insensati e ripetitivi, perfettamente fungibili l’uno con l’altro, maschere false in continuo conflitto col proprio doppio. Perfetta la citazione di Bertolt Brecht
 
Dici per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era cominciato.
 
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
un’apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
 
Che cosa è errato ora, falso, di quel che
abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi.
O contare sulla buona sorte?
 
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta oltre la tua.
Dal comizio del segretario del partito a piazza San Giovanni a Roma
 
 
La storia è astratta e non collocabile, anche se se gioca all’interno della sinistra. Racconta del segretario del principale partito d’opposizione, Enrico Oliveri, in crisi perché i sondaggi per l’imminente competizione elettorale lo danno perdente. Una notte, dopo l’ennesima contestazione, Oliveri si dilegua, lasciando un laconico biglietto. Negli ambienti istituzionali e del partito, fioccano le illazioni, mentre la sua eminenza grigia, Andrea Bottini e la moglie, Anna, continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. È Anna a evocare il fratello gemello del segretario, Giovanni Ernani, un filosofo geniale, segnato dalla depressione bipolare. Andrea decide di incontrarlo e ne resta talmente affascinato da iniziare a vagheggiare un progetto che ha la trama di un pericoloso azzardo. Così, d’improvviso, un bel giorno, il segretario riappare sulla scena: inizia a parlare una lingua diversa, poetica e lucida, che colpisce, sorprende. Le quotazioni del partito riprendono a salire, mentre l’opinione pubblica e le piazze tornano a infiammarsi d’entusiasmo.
 

Nel rapido succedersi di eventi che caratterizza la campagna elettorale, il segretario diventa oggetto di un’ammirazione senza precedenti. Vi si riconoscono i riferimenti a Francesco Cossiga e alla sua ciclotimia, a Giorgio Napolitano e alla sua bonomia partenopea, perfino a una cancelliera bionda e corpulenta che ricorda tanto la Merkel.Ma anche a un recupero sbalorditivo nei sondaggi che assomiglia a quello di SIlvio Berlusconi di queste settimane. Se ne esce, come sempre nei film interpretati da Servillo, frastornati e in crisi.Con tante domande senza risposte. E con un sovrappiù di nausea verso una politica fatta di parole e di imbrogli generalizzati. Bellissime le musiche, con inserti dal melodramma, ottima la fotografia, eccellente l’interpretazione di Valerio Mastandrea, coprotagonista nei panni del segretario particolare Bottini. E Servillo: si supera rispetto a Il divo, quando interpretò Giulio Andreotti. Semplicemente sublime. Un film da non perdere. E a questo punto anche il libro di Andò, per chi non lo avesse letto, va recuperato.