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Zucchero: “Prima o poi mi sposo: devo dare qualcosa di solido a Francesca”

«Non mi sono mai posto il problema del divorzio. Sono separato dalla mia ex, ma non ho mai pensato a divorziare. Però mi sembra giusto che prima o poi io debba dare qualcosa di solido anche a Francesca. È con me da 22 anni, mi vuole bene, me lo ha dimostrato in tutti questi anni. Mi ha un po’ regolato anche la mia vita vivendo nella fattoria a Pontremoli. C’è un buon vivere, mentre prima c’era il mal di vivere».

Lo dichiara Zucchero a OGGI, a cui ha concesso una lunga intervista che il settimanale pubblica nel numero in edicola da domani. Oltre a parlare del suo album («Avevo preparato le canzoni da mesi e aspettavo un’ottima occasione per andare a vestirle di atmosfera cubana»), il bluesman parla a OGGI della depressione che lo colpì all’apice della fama («Sono andato in totale depressione quando ho raggiunto il massimo del successo con Blue’s, poi confermato con Oro Incenso e Birra. Tre milioni dischi venduti e io che mi curo con il Prozac. La depressione è una brutta bestia e non risparmia nessuno»). Poi confida di dovere molto a una donna, Laura, che in quel periodo gli fu vicino: «Era campionessa di tiro al piattello e rimase con me per il periodo più duro della mia depressione. Un angelo caduto in terra.

Era lei che si occupava di me, che tutte le sere mi preparava il bicchier d’acqua con la pasticca antidepressiva perché non riuscivo più a dormire…Non sono uscito di casa per sei mesi tanto stavo male. Era una bella donna, ma non ero in grado di innamorarmi. Visse con me il pre-Miserere e le devo molto, ma la feci anche soffrire molto…». E della moglie dice: «Ci siamo sposati che avevo 23 anni e lei 21. Quando l’ho vista per la prima volta sono stato subito abbagliato dai suoi occhi, una fotografia che vedo ancora oggi. Occhi belli, ma malinconici, tristi, in conflitto perenne…. E mi sono messo in testa di amarla per aiutarla, per farla star bene. Volevo farla sorridere, invece lei seria. Volevo condividere con lei le cose belle, i viaggi, ma non ha mai voluto viaggiare. La compagnia, le cene con gli amici per stare tutti insieme, ma per lei era una rottura di palle… una asociale, insomma. … E poi ogni volta che le facevo sentire una canzone nuova, appena scritta, la sua reazione era la solita: “Fa schifo!”. Eppure il mio più grande rammarico è che ancora oggi non riesco a non preoccuparmi per lei».