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Coronavirus
"Covid, al primo sintomo subito l’aspirina. Così salvo i miei pazienti”

Curare i pazienti affetti da Covid-19 con il massimo tempismo e direttamente a casa. È questa la strategia messa in campo dal dottor Andrea Stramezzi per contrastare il virus e che gli ha permesso di “curare molte persone”. Da marzo dello scorso anno, "grazie anche al supporto legale dell’avvocato Erich Grimaldi" è stato messo in piedi un sistema che fornisce un servizio ai malati che non riescono a ricevere assistenza dal sistema sanitario pubblico.

Lei e altri professionisti, attraverso un sito e una pagina Facebook, assistete i malati Covid, come è nata questa cosa?

“Per me è nata per caso. A febbraio dello scorso anno ho risposto a un appello dell’Ordine dei Medici di Milano. Servivano volontari. Sono stato contattato dal ministero della Salute, abbiamo fatto un contratto e pensavo di finire in ospedale invece mi hanno messo a Malpensa a fare controlli sanitari”.

Quindi?

“Intanto il padre 90enne di un mio amico stava male e mi ha chiesto di visitarlo. Era già sotto l’ossigeno, ho pensato che non avrebbe superato la notte, gli ho portato una bombola di scorta e alcuni farmaci che io ritenevo che potessero esser utili: antinfiammatori, antibiotico, cortisone e idrossiclorochina. Avevo letto un articolo del 2005 del professor Fauci che diceva che contro la Sars l’idrossiclorochina  funzionava e che secondo lui fosse l’arma antivirale più potente che si sarebbe potuta usare nelle future epidemie”.

Che risultati ha ottenuto?

“Dopo 3 giorni non aveva più bisogno dell’ossigeno, stava molto meglio, la febbre era passata. Ho continuato a seguirlo e da quel momento con il passaparola ho iniziato curare molte persone”.

E poi?

“Poi mi hanno offerto di andare a lavorare in un ospedale Covid, fondamentalmente una casa di cura convertita con lo scopo di svuotare gli ospedali strapieni. Lì c’erano pazienti che stavano superando il Covid anche se alcuni erano ancora sotto ossigeno. Piano piano li abbiamo dimessi tutti e all’epoca potevamo dimetterli solo con il doppio tampone negativo”.

Prima di queste esperienze dove praticava?

“Io sono un medico dentista a Milano”.

Si è messo a disposizione della collettività insomma…

“Nel momento in cui è successo il disastro mi sono detto: ‘Sono un medico e mi metto a fare il medico’, quindi a curare la gente”.

Lei punta molto sul tempismo delle cure …

“Le terapie precoci funzionano. Il tempismo è fondamentale. Si deve intervenire immediatamente con l’antinfiammatorio. Da evitare la tachipirina che non è un antinfiammatorio e abbassa i livelli di glutatione, fondamentali per proteggersi dal Covid”.

Antinfiammatori tipo l’Ibuprofene?

“Qualsiasi antiinfiammatorio. L’aspirina va benissimo essendo anche un antiaggregante piastrinico. L’Ibuprofene te lo danno solo con la ricetta. L’aspirina anche senza ricetta. Va presa immediatamente, al primo sintomo. Appena si ha la febbre a 38 per esempio, uno strano mal di gola, un accenno di tosse, qualsiasi avvisaglia”.

E questo blocca la progressione grave dell’infezione?

“È un primo step, perché il tessuto infiammato permette più facilmente l’ingresso del virus, come tutti gli agenti batterici. L’importante è avvertire subito il medico curante che prescrive una terapia adatta al paziente che già conosce. L’ideale sarebbe che il medico curasse il paziente a casa. Ma i pazienti sono tanti, ieri ho preso in cura venti nuovi casi da solo. E come me tanti altri medici, anche loro presenti nelle chat di cui parlavo. Da oggi, la Regione Piemonte, che lo ha capito per prima, ha cambiato le linee guida. Il medico tratterà a casa i pazienti Covid, anche con l’Idrossiclorochina. È una grande vittoria a favore dei malati. Speriamo altre Regioni seguano presto”

Ecco voi avete queste chat, come funzionano?

“Si, ormai siamo arrivati al limite consentito da WhatsApp di 254 membri, abbiamo già creato altre due chat. Dopo il servizio andato in onda sabato su Rai 1, il giorno dopo, il sito Terapiadomiciliarecovid19.org ha avuto 3mila richieste di aiuto. Sostituiamo lo Stato praticamente. Consideri che tutti i medici che rispondono alle chat e che prendono in carico i pazienti lo fanno gratuitamente”.

L’Iss parla di un quadro epidemiologico in rapido peggioramento. Lei che è sul campo avverte questo peggioramento?

“Lo avverto eccome. Ma non è dovuto alle varianti che sono sicuramente un grosso problema. Adesso poi in Italia c’è già quella californiana. L’altro ieri il professor Palù ha parlato di questo nella commissione parlamentare. Il problema è che alcune varianti, tipo la californiana e la sudafricana, non vengono bloccate dal vaccino. Il Sud Africa ha rimandato indietro tutti i vaccini acquistati. Così la campagna vaccinale rischia di fallire. Va benissimo fare i vaccini ma intanto bisogna curare le persone con una terapia adeguata. Non solo con antinfiammatori ma anche con il cortisone che è utile per prevenire la malattia. In una buona parte dei pazienti la malattia può trasformarsi in quella che io chiamo malattia auto-immune, cioè una tempesta citochimica, una reazione eccessiva e anomala del sistema immunitario specifico. Dunque, quando si formano di colpo gli anticorpi, crolla il quadro clinico in poche ore, e questo può far precipitare la situazione perché si creano dei microtrombi. Il cortisone quindi è fondamentale somministrarlo prima dell’aggravamento, quando il paziente sta bene, non dopo”.

Ha parlato del vaccino, che cosa pensa del modello inglese? Meglio dare la prima dose a tutti?

“Con la prima dose riusciamo a ottenere l’80% di protezione, mentre con la seconda dose arriviamo – come hanno dichiarato da Pfizer e Moderna – al 97%. È ovvio che se ho solo 5 mln di vaccini preferisco usarli tutti e dare a quelle 5 milioni di persone l’80% di protezione piuttosto che vaccinare 2.5 milioni di persone con una protezione del 97%. È un concetto epidemiologicamente corretto”.

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