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Coronavirus
Vaccino Covid, modulo consenso: non è possibile prevedere danni lunga distanza

Desta non poche riflessioni il punto 10 del modulo del consenso informato che ognuno dovrà sottoscrivere prima di sottoporsi alla vaccinazione antiCovid e che dice “non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza”.

La nota è contenuta nell’informativa del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19, leggibile integralmente qui e pubblicata sul sito dell'Ordine nazionale dei Biologi, dove si spiega che chi si sottopone al trattamento dovrà dichiarare di essere stato "correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione, le modalità e le alternative terapeutiche, nonché le conseguenze di un eventuale rifiuto o di una rinuncia al completamento della vaccinazione con la seconda dose", e che riporta le caratteristiche salienti della procedura alla quale ci si sottopone facendoselo inoculare.

Ma è probabilmente il passaggio sull’impossibilità a descrivere i possibili danni sulla lunga distanza l’incognita più significativa del vaccino antiCovid che differenzia l’attuale terapia sperimentale dagli altri vaccini tradizionali, a cui siamo sempre stati sottoposti e che vedevano, prima della somministrazione, anni di sperimentazione, in modo da ridurre, il più possibile, effetti collaterali. Come l’eventualità, a cui alcuni scienziati stanno facendo riferimento in queste ore, che negli anni insorgano, in chi se lo è fatto somministrare, malattie autoimmuni. Il meccanismo di funzionamento del vaccino, proprio perché sollecita l'organismo ad un'azione di allerta continua, potrebbe scatenare nell’organismo azioni non prevedibili. Ma siamo nella totale incertezza.

Così come in una condizione generale d’emergenza. Per questo c’è chi pensa che valga comunque la pena fare il vaccino.

Il modulo del consenso informato spiega anche, per sommi capi, il meccanismo di funzionamento del vaccino e l’azione specifica. “E’ usato al fine di prevenire la malattia Covid-19 causata dal virus Sars-CoV-2”… “il vaccino induce il nostro organismo ad attivare un meccanismo di protezione (quale la produzione di anticorpi) capace di prevenire l’ingresso nelle nostre cellule del virus responsabile di COVID-19 e di prevenire quindi l’insorgere della malattia”, e che “può essere somministrato a partire dai 16 anni d’età” e “non può essere somministrato alle donne in gravidanza e in fase di allattamento”. Si va anche nel dettaglio della somministrazione: “è somministrato mediante iniezione nella parte alta del braccio. Esso richiede 2 dosi, a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. È molto importante che Lei si ripresenti per la seconda somministrazione, altrimenti il vaccino potrebbe non funzionare”. “Possono essere necessari fino a 7 giorni dopo la seconda dose del vaccino per sviluppare la protezione contro il Covid-19”.

Il meccanismo di interazione con le nostre cellule? “Il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 contiene un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica). Gli antigeni S del virus stimolano la risposta anticorpale del vaccinato con produzione di anticorpi neutralizzanti”.

Ma si precisa che “il vaccino potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. Infatti l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche (dopo due dosi di vaccino) è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari. Anche dopo somministrazione di entrambe le dosi del vaccino, si raccomanda di continuare a seguire scrupolosamente le raccomandazioni delle autorità locali per la sanità pubblica, al fine di prevenire la diffusione del COVID-19”. Perché “non si può contrarre la malattia COVID-19 in seguito alla somministrazione del vaccino”, cioè non si verrà colpiti dai sintomi, si parla infatti di contrazione della malattia, “perché l’RNAm inoculato non può indurre la replicazione del virus”, ma si può ancora trasmettere il virus ad altri.

Il modulo contiene anche una parte anamnestica, dove il paziente comunica agli operatori la propria storia sanitaria. Anche perché, come per tutte le iniezioni intramuscolari, il vaccino deve essere somministrato con cautela nei soggetti sottoposti a terapia anticoagulante oppure affetti da trombocitopenia o da qualsiasi altro disturbo della coagulazione perché in questi soggetti potrebbero verificarsi sanguinamenti o lividi a seguito di una somministrazione intramuscolare.

 

 

 

 

 

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