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Ultimo aggiornamento: 10:44

Corteo No Olimpiadi a Milano, sei denunciati: la Digos indaga su altri partecipanti

Digos al lavoro sugli scontri di sabato: accertamenti su travisamenti, lanci di oggetti e ferimento di un agente. Possibili nuove denunce nelle prossime ore

di Roberto Servio

Corteo No Olimpiadi a Milano, sei denunciati: la Digos indaga su altri partecipanti

La manifestazione contro le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, partita come un corteo autorizzato e partecipato, si è trasformata in un fronte di tensione che ora approda nelle aule giudiziarie. A due giorni dagli scontri di sabato a Milano, la Digos ha già identificato sei persone denunciate e prepara una prima informativa destinata alla Procura, mentre il numero degli indagati potrebbe aumentare nelle prossime ore.

Le accuse contestate riguardano il travisamento e la partecipazione a una manifestazione non autorizzata, ma il quadro investigativo è ancora in evoluzione. Gli inquirenti stanno analizzando i filmati realizzati dalla Scientifica durante gli scontri e i numerosi video diffusi sui social network, considerati centrali per ricostruire la dinamica degli episodi più violenti.

L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare su un gruppo ristretto di manifestanti che avrebbe guidato l’escalation. Giovani incappucciati, con mascherine da verniciatore e scudi improvvisati in plexiglass e gommapiuma, che avrebbero attaccato le forze dell’ordine in via Marochetti, deviando improvvisamente dal percorso del corteo e dando il via agli scontri. Si tratta, secondo la Digos, di militanti già noti nell’area antagonista milanese, riconducibili a centri sociali come “Lambrettà” e “Zam”, realtà attive da anni nella galassia della protesta radicale cittadina.

Chi sono i sei fermati: tra loro anche una 52enne e un esponente di Askatasuna

I sei fermati, accompagnati in questura nella serata di sabato, sono tre uomini e tre donne. La più anziana ha 52 anni ed è originaria della Valle d’Aosta, il più giovane ha 19 anni. Tra loro figura anche un appartenente al centro sociale torinese Askatasuna, già coinvolto negli scontri avvenuti dieci giorni fa nel capoluogo piemontese. Gli altri sono militanti milanesi legati ai centri sociali “Lambrettà” e “T28” di via dei Transiti.

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Oltre alle denunce già notificate negli uffici di via Fatebenefratelli, per alcuni dei fermati potrebbero scattare ulteriori contestazioni, in particolare per il reato di “getto pericoloso di cose”: sassi, bottiglie e fuochi d’artificio lanciati ad altezza d’uomo durante le fasi più concitate degli scontri.

Parallelamente, gli investigatori stanno cercando di individuare l’autore del ferimento di un agente del Reparto mobile, colpito durante gli scontri e trasportato in ospedale con una frattura al polso. La prognosi è di 30 giorni. Si tratta dell’unico ferito tra le forze dell’ordine, mentre diversi giovani dei centri sociali hanno riportato contusioni durante la carica della polizia successiva al primo intervento degli idranti.

Meloni: "I manifestanti violenti sono nemici dell'Italia"

Sugli scontri è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito i manifestanti violenti “nemici dell’Italia”: "Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata. Poi ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano “contro le Olimpiadi”, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo".

L'ira dei sindacati di Polizia: "Guerriglia vera e propria"

Parole a cui si aggiungono quelle del segretario generale del Siulp Felice Romano: "Il copione è ormai lo stesso con l’aggiunta della presenza degli artificio con il preciso intento di colpire gli appartenenti alle forze di polizia, che conferma che ormai è acclarato come si sia passati dal diritto alla protesta alla guerriglia vera e propria, almeno per questi delinquenti".

Sulla stessa linea Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia: "La protesta è legittima, la violenza no. Quando una minoranza sceglie deliberatamente lo scontro, mette a rischio l’incolumità dei cittadini, dei manifestanti stessi e degli operatori di polizia, e costringe lo Stato ad attivare strumenti di contenimento indispensabili per tutelare la sicurezza collettiva".

Fino al momento degli incidenti, la manifestazione — a cui hanno preso parte circa 10 mila persone — si era svolta senza particolari tensioni. L’irruzione di un gruppo ristretto, composto da 50-100 manifestanti incappucciati, ha però segnato il punto di rottura, trasformando una protesta di piazza in un caso giudiziario destinato a produrre nuovi sviluppi nelle prossime ore.

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