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Competere.eu, cosa mangeranno in un prossimo futuro 7,5 miliardi di persone?

Cosa mangeranno 7,5 miliardi di persone in un prossimo futuro? A questa domanda serve una risposta diversa e alternativa all’ambientalismo ideologico e catastrofico occidentale; una risposta che ponga la salvaguardia dell'ambiente come una priorità per tutti i governi: è questa la visione di Competere.eu - Policies for Sustainable Development che oggi nella Giornata mondiale della Terra (Earth Day), giunta alla 50° edizione organizza alle 18 il seminario online sul futuro della nutrizione sostenibile Il seminario che andrà in diretta sul canale Facebook di Competere.eu e su Zoom (https://zoom.us/j/95086375487) interverranno tra gli altri Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra, e Maria Vincenza Chiariacò, ricercatrice del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti limatici.

Per Pietro Paganini, presidente di Competere.eu, “vogliamo offrire al dibattito sulle questioni ambientali un approccio non emotivo ma razionale che parta dai problemi degli uomini. Come esseri umani siamo presuntuosi. Vogliamo salvare il pianeta che esiste da 4,5 miliardi di anni? Mentre noi lo abitiamo da più o meno centomila anni. Per sopravvivere e vivere meglio lo abbiamo cambiato e trasformato, spesso modificando radicalmente la natura in cui siamo immersi. Non dobbiamo chiederci presuntuosamente come salvare il pianeta. Il pianeta si salva da solo e starà qui ancora per centinaia di migliaia di anni dopo che noi saremo scomparsi. Piuttosto, dobbiamo chiederci come possiamo ridurre il nostro impatto sulla natura di cui siamo parte riducendo il più possibile l’alterazione dell’equilibri su cui si regge”.

A sua volta, Giacomo Bandini, irettore di Competere, “sostenibilità e diritto allo sviluppo devono andare di pari passo. Oggi grazie alle conoscenze scientifiche e alla tecnologia è possibile affrontare questa sfida. Molti paesi e comunità vogliono uscire dalle condizioni di povertà e sottosviluppo e guardano all’Occidente come un punto d’arrivo. Per poter garantire a tutti di poter accedere a un regime alimentare adeguato, di utilizzare in modo proficuo la terra e al tempo stesso preservare la natura e la biodiversità, bisogna seguite la strada dell’alimentazione sostenibile. Un equilibrio delicato, ma indispensabile a bilanciare le esigenze dell’uomo e quelle del Pianeta”.

"Ecco che -conclude Roberto Race, segretario generale di Competere.eu - l’equilibrio tra il mondo che ci circonda e il nostro impatto su di esso, non può non considerare i miliardi di persone che ogni giorno devono cibarsi, vogliono farlo meglio e con più sicurezza. Persone che hanno il diritto di vivere bene come noi in occidente, con le medesime comodità, o presunte tali. Festeggiamo la terra e la sua natura di cui siamo parte da almeno 100 mila anni. Siamo 7.5 miliardi a festeggiarla.  la natura di cui siamo parte anche noi esseri umani, 7,5 miliardi di noi. Sostenibilità significa anche sviluppo e crescita. È bene ricordarlo ogni volta che si affronta l’argomento. E sono le stesse Nazioni Unite a sottolineare il concetto. Lo Human Rights Council, infatti, ribadisce che il diritto allo sviluppo è centrale per il raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs). Ovviamente le attività dell’uomo devono andare di pari passo con il massimo livello possibile di preservazione della natura. Eppure con una popolazione in forte crescita e una domanda alimentare globale in forte crescita da qui al 2050, dove le persone saranno quasi 10 miliardi, non si può pensare alla decrescita felice. Da queste premesse nasce l’esigenza di promuovere il paradigma della dieta sostenibile. L’equilibrio tra le due esigenze, sviluppo e natura, è pertanto -commenta Race- sicuramente difficile e non si può raggiungere immediatamente. Ci vorranno step ben precisi e la volontà politica di perseguire tale obiettivo ambizioso che prevede contemporaneamente un basso impatto ambientale e la sicurezza alimentare per le generazioni presenti e future”.

L’Earth Day, nato nel ’70 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ambientalismo, ha nel corso degli anni contribuito a sollevare temi specifici. Lo sfruttamento delle risorse naturali, la deforestazioni, l’inquinamento atmosferico e ovviamente il climate change. Questo è l’anno dell’alimentazione sostenibile. Una sfida fondamentale per il futuro del Pianeta che si può vincere anche grazie ad un nutriente come l’olio di palma.

“L’olio di palma - spiega Pietro Paganini-  rappresenta un alimento che può mettere d’accordo nel lungo termine tutti questi elementi. Le sue caratteristiche sotto il profilo nutrizionale sono state a lungo studiate -spesso contestate senza alcuna prova scientifica- e la conclusione è che si tratti di un ingrediente salutare all’interno di una dieta bilanciata. Ma questa è la formula che si usa praticamente in ogni occasione. Anche la pasta e la carne devono essere consumate con moderazione e con la massima varietà nutrizionale possibile. Oltre a essere ricco di acido palmitico, fondamentale per la funzionalità del nostro corpo fin dall’infanzia, è oggi la quarta fonte di calorie a livello globale dopo il riso, la farina e il mais. Sta garantendo nel mondo sostentamento alimentare a miliardi di persone che lo utilizzano da millenni. La commissione EAT de The Lancet lo inserisce infatti tra gli elementi essenziali nella dieta tipo in quanto fornitori di quei grassi aggiunti indispensabili per l’essere umano e per raggiungere le 2,500 kilocalorie giornaliere auspicabili. Analizzando il profilo della sostenibilità ambientale è inevitabile sottolineare come le palme da olio siano la coltivazione che impiega meno terreno con la massima produttività. Nella comparazione con le altre piante da olio emerge che questa coltivazione produce il 38% del fabbisogno mondiale di olio con solo il 7% di spazio utilizzato. Si pensi che colza, girasole e soia hanno una resa per ettaro oscillante tra 0,6 e 0,8 mentre il palma arriva fino a 3,6. Inoltre i Life Cycle Assessment (LCA) comparativi disponibili tra oli vegetali mostrano chiaramente che l’olio di palma tra gli oli vegetali è quello meno impattante sul suolo, sulle acque e anche nella produzione CO2. Dunque -ribadisce- si tratta di un alimento perfettamente in grado di rispettare i canoni dell’alimentazione sostenibile come disegnati dalle Nazioni Unite, dalla Fao e dalle altre organizzazioni internazionali e scientifiche che stanno promuovendo questo modello per il futuro. Non si tratta infatti di dover decrescere a tutti i costi, ma di promuovere lo sviluppo umano ed economico in modo da preservare la natura e la sua biodiversità. La sfida parte dalla nutrizione e dal garantire a tutti la sussistenza. L’olio di palma c’è ed avrà un ruolo importante. Dovrebbe essere celebrato insieme al nostro Pianeta”.

  

 

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