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Costume
Il 2014, che delusione. Ma il micro-edonismo ci salverà

Di Maria Carla Rota
@MariaCarlaRota

Deludente. Questo è l'aggettivo che meglio definisce il 2014 secondo il sociologo Enrico Finzi, Presidente di AstraRicerche, che misura il mood degli italiani attraverso sondaggi mensili. "Alla fine del 2013 avevamo grandi aspettative per quest'anno che si sta chiudendo - spiega in un'intervista ad Affaritaliani.it -. Sia gli addetti ai lavori che i semplici cittadini speravano in processi virtuosi di miglioramento, che invece non si sono innescati. Al contrario, l'umore peggiora costantemente, come una malattia cronica: ormai è dall'ultimo trimestre del 2008 che  la percezione della propria situazione di vita diventa sempre più pesante. Solo nel 2013 ci sono stati i cosiddetti "sei mesi di effetto Renzi": un bagliore di miglioramento, che però si è spento ben presto".

Oggi, secondo i dati raccolti da Finzi, il 68% degli italiani è insoddisfatto, spesso fortemente, della sua condizione socio-economica. Il 60,2% prevede un ulteriore peggioramento per l'anno prossimo.Tra le regioni dove il disagio è cresciuto di più, ci sono la Liguria, il Lazio, l'Abruzzo, il Molise, la Sardegna e tutte le regioni rosse del centro Italia. "Questa è una novità radicale - commenta Finzi- . Questa fascia del Paese finora aveva retto bene di fronte alla crisi".

I gruppi sociali che pagano il dazio più pesante? Sono gli italiani dai 55 ai 64 annio, i cosiddetti tardo-adulti, e le persone dai 65 anni in su, ovvero gli anziani veri e propri. "Queste due fasce di popolazione, soprattutto i vecchi in senso stretto, stanno subendo grossissime perdite in conto capitale - prosegue Finzi -. Stanno facendo fuori i loro risparmi per aiutare figli e nipoti. E non solo nei grandi progetti, come l'acquisto della casa, ma anche nella vita quotidiana, in primis per le spese alimentari. Comprano cibo per figli e nipoti. Percepiscono direttamente e generosamente la crisi sulla loro pelle, per questo il loro sentiment è decisamente peggiorato".

E proprio le spese alimentari sono il segnale più forte che la crisi sta picchiando sempre più duro. Una diminuzione del 3%, si stima. "Anche qui c'è una novità. E' la prima volta nella storia d'Italia che si registra un calo. Finora il settore perdeva quota di mercato, a favore di altri settori come i viaggi, la tecnologia, l'abbigliamento, ma cresceva comunque in valore assoluto". 

Due sono i settori di consumo che sfuggono a questa esasperata tendenza al risparmio: i prodotti tecnologici, soprattutto tablet e smartphone, e il micro-edonismo quotidiano. "Un atteggiamento tipico del nostro Paese, questo. Gli italiani soffrono molto nel vedere peggiorare il loro stile di vita, ma sanno gratificarsi concedendosi alcuni piccoli piaceri".

A tavola, innanzitutto. "Si mangia complessivamente meno, è vero, ma ogni tanto ci si concedono prodotti di qualità oppure biologici per soddisfare il palato. Oppure si comprano dei piccoli regali che possano accendere una scintilla di ottimismo. Nei settori di consumo merceologici, vince chi riesce a mettere sul mercato oggetti che abbiano un prezzo limitato. Per fare un esempio, se le spese per l'abbigliamento sono drasticamente calate,  una sciarpa è comunque un bene accessibile che ci si può concedere".

Questa tendenza al piccolo regalo è portata avanti soprattutto dalle donne, che spesso fanno regali a se stesse per premiarsi, soprattutto di fronte a una delusione sentimentale o lavorativa. Dagli uomini c'è poco da aspettarsi, insomma. "I maschi hanno ridotto il budget destinato al campo relazionale-affettivo", conferma infatti Finzi. "L'abolizione dei regali alle donne è quasi una sorta di vendetta di fronte all'emancipazione femminile: un cambiamento che tuttora ben 8 maschi su 10 non riescono ad accettare". 

Chi ci salverà? Nessun 'salvatore' dall'alto. Ci salveremo da soli. "Ci sono tre segnali di ripresa provenienti dal basso o dall'erba, per dirla all'americana", conclude Finzi. Innanzitutto la filosofia della condivisione e dello sharing: car sharing, coworking, cohousing, gruppi di acquisto solidale, fino al baratto vero e proprio che sta prendendo sempre più piede. "Una rete di aiuto e di solidarietà quasi interamente femminile. Un atteggiamento che si rafforza anche nel campo del volontariato, dove si torna a registrare un aumento delle presenze. Da un lato i giovani, che, non trovando lavoro, si dedicano a fare del bene, dall'altro gli anziani, che sempre più spesso si rimboccano le maniche. Infine, c'è anche molta vivacità a livello imprenditoriale, pure in settori apparentemente poco redditizi come quello delle librerie. Anche in questo caso, il motore sono soprattutto donne e giovani. Vedo una società non cupissima, certamente più avanti della sua economia e della sua classe dirigente".    

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