Ranucci, arrestato Lavitola: per la procura di Roma è lui il mandante dell’attentato dinamitardo al conduttore di Report
Svolta nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci: Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e portato in carcere. A eseguire il fermo è stata un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip della Capitale su richiesta della Procura, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, che nel fascicolo contesta anche l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta del passaggio decisivo di un’indagine che va avanti da mesi e che oggi si trasforma da semplice sospetto a misura restrittiva in carcere.
Leggi anche: Ranucci, il “soviet di Teulada” e la guerra dentro Report: nella redazione è un risiko. Ma il conduttore è ancora a galla
I fatti risalgono al 16 ottobre 2025, quando davanti alla villetta di Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove il conduttore di Report vive con la famiglia, si è verificata un’esplosione. Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia avevano portato prima all’arresto di quattro persone ritenute gli esecutori materiali del blitz, individuate tra le province di Napoli e Avellino. Da lì il filo si era dipanato fino a Lavitola, iscritto nel registro degli indagati come presunto mandante già a inizio luglio, quando i carabinieri avevano perquisito la sua abitazione sequestrando telefoni, pen drive e appunti manoscritti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola avrebbe agito attraverso un intermediario – un cittadino camerunense di 47 anni che avrebbe fatto da tramite con il gruppo di esecutori, incaricato di procurare l’esplosivo e farlo detonare davanti all’abitazione del giornalista. Convocato in Procura l’8 luglio, Lavitola si era avvalso della facoltà di non rispondere, pur rilasciando dichiarazioni spontanee in cui negava ogni coinvolgimento: “Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente”.
Un personaggio non nuovo alle cronache giudiziarie
Salernitano, 60 anni, Lavitola ha un passato che intreccia giornalismo, politica e tribunali da tre decadi. Fu condannato nel 2017 a tre anni e mezzo per aver minacciato Silvio Berlusconi di rivelare informazioni compromettenti legate al caso delle escort pugliesi, e in passato è stato coinvolto anche in un’inchiesta a Panama per presunte tangenti all’allora presidente Ricardo Martinelli, che lo aveva portato alla latitanza in America Latina per otto mesi prima della consegna alle autorità italiane nel 2012. Il suo nome era già emerso in relazione a Ranucci per una foto pubblicata nel 2023 dal quotidiano Il Riformista, che li ritraeva insieme in un ristorante romano di proprietà dell’imprenditore. Nelle settimane precedenti all’arresto, Lavitola aveva anche rilasciato interviste pubbliche – tra cui una alla trasmissione Rai “Filo Rosso” – in cui, pur proclamandosi innocente, aveva detto di aspettarsi lui stesso l’arresto: “Quando sono andato in Procura ero sicuro che dopo l’interrogatorio mi arrestassero. Ho dovuto salutare mio figlio prima di andare”.
La vicenda giudiziaria si è presto sovrapposta a un caso politico. Le indagini avevano fatto emergere l’esistenza di un sondaggio commissionato da Lavitola su un’eventuale discesa in campo di Ranucci come candidato del cosiddetto “campo largo”, circostanza che aveva spinto Fratelli d’Italia ad annunciare un esposto per chiarire i rapporti tra i due. Lavitola aveva respinto ogni collegamento tra il sondaggio e l’attentato, definendo “stupida” l’ipotesi di essersi fatto esplodere una bomba sotto casa da solo per poi promuoverne la candidatura.
Cosa succede ora
Con l’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi, l’inchiesta entra in una fase nuova. Restano da chiarire il movente dell’attentato – ancora ufficialmente sconosciuto secondo gli inquirenti – e il ruolo esatto dell’intermediario indicato come tramite tra Lavitola e gli esecutori materiali, tuttora ricercato. Ranucci, ascoltato più volte come persona informata sui fatti, non risulta al momento indagato nel procedimento.

