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Brand o brand…elli / Anthropic e i passi indietro di Amodei:  la storia dell’azienda che vuole “rallentare” l’AI (e che vale miliardi di dollari)

Il CEO e fondatore invita il settore a frenare lo sviluppo dei sistemi più potenti. Ma la sua azienda, nata nel 2021 da una scissione con OpenAI, è oggi valutata quasi mille miliardi di dollari e corre più veloce di quasi tutte le altre.

Brand o brand…elli / Anthropic e i passi indietro di Amodei:  la storia dell’azienda che vuole “rallentare” l’AI (e che vale miliardi di dollari)

Brand o brand…elli / Anthropic, l’azienda chiede di rallentare l’IA: la storia del colosso tech guidato da Dario Amodei

“Non vi mentirò: esistono pericoli reali. Per troppo tempo l’industria ha mentito alle persone sul fatto che questa tecnologia comportasse dei rischi. Noi di Anthropic non lo abbiamo mai fatto, ma gran parte del settore sì”. Così, ospite del programma Sunday Morning della CBS, il CEO e fondatore di Anthropic Dario Amodei ha lanciato un’accusa diretta a gran parte del proprio settore: per anni, ha detto, l’industria tecnologica avrebbe minimizzato i rischi reali dell’intelligenza artificiale.

Parole arrivate a ridosso della pubblicazione di un saggio in cui Amodei chiedeva all’intero settore di procedere “a un ritmo più lento” di fronte ai crescenti rischi legati alla sicurezza dei sistemi di IA sempre più potenti. Un appello a cui si sono uniti anche rivali diretti come Sam Altman (OpenAI) ed Elon Musk (AI). Pochi giorni prima, la stessa Anthropic aveva reso pubblico che i propri modelli erano stati usati per cyberattacchi, campagne di propaganda e ricerche pericolose in ambito biologico: un dato scomodo, reso noto dalla stessa azienda che lo aveva scoperto, e che ha dato ancora più peso alle sue parole. È un paradosso che accompagna Anthropic fin dalla sua nascita: un’azienda che costruisce alcuni dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati al mondo, e che allo stesso tempo è tra le voci più insistenti nel chiedere di rallentarne la corsa.

La rottura con OpenAI e la nascita di Anthropic

Dario Amodei, fisico teorico con un dottorato in biofisica a Princeton, aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente della ricerca in OpenAI dopo un passaggio da Baidu e Google. Nel 2021, insieme alla sorella Daniela – allora vicepresidente per la sicurezza e le policy della stessa azienda – decise di lasciare OpenAI insieme a un gruppo di altri ricercatori, in seguito a divergenze sull’approccio al rischio e sulla direzione che l’azienda stava prendendo nello sviluppo dell’IA. Da quella scissione nacque Anthropic PBC (Public Benefit Corporation), fondata il 26 gennaio 2021 a San Francisco insieme ad altri cinque ex ricercatori di OpenAI: Jared Kaplan, Jack Clark, Chris Olah, Ben Mann, Sam McCandlish e Tom Brown. La forma giuridica scelta – società a beneficio pubblico – non è un dettaglio marginale: significa che l’azienda si impegna per statuto a bilanciare il profitto con una missione dichiarata di sicurezza e beneficio per l’umanità, un impianto di governance pensato per resistere alle pressioni puramente commerciali.

Già nel maggio 2021 il gruppo raccolse un primo round da 124 milioni di dollari. Il modello Claude venne completato in una prima versione nell’estate del 2022, ma l’azienda scelse di non rilasciarlo subito: la motivazione ufficiale fu la necessità di ulteriori test interni di sicurezza e la volontà di non contribuire ad accelerare una corsa potenzialmente pericolosa verso sistemi sempre più potenti. Claude arrivò infine al pubblico nel marzo 2023, seguito nel luglio dello stesso anno da Claude 2.

Il modello di linguaggio sviluppato dall’azienda è diventato in pochi anni uno dei principali concorrenti di ChatGPT, ma con un posizionamento diverso: meno spettacolare sul piano della comunicazione rispetto a OpenAI, più centrato sulla ricerca in sicurezza – in particolare sull’interpretabilità meccanicistica, cioè lo studio di come e perché i modelli producono determinati output – come architettura di base dello sviluppo dei modelli. Tra le tecniche distintive dell’azienda c’è la cosiddetta “IA costituzionale”, un metodo di addestramento in cui il modello viene allineato a un insieme dichiarato di principi ispirati, tra le altre fonti, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

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Crescita, investitori e valutazione

Nonostante il profilo pubblico relativamente sobrio, Anthropic ha raccolto in pochi anni miliardi di dollari da investitori di primo piano, consolidando una posizione ibrida: governance indipendente da un lato, sostegno finanziario dei giganti del cloud dall’altro. Il primo grande finanziamento, 580 milioni di dollari nell’aprile 2022, includeva un contributo di 500 milioni da parte di FTX, la piattaforma di criptovalute guidata da Sam Bankman-Fried.

Da lì la crescita è stata quasi ininterrotta: Amazon è diventata azionista di minoranza a partire dal settembre 2023, con un investimento complessivo salito nel tempo a diversi miliardi di dollari e un accordo che ha reso Amazon Web Services il fornitore cloud principale di Anthropic; Google ha investito a più riprese a partire dall’ottobre 2023. Nel marzo 2025 un round di serie E ha portato la valutazione a 61,5 miliardi di dollari; nel settembre dello stesso anno un round di serie F l’ha spinta a 183 miliardi; a fine dicembre 2025 è arrivato un accordo per un round da 10 miliardi a una valutazione di 350 miliardi; a febbraio 2026 un round di serie G da 30 miliardi ha portato la valutazione a 380 miliardi di dollari.

Il salto più consistente è arrivato nel maggio 2026, con un round da 65 miliardi di dollari a cui hanno partecipato, tra gli altri, Amazon, Google, Microsoft e Nvidia: la valutazione dell’azienda è salita così a 965 miliardi di dollari, portando il patrimonio di ciascuno dei sette co-fondatori, secondo Forbes, a circa 16,6 miliardi di dollari. Nello stesso periodo il New York Times ha riportato che Anthropic starebbe preparando una quotazione in borsa (IPO) per l’autunno 2026; il 1° giugno l’azienda ha confermato di aver depositato in via confidenziale i documenti per l’IPO presso la SEC statunitense.

Lo scontro con il Pentagono

Il rapporto tra Anthropic e l’apparato militare statunitense affonda le radici già nel novembre 2024, quando l’azienda ha stretto una partnership con Palantir e Amazon Web Services per fornire Claude alle agenzie di difesa e intelligence americane. Nel giugno 2025 è arrivato un modello dedicato, “Claude Gov”, adottato da diverse agenzie di sicurezza nazionale; nel luglio dello stesso anno il Dipartimento della Difesa ha assegnato ad Anthropic – insieme a Google, OpenAI e xAI – un contratto biennale da 200 milioni di dollari, che ha reso Claude il primo modello frontier autorizzato sulle reti classificate statunitensi.

Fin dall’inizio, però, Anthropic ha posto due condizioni: il divieto di usare Claude per la sorveglianza di massa dei cittadini americani, e il divieto di affidare al modello la gestione pienamente autonoma di armi letali. Amodei ha più volte chiarito che l’azienda non si opponeva invece a missioni di intelligence e controspionaggio lecite, né ad armi solo parzialmente autonome come quelle già impiegate nel conflitto russo-ucraino. La tensione è esplosa nel febbraio 2026: il 24 del mese il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha posto un ultimatum ad Anthropic, minacciando di escluderla dalla catena di fornitura del Pentagono entro il 27 febbraio se non avesse concesso un uso senza restrizioni di Claude, ricorrendo eventualmente al Defense Production Act per imporlo. Il 26 febbraio Anthropic ha respinto pubblicamente la richiesta; il giorno successivo, scaduto l’ultimatum, il presidente Trump ha ordinato alle agenzie federali di interrompere l’uso dei modelli Anthropic, una mossa che diversi osservatori hanno descritto come ritorsiva.

Pochi giorni dopo è emerso che l’esercito americano aveva comunque utilizzato Claude, tramite il sistema Maven Smart System di Palantir, nelle prime fasi della guerra contro l’Iran del 2026; il Pentagono ha in seguito avviato un’indagine per verificare se il modello avesse avuto un ruolo nell’attacco a una scuola femminile iraniana costato la vita a oltre 170 persone, in gran parte bambine. Il 5 marzo il Pentagono ha formalmente classificato Anthropic come un “rischio per la catena di approvvigionamento”; l’azienda ha annunciato di non avere altra scelta che portare la questione in tribunale, ottenendo il sostegno pubblico di dirigenti di Google, Amazon, Apple e Microsoft. Il 26 marzo un giudice federale ha concesso un’ingiunzione temporanea contro le misure del Pentagono, definendo l’azione dell’amministrazione una chiara ritorsione contro la libertà di espressione.

“Project Panama” e il nodo dei diritti d’autore

Un altro capitolo controverso della storia di Anthropic riguarda il modo in cui l’azienda ha raccolto i dati per addestrare i propri modelli. Documenti giudiziari resi pubblici nel gennaio 2026, nell’ambito di una causa collettiva per violazione del copyright avviata nel 2024, hanno rivelato l’esistenza di un’operazione interna denominata “Project Panama”: un piano attraverso cui Anthropic ha acquistato milioni di libri usati da rivenditori online, ne ha tagliato la rilegatura per scansionarne le pagine e ha poi riciclato la carta. Secondo lo stesso documento, l’azienda non voleva che questa attività diventasse di dominio pubblico. Prima di questo approccio, però, Anthropic aveva fatto ricorso alla pirateria online, scaricando si stima oltre sette milioni di copie di libri protetti da copyright.

La storia di Anthropic, dunque, racconta un’azienda che si muove costantemente su un crinale: costruisce sistemi sempre più capaci mentre ne denuncia pubblicamente i pericoli; accetta contratti miliardari con governi e big tech pur rivendicando margini di autonomia etica; promette un futuro radioso mentre chiede, con insistenza crescente, di rallentare per arrivarci in sicurezza.Se questo equilibrio si rivelerà sostenibile nel tempo, o se finirà per cedere sotto il peso della competizione commerciale, è probabilmente la domanda più importante che accompagna oggi Anthropic, e con essa l’intero settore dell’intelligenza artificiale.

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