Dario Amodei avverte che, senza nuove misure di sicurezza, entro 6-12 mesi l’intelligenza artificiale potrebbe coordinare agenti capaci di controllare Internet. Il 29 agosto, a La Piazza 2026, Affaritaliani aveva già portato al confronto il potere delle Big Tech, le regole, il lavoro e la sovranità tecnologica europea.
Il 29 agosto Lenoci avvertiva sul potere di poche aziende, Sorrenti chiedeva più sovranità europea
L’allarme arriva da uno degli uomini che stanno guidando la corsa mondiale all’intelligenza artificiale. Dario Amodei, ceo di Anthropic, descrive lo sviluppo dell’IA come una progressione esponenziale e sostiene che, senza un rallentamento, nel giro di 6-12 mesi i sistemi potrebbero arrivare a guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet.
Amodei ha ammesso in un’intervista a Cbs News: “Non credo di aver compreso appieno cosa avrebbe significato davvero un progresso così rapido”. Per descrivere l’accelerazione della tecnologia ha utilizzato la sequenza “uno, poi due, poi quattro, poi otto, poi 16, poi 32”, spiegando che oggi ci troviamo “sulla curva” e che questa “sta iniziando a farsi ripida. Non significa che dobbiamo farci prendere dal panico oggi. Non significa che dobbiamo bloccare tutto”. La richiesta del numero uno di Anthropic è però esplicita. Amodei parla di “un segnale d’allarme: dobbiamo rallentare” e chiede sistemi di sicurezza capaci di procedere “con la velocità con cui la tecnologia stessa evolve”.
Poco più di due settimane prima, il 29 agosto, l’intelligenza artificiale era stata uno dei temi del confronto a La Piazza 2026, la kermesse politico-economica organizzata da Affaritaliani. Il direttore Marco Scotti aveva discusso di tecnologia, regole, infrastrutture, lavoro e rapporto con le Big Tech con Marco Lenoci, ceo di Evolution Group, Serafino Sorrenti, Executive Vice President dell’European Digital Infrastructure Consortium, Andrea Cardamone, Executive Chairman del Gruppo Digital360, e Don Patrizio Coppola, “Padre Joystick”.
Le posizioni espresse a La Piazza non coincidevano con la previsione formulata ora da Amodei. Il confronto aveva però già portato sul palco una domanda oggi ancora più concreta: chi controllerà le infrastrutture dell’intelligenza artificiale e quali strumenti avranno Italia ed Europa per evitare una dipendenza tecnologica da poche grandi società private.
Lenoci: “Sono estremamente preoccupato”
Marco Lenoci, che ha lavorato per cinque anni nella Silicon Valley occupandosi anche di partnership per i prodotti di Google, aveva aperto il suo intervento proprio dal rischio di sottovalutare la velocità del cambiamento: “Negli ultimi anni ho trascorso cinque anni negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, dove mi sono occupato di partnership per i prodotti di Google. Quello che posso dire è che sono estremamente preoccupato. Pur essendo una persona che vive nel settore, che vive e respira ogni giorno l’innovazione che l’intelligenza artificiale sta portando, sono preoccupato perché non mi sembra che l’IA sia al centro del dibattito politico come dovrebbe essere. È quindi importante che un evento come La Piazza la riporti al centro. Secondo me, l’intelligenza artificiale è la più grande rivoluzione tecnologica che l’umanità abbia mai visto e potrebbe rappresentare o la peggiore situazione possibile per il futuro del lavoro e delle persone, oppure la migliore innovazione, a seconda di quello che faremo”.
Lenoci aveva legato il rischio soprattutto alla concentrazione della tecnologia nelle mani di un numero ristretto di aziende: “Se non si pianifica, se non si regolamenta e non si segue questo processo, ci troveremo davanti a due o tre aziende americane o cinesi che controllano il modo in cui pensiamo, ci fanno vedere le informazioni che ritengono giuste per noi e ci fanno comprare cose che considerano adatte al nostro profilo, perché noi siamo utenti profilati. A questo punto, mi sembra che l’intelligenza artificiale, all’interno di un evento come questo, debba essere nell’agenda del governo e nell’agenda politica del nostro Paese. Non possiamo volere che il nostro futuro venga controllato da due o tre aziende americane”. La risposta, secondo il ceo di Evolution, deve passare anche dall’Unione europea.
Sorrenti: sovranità europea, cloud, data center e capacità di calcolo
A La Piazza, Serafino Sorrenti aveva spostato il confronto sulle infrastrutture che servono per costruire e utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale: “Il nostro obiettivo è realizzare la sovranità tecnologica europea, con una guida italiana e con un modello italiano. Tre anni fa, quando candidai l’Italia per questa progettualità, qualcuno mi disse: “Sei pazzo. Le Big Tech americane non sappiamo nemmeno che cosa faranno. Ci rideranno dietro”. Io risposi: “Al massimo qualcuno ci risponderà e ci dirà che li abbiamo fatti ridere”. E invece l’Europa ha scelto l’Italia come modello e abbiamo ottenuto la vicepresidenza esecutiva. L’Europa ha indicato me come Executive Vice President dell’European Digital Infrastructure Consortium, che si muove su quattro pillar principali: il cloud, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione della pubblica amministrazione e le infrastrutture digitali. Come governo italiano, negli ultimi quattro anni abbiamo portato risultati straordinari, dalle piattaforme che sono state attuate fino a tutto quello che riguarda il modello per il cloud”.
Sorrenti aveva richiamato anche la legge 132 del 2025, approvata dopo l’AI Act europeo, e una questione materiale destinata a pesare sulla crescita dell’IA: l’energia richiesta dai data center e la disponibilità di potenza di calcolo: “E poi c’è la legge 132 del 2025, che ci ha messo nelle condizioni di legiferare come primo Paese europeo dopo l’AI Act dell’Unione europea. Abbiamo davanti una sfida enorme. Per affrontare l’intelligenza artificiale sappiamo bene che i nostri data center sono energivori. E allora dobbiamo porci una domanda: da dove prenderemo la potenza di calcolo di cui avremo bisogno? Questa è una delle tematiche più importanti che dobbiamo affrontare. I data center non li vogliamo, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di capacità di calcolo. Dobbiamo quindi trovare una soluzione”.
Cardamone: dalla preoccupazione a un piano operativo
Andrea Cardamone aveva scelto una prospettiva diversa. I rischi richiedono attenzione, ma secondo il manager la risposta non può essere l’immobilismo: Dobbiamo essere attenti ed è corretto preoccuparsi, perché i temi che abbiamo davanti sono giganteschi. Erano giganteschi anche con l’avvento di Internet, rispetto ai quali non c’era una prospettiva chiara. Però dobbiamo distinguere tra il preoccuparsi di una cosa e l’occuparsi di una cosa. Se poi ci perdiamo nella preoccupazione, nella valutazione e nel pensare a che cosa succederà fra vent’anni, avremo perso la partita. Quando guardiamo a un operatore che è nato qualche anno fa come Revolut e che oggi ha decine di milioni di clienti, dobbiamo chiederci perché è successo. Ed è questo il punto: con Internet, alla fine degli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila, ci siamo trovati davanti a un cambiamento di modello”.
Sul lavoro, Cardamone aveva indicato come priorità la capacità delle persone e delle organizzazioni di utilizzare gli strumenti, evitando di ridurre il confronto alla sola sostituzione dell’uomo con le macchine: “In realtà è un tema di alleanza, non di sostituzione. È un tema di congiunzione, non di divisione. Internet ci ha insegnato proprio questo: chi ha avuto successo è stato chi ha ridisegnato una modalità di interazione, non chi ha semplicemente cavalcato una linea dritta indipendentemente da tutto. Ancora oggi, dopo tante esperienze e dopo aver visto anche una certa latitanza, dobbiamo chiederci perché dovremmo stare fermi. Proviamo a guardare la realtà dei fatti, senza paura. Stiamo attenti a non essere troppo distanti dalla terra e facciamo in modo che esistano infrastrutture solide. E dobbiamo avere un atteggiamento verso le infrastrutture che non sia divisivo: non è tutto di qua o tutto di là. Io oggi vivo l’intelligenza artificiale anche come qualcosa che ci deve insegnare a dire “stop”. Quando interroghiamo l’intelligenza artificiale, abbiamo sempre la domanda successiva. Ma non siamo ancora allenati a chiederci: qual è il momento in cui mi fermo? Vuoi ancora questo? Vuoi sapere quest’altro? Vuoi averne un’altra? Vuoi vederla da un altro punto di vista? C’è un momento in cui noi dobbiamo decidere di fermarci. L’intelligenza artificiale cambierà anche l’algoritmo del nostro modo di ragionare. Abbiamo fatto grandissimi passi avanti. Il PNRR ha dato comunque tante aree sulle quali ci siamo allenati per fare delle scelte di futuro. Ora dobbiamo fare in modo che tutte le direzioni nelle quali ci muoviamo possano convergere”.
Padre Coppola e il rapporto tra IA, giovani e relazioni umane
Il confronto di La Piazza aveva affrontato anche l’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale. Padre Patrizio Coppola, conosciuto come “Padre Joystick”, aveva invitato a non rispondere alla tecnologia con la paura: “Io non ho paura delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. È meglio che ognuno di noi stia a casa perché il mondo cambia? Non è possibile. Il mondo cambia e noi non possiamo ragionare vent’anni dopo dicendo: “Forse potevamo fare così”. Ciascuno di noi deve avere la giusta considerazione delle nuove tecnologie. Io ho pensato, per esempio, che il mondo dei videogiochi potesse essere un modo per permettere alla Chiesa di entrare in contatto e parlare con i giovani. È inutile che noi preti ci lamentiamo perché i nostri ragazzi non vanno in chiesa. Dobbiamo chiederci: abbiamo chiesto ai nostri ragazzi se hanno bisogno di noi? Li ascoltiamo? Perché, se ciascuno di noi non ascolta i nostri ragazzi, probabilmente loro si rifugiano in queste nuove tecnologie, che un tempo erano i social e oggi sono anche i videogiochi. Il videogioco può essere un elemento essenziale per una crescita culturale e anche spirituale. Io dico sempre che bisogna calibrare il nostro controller e fare in modo che questa piazza sia un luogo dove ognuno possa portare il proprio mattone per costruire il proprio videogioco, fatto di serenità, pace, gioia, tranquillità, solidarietà e soprattutto accoglienza. Se riusciamo a fare questo, allora probabilmente anche le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, possono darci un sostegno”.
Lenoci: per l’Europa serve un’alternativa alle grandi piattaforme
Nel confronto del 29 agosto, Lenoci aveva insistito soprattutto sulla necessità di costruire una capacità tecnologica europea anziché lasciare dati, informazioni e sistemi di IA nelle mani di pochi operatori internazionali: “Stiamo facendo ancora poco rispetto ad alcune nazioni. E non parlo nemmeno più di nazioni: parlo di due o tre aziende che hanno creato un’infrastruttura privata che governa il modo in cui noi pensiamo. Anche le piattaforme social seguono la stessa logica. Se ci pensate, aprite qualsiasi social network e vi trovate davanti le cose che volete sentirvi dire. Sono casse di risonanza di cose in cui già crediamo. È la famosa bolla. La stessa cosa succede con l’intelligenza artificiale. Quando parlo di Europa, quindi, che cosa dovrebbe fare l’Europa? Per me l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura critica. È un’infrastruttura critica come le telecomunicazioni e come l’aerospazio. Io mi ricordo quando ho lavorato in Finmeccanica, nei primi anni della mia carriera. C’era il consorzio Eurofighter, al quale partecipavano le eccellenze europee, per produrre un’alternativa valida a un prodotto americano che era nettamente superiore a tutti gli altri, l’F-35. È stato creato un consorzio con le eccellenze di ogni Paese europeo per fornire un’alternativa. È la stessa identica cosa che dovremmo fare oggi, ma è una partita molto più importante, perché il futuro della comunicazione, di ciò in cui crediamo e del modo in cui si arriva alle persone dipenderà dalla capacità dell’Europa di trovare una risposta tecnologica. Non un PNRR spezzettato in 300 mila pezzi, ma un campione europeo che possa fare da contraltare a queste realtà”.
Quindici giorni dopo quel confronto, Amodei chiede alle aziende di rallentare lo sviluppo e propone tre strumenti per “gestire il ritmo di avanzamento della frontiera tecnologica”: valutatori interni, coordinamento democratico e coordinamento globale. La proposta ha raccolto anche il sostegno di Elon Musk e Sam Altman.
Il ceo di Anthropic continua a vedere nell’IA anche possibilità molto ampie. “l’IA può essere l’ultimo di una lunga serie di miracoli tecnologici che hanno elevato e nobilitato l’umanità”, ha scritto. Subito dopo ha indicato il limite che, secondo lui, aziende e governi devono affrontare: “Ma, come molte tecnologie precedenti, comporta dei rischi e, trattandosi di una tecnologia così potente, tali rischi sono gravi”.
A La Piazza le risposte erano state diverse: più capacità tecnologica europea per Lenoci, infrastrutture e potenza di calcolo per Sorrenti, piani operativi per Cardamone, maggiore capacità di ascolto e relazione per Padre Coppola. L’allarme lanciato ora da Anthropic aggiunge un fattore preciso, il tempo: secondo Amodei, le misure di sicurezza devono riuscire a tenere il passo con sistemi che potrebbero cambiare capacità nell’arco dei prossimi 6-12 mesi.


