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Costume
Festa della donna: 13 donne uccise dall'ex nel 2017. Allarme denunce in calo
Il termine femminicidio, coniato per la prima volta dalla scrittrice americana Diana Russel nel 1992 per definire ogni forma di violenza di genere contro le donne, già di per sé sufficientemente evocativo, si accompagna tristemente e sistematicamente a una serie di numeri: quelli delle donne uccise per mano di compagni, ex mariti o corteggiatori rifiutati. Ogni anno si registra la conta delle vittime e si procede al confronto con l’anno precedente. La notizia positiva, almeno stando ai dati di questi giorni, è che i femminicidi in Italia sono in calo: sono diminuiti di circa l’8% in due anni (da 117 casi nel 2014 a 110 nel 2016).
 
Ciononostante ogni tre giorni una donna viene uccisa in ambito familiare o affettivo. I dati raccolti sulle violenze alle donne, pur illustrando una tendenza al miglioramento, restituiscono l’immagine di una situazione che resta in ogni caso allarmante.
 
Secondo i numeri ufficiali diffusi dalle forze di polizia, nel solo 2016, ai danni delle donne ogni giorno si sono registrati 23 atti persecutori (stalking), 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali. Gli atti persecutori (circa il 76% contro le donne) sono calati da 12.446 nel 2014 a 11.400 nel 2016; i maltrattamenti in famiglia (l’81% in danno delle donne) sono stati 13.261 nel 2014 e sono scesi a 12.829 nel 2016; i casi di percosse (il 46% in danno delle donne) sono passati da 15.285 nel 2014 a 13.146 nel 2016; le violenze sessuali (oltre il 90% coinvolte le donne) hanno riguardato 4.257 persone nel 2014 mentre nel 2016 ci sono state 3.759 denunce.
 
Secondo quanto riportato dall’associazione SOS Stalking (http://www.sos-stalking.it/), dal 1 gennaio 2017 al 2 marzo 2017 sono già 13 (l’ultima è stata assassinata la sera del 2 marzo a Iglesias, in Sardegna, per mano del marito) i casi i donne uccise per mano maschile. “Rispetto ai primi 60 giorni del 2016 si è registrata una leggera flessione, ma è troppo presto per fare bilanci”, afferma l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente e fondatore dell’associazione SOS Stalking, che sottolinea come il dato veramente significativo sia un altro. “Le denunce sono diminuite del 20% rispetto al 2015, ma il dato non coincide con una diminuzione delle violenze o degli omicidi. Le motivazioni sono diverse e vanno dalla paura di una recrudescenza degli atti persecutori da parte del denunciato a quella di non essere credute o sufficientemente tutelate, o ancora dal timore di non poter ritirare la denuncia una volta depositata. A Milano sono aumentate del 30% le richieste di ammonimento con un decremento delle denunce che, nel 2016, hanno portato a circa 600 procedimenti di indagine per stalking o per maltrattamenti in famiglia nel solo distretto di Milano-Niguarda”.
 
Anche a livello mondiale la situazione riflette una congiuntura poco favorevole alla donna, determinata, nell’ultimo anno, da politiche spesso inclini a minori garanzie di tutela, anziché a un incremento delle stesse: dalla depenalizzazione del reato di violenza domestica voluto da Putin in Russia (la cosiddetta ‘legge dello schiaffo’, che classifica come reato amministrativo e non più penale le percosse dei genitori ai figli e dei mariti alle mogli se non provocano ferite ma soltanto dolore), al taglio dei fondi destinati all’aborto stabilito dal neo eletto presidente Trump negli Stati Uniti.
 
Analizzando i dati dell’ultimo decennio, che ha visto una vera e propria strage con 1744 donne uccise, SOS Stalking sottolinea come 1251 siano state assassinate all’interno della famiglia, 848 per mano di un fidanzato e 225 da un ex. Nel 40,9% dei casi, a muovere la mano dell’assassino è il movente passionale, mentre nel 21,6% l’omicida ha agito dopo una lite o per un dissapore. Nel 32,5% degli omicidi è stata utilizzata un’arma da taglio, nel 30,1% l’assassino ha dato fuoco alla vittima. Infine il 12,2% dei killer ha fatto uso di “armi improprie”, il 9% ha strangolato la vittima, e il 5,6% l’ha soffocata. 
Non sono da dimenticare, poi, le violenze e le aggressioni subite dalla vittima prima di essere uccisa: verificatesi nel 16,7% dei casi, ma solo l’8,7% delle quali denunciate alle forze dell’ordine. E poi c’è il suicidio del killer: nel 31,3% dei femminicidi l’assassino si è poi tolto la vita, nel 9% ci ha provato senza riuscirci.  
 
“I tempi sono maturi per introdurre nelle scuole un’ora settimanale di educazione sentimentale. Non è una novità, infatti, che proprio i femminicidi siano nella maggior parte dei casi frutto di una cultura che identifica la donna come un oggetto privo di libertà di autodeterminazione. Gli insegnanti, infatti, ancor più che i genitori, sono gli unici a poter lavorare nel quotidiano per trasmettere l’empatia e il rispetto per il prossimo”.
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donne uccise 2017femminicidio 2017donne uccise ex
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